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Ambiente

Siccità e alluvioni: l'Italia è spaccata in due. Perché non possiamo portare l’acqua del Nord al Sud?

A fine giugno le precipitazioni cumulate medie in Sicilia negli ultimi 12 mesi sono state pari a 414 millimetri, nell’evento alluvionale di Cogne in sole 6 ore sono caduti quasi un quarto di quei millimetri di pioggia. Di fronte alle immagini e le testimonianze di un paese spaccato in due, tra le alluvioni nelle Alpi e la siccità in Sicilia, viene spontaneo chiedersi: ma perchè non possiamo trasportare l'acqua in eccesso al Nord verso Sud?

Di Sofia Farina | 09 luglio | 17:00
Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Mentre Copernicus, il servizio europeo sul cambiamento climatico, ci fornisce l’ennesimo “bollettino di guerra”, dichiarando che giugno 2024 è stato il dodicesimo mese di fila con una temperatura media superiore di 1.5 gradi rispetto a quella pre-industriale, in Italia ci troviamo a vivere una situazione meteorologica che può sembrare paradossale. Dalle Alpi occidentali ci arrivano notizie e immagini di vallate colpite da violente e distruttive alluvioni e contemporaneamente in Sicilia i laghi evaporano fino a scomparire e si pensa di trasportare l’acqua sull’isola con navi militari. Per gli amanti dei numeri: a fine giugno le precipitazioni cumulate medie in Sicilia negli ultimi 12 mesi sono state pari a 414 millimetri; nell’evento alluvionale di Cogne in sole 6 ore sono caduti quasi un quarto di quei millimetri di pioggia. 

 

Questa particolare situazione è ben riassunta dalla condizione dei bacini idrici del paese, che può essere consultata nel dettaglio nella sezione “Stato di severità idrica a scala nazionale” del sito di Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). Scopriamo così che mentre i distretti del fiume Po, delle Alpi Orientali e dell’Appennino Settentrionale si trovano in uno stato di normalità (quindi in una situazione non critica), tutti gli altri invece sono caratterizzati da scenari di criticità media (distretto dell’Appennino Centrale e della Sardegna), bassa ma tendente a media (distretto dell’Appennino meridionale) e alta (Sicilia). 

Nell’Appennino Centrale, considerando le piogge cumulate del periodo settembre 2023–maggio 2024 si osserva che le precipitazioni risultano sotto la media degli anni di riferimento 1991–2020 su tutte le regioni del Distretto, con un deficit pluviometrico maggiore rispetto all’anno precedente. Inoltre, considerando gli ultimi 6 mesi le portate dei corsi d'acqua risultano significativamente sotto la media in oltre il 75% delle stazioni idrometriche monitorate (con il Tevere che si attesta al –40 %).

 

Una situazione che, pur nella sua complessità, rimane rosea in confronto a ciò che stanno affrontando gli abitanti della Sicilia. Sull’isola le precipitazioni degli ultimi mesi sono state meno della metà di quelle medie attese, con deficit che arrivano al -60%.

In questo contesto si aggiungono gli effetti dell'aumento delle temperature sui fabbisogni della stagione estiva, che determinano la necessità di un incremento delle misure di contrasto, anche emergenziali, per contenere il potenziale peggioramento della severità e garantire il soddisfacimento dei fabbisogni idrici. Queste misure, che riguardano un numero crescente di comuni, prevedono approvvigionamento con autobotti, la riduzione delle pressioni, le turnazioni, in prevalenza notturne, il ricorso ad attingimenti di emergenza e a impianti di potabilizzazione, per arrivare addirittura alla soppressione degli animali negli allevamenti per l’impossibilità di nutrirli e dissetarli.

 

Dulcis in fundo, ci aspettiamo che questa condizione peggiori nei prossimi mesi, a causa delle elevate temperature attese (e quindi degli elevati fabbisogni) nei mesi di luglio e agosto tali bilanci e delle scarse precipitazioni (che in base alla climatologia del periodo sono quasi nulle).

 

Di fronte a questa Italia nettamente spaccata in due metà, una arida e assetata, l’altra che cerca di ricostruire un territorio alluvionato, viene spontaneo chiedersi: ma non possiamo trasportare la troppa acqua del Nord Italia al Sud? Ebbene, Will ha recentemente riassunto la risposta a questa domanda in un breve video.

 

 

 

 

 

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Essenzialmente, trasportarla sarebbe energeticamente estremamente dispendioso e richiederebbe una infrastruttura (di tubature e acquedotti) che al momento non esiste. Infatti, come viene spiegato nel video, per trasportare l'acqua è necessario almeno uno di due ingredienti fondamentali: la pendenza e la pressione.

 

Come commentano i creatori di Will, alla radice di questo problema, oltre al cambiamento climatico, ce n'è un altro: "C’è bisogno di investimenti per minimizzare le perdite delle tubature, potenziare la nostra capacità di ritenuta dell’acqua piovana e per ottimizzarne l’utilizzo nelle nostre case. Ma i soldi non ci sono, ed il motivo è semplice. Ne servono tanti, e il settore non è così remunerativo da giustificare investimenti così ingenti".

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