Appunti di 100 anni fa, salvati dal macero, si sono rivelati di eccezionale importanza per comprendere l'evoluzione della biodiversità svizzera

A cavallo del 1900 due pionieri della biologia hanno attraversato i prati elvetici registrando la vegetazione che vi proliferava. Oggi, in due anni, un gruppo di ricercatori ha ripercorso la loro stessa strada, scoprendo con sorpresa che la quasi totalità dei prati ad uso agricolo è rimasta tale. Il numero di specie presenti ha visto un drastico calo, ma lo studio sembra offrire delle prospettive per il futuro

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Oltre un secolo fa, tra il 1884 e il 1931, agli albori della botanica, due pionieri svizzeri, Friedrich Stebler e Carl Schröter, compilarono una serie di inventari delle specie vegetali studiando centinaia di prati agricoli in tutta la Svizzera. Oggi, un gruppo di ricercatori ne ha ripercorso le tracce: ciò che ne è uscito è un inestimabile raffronto tra la flora di oggi e quella di cent’anni fa.
Il pretesto per quest’operazione lo ha offerto una scoperta fortuita. Gli appunti di Stebler e Schröter erano stati infatti dimenticati in un archivio dell’istituto agricolo nazionale Agroscope, e rischiavano di essere gettati via durante dei lavori di ristrutturazione. Solo l’intuizione di un dipendente ha impedito che venissero buttati. Essi si sono presto rivelati un prezioso contributo alla ricerca odierna, oltre che un documento storico di eccezionale valore.
Oggi, infatti, un team guidato dal biologo Jürgen Dengler, dell’Università di Scienze Applicate di Zurigo, ha attraversato i campi svizzeri già solcati dai due predecessori, con un telaio quadrato rosso da trenta centimetri per lato. Posandolo su ciascun prato contavano le specie che crescevano in quella porzione di terreno: dopo due anni questi dati hanno portato ad una delle ricerche recenti più interessanti in termini di biodiversità.
I siti presi in esame da questi studi sono 277. Di questi, soltanto venti sono oggi diventati foreste, laghi o aree urbanizzate: gli altri sono tutti ancora ad uso agricolo.
Purtroppo, i risultati gettano diverse ombre sull’andamento della biodiversità nel paese transalpino: rispetto agli studi di Stebler e Schröter, i prati agricoli svizzeri hanno perso il 26% delle specie vegetali. Nelle zone più intensamente coltivate dell’altopiano centrale, la perdita arriva quasi al 40%, mentre nei pascoli alpini; mentre, dove il terreno è più scosceso e l’agricoltura è rimasta meno meccanizzata, la diminuzione si ferma intorno all’11%.
Apparentemente questo crollo della biodiversità non sarebbe frutto dei cambiamenti climatici in atto, ma - stando al responsabile dello studio Dengler e al dottorando Stefan Widmer - sarebbe piuttosto l’esito dei recenti sistemi di utilizzo del suolo. A determinare questi cambiamenti sarebbero state, in particolare, l’introduzione massiccia di fertilizzanti azotati, il taglio frequente dell’erba e l’adozione di macchinari sempre più efficienti. Queste pratiche hanno favorito poche specie “super produttive”, a scapito di quelle più delicate, tipiche dei prati naturali di cent’anni fa.
In totale, 117 specie sono diventate sempre meno comuni rispetto al passato, secondo gli scienziati; ad aumentare invece sono solamente sei specie.
Le recenti politiche agricole, per cui vengono premiate le aziende che tagliano l’erba più tardi e praticano il pascolo estensivo, sembrano tuttavia mostrare i loro frutti. Dagli anni duemila si è infatti registrato un significativo miglioramento in direzione del ripristino della biodiversità.













