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Ambiente | 12 aprile 2025 | 18:00

Boschi dove meno te li aspetti: viaggio alla scoperta di tre aree forestali immerse nella Pianura Padana

Tre di queste foreste sono al centro di un interessante reportage realizzato da FSC, uno dei due principali schemi di certificazione forestale, che ha scelto di raccontarle attraverso un webdoc multimediale fatto non solo di informazioni, ma anche di video-interviste e fotografie

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Se abbiamo scelto di chiamarci “L’AltraMontagna”, non dovrebbe stupirvi un articolo completamente dedicato a territori di pianura, a maggior ragione se si tratta di paesaggi normalmente associati alle Terre Alte.

 

Già, perché anche nell’area più antropizzata, abitata e inquinata del Paese, divorata ogni anno dal consumo di suolo (la Pianura Padana) esistono (e resistono) lembi di territorio simili a quelli che normalmente si trovano in montagna: foreste di pianura, o meglio, “planiziali”.

 

Osservando la nuova Carta Forestale d’Italia esse non appaiono come grandi poligoni compatti ed estesi centinaia di ettari come avviene sulle nostre montagna; si mostrano al contrario come tessere, spesso sconnesse, di un puzzle stretto e lungo, che segue più o meno l’andamento del Po, il nostro “Grande Fiume” troppo spesso dimenticato.

 

Tre di queste foreste sono al centro di un interessante reportage realizzato da FSC, uno dei due principali schemi di certificazione forestale, che ha scelto di raccontarle attraverso un webdoc multimediale fatto non solo di informazioni, ma anche di video-interviste e fotografie (firmate da Elettra Gallone). “Un racconto di tre foreste - Oasi verdi nella Pianura Padana”, questo il titolo del reportage, parte dal Piemonte, attraverso la storia del Bosco delle Sorti Partecipanza di Trino.


Una catasta di legname nel Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino

Quest’area forestale, ubicata in provincia di Vercelli, a circa 70 km a ovest di Torino, è curata dalla comunità di Trino fin dal 1200. Gli oltre 800 membri della comunità sono tutti comproprietari del bosco e partecipano alla sua gestione. Il nome della foresta non è ovviamente casuale: si riferisce al sistema con cui la comunità “tira a sorte” per decidere quali membri, a turno, possono procedere al taglio degli alberi in aree stabilite della foresta attraverso una gestione forestale pianificata e sostenibile, certificata FSC e supervisionata quotidianamente da un piccolo consiglio. Nel 1275 il marchese del Monferrato, Guglielmo il Grande, donò il bosco alla città di Trino e concesse agli abitanti il diritto di recarvisi per raccogliere la legna da ardere, spiega Ivano Ferrarrotti, capo della comunità.  Ancora oggi, i discendenti di quelle storiche famiglie vengono al Bosco delle Sorti della Partecipanza per raccogliere la loro legna.


La scuola nella foresta Raìse nel Bosco Limite

Dal Piemonte si Passa al Veneto, in provincia di Vicenza, per arrivare a quello che è stato chiamato “Bosco Limite” quando, 12 anni fa, è stato creato da zero. Come spiega nel reportage Lucio Brotto, Forest Manager e Business Developer di Etifor, l'azienda di consulenza ambientale ideatrice di questa area forestale, originariamente il bosco non era altro un campo di grano di proprietà di suo padre, che si è convinto a convertirla in una foresta di pianura, specializzata nell'immagazzinamento e conservazione dell'acqua. Anche quest’area forestale è certificata FSC e, nonostante la giovane età, vanta un impatto positivo verificato su cinque i servizi ecosistemici: conservazione della biodiversità e del suolo, stoccaggio del carbonio, servizi idrici e ricreativi. Nel cuore di Bosco Limitesi trova Raìse, una scuola nella foresta per bambini dai 2 ai 6 anni, dove le lezioni sono dettate dagli spazi naturali e i bambini trascorrono la maggior parte della giornata all'aperto. Il nome è una variante locale di "radice", che evoca anche il verbo inglese to rise, "crescere". 


La torre di avvistamento nel Bosco delle Lame

Il viaggio si conclude ancora più a est, vicino a Portogruaro in provincia di Venezia, al Bosco delle Lame, anch’esso certificato FSC e caratterizzato, come Bosco Limite, da impatti positivi verificati per cinque servizi ecosistemici. A distinguere quest’area sono numerosi percorsi ciclabili, creati e mantenuti dai gruppi ciclistici locali e facenti parte di una rete più ampia di itinerari nella regione. Sono un esempio unico, si spiega nel reportage, di come le foreste ci possano offrire, tra le altre cose, anche aree importanti per il tempo libero, connessione con la natura, relax e senso di comunità. Ai margini della foresta, dove la laguna si spinge fino all'Adriatico, si trova una torre di avvistamento in legno che si erge al di sopra della linea degli alberi, offrendo una vista spettacolare sulla foresta sui corsi d'acqua e su una zona umida circostante, che ogni anno accoglie stormi di uccelli migratori.

 

Il viaggio multimediale, tra interviste, riflessioni e belle immagini si conclude qui, a pochi passi dal mare. Meno montagna di così non si poteva chiedere!

 

Ma questo reportage sembra suggerirci una grande verità: c’è bisogno di “più montagna in pianura” (se si pensa agli spazi naturali in queste aree così carenti) così come c’è la necessità di “più pianura in montagna” (se ci si riferisce ai servizi di base necessari al vivere e all’abitare). E, sia in montagna che in pianura, c’è bisogno di un equilibrio nell’utilizzo delle risorse naturali che organismi come FSC possono aiutarci a raggiungere.

 

QUI è possibile navigare nel reportage multimediale. 

 

Il trailer del reportage:

Tutte le foto sono di Elettra Gallone per FSC Italia

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