Come rinasce la foresta dei violini: “Sarà un bosco misto, con specie più adatte al clima futuro”

Quattro ettari di foresta ripristinati attraverso la piantagione di oltre ottomila alberi e arbusti. A Paneveggio (TN) è in dirittura d’arrivo un importante progetto di riforestazione realizzato tramite un crowdfunding da Fondazione AlberItalia ETS e Mediafriends Onlus. Il progetto di ripristino è svolto in sinergia con l'Agenzia provinciale delle Foreste Demaniali della Provincia Autonoma di Trento

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Un video, girato ai primi di novembre del 2018, generò particolare commozione rimbalzando di sito in sito, di smartphone in smartphone: ritraeva lo scrittore Paolo Rumiz e il violoncellista Mario Brunello tra migliaia di abeti sradicati dal vento. Il primo leggeva un brano dedicato al parallelismo tra i caduti di Vaia e quelli della Grande Guerra, terminata esattamente cento anni prima; il secondo, insieme ad altri musicisti, eseguiva un brano musicale per la foresta ferita.
Quel video fu realizzato in uno dei luoghi più iconici tra quelli colpiti dalla tempesta Vaia prima e dall’infestazione di bostrico poi: la Foresta di Paneveggio, conosciuta in tutto il mondo come “la foresta dei violini”, quella da cui proveniva il legno utilizzato da Stradivari e in cui, ancora oggi, è possibile trovare i rari e preziosissimi abeti rossi di risonanza. Un luogo quasi irriconoscibile da chi se lo ricorda prima di quella terribile notte di fine ottobre e del successivo avanzare del coleottero scolitide. Una foresta che, tuttavia, sta piano piano rinascendo, anche grazie alle donazioni di migliaia di cittadine e cittadini.

Il progetto “La Foresta del Futuro” è nato alcuni anni fa dalla collaborazione tra Fondazione AlberItalia ETS e Mediafriends Onlus, in stretta sinergia con l'Agenzia provinciale delle Foreste Demaniali della Provincia Autonoma di Trento. L’idea è stata quella di lanciare una campagna di crowdfunding per sommare le risorse necessarie non solo ad una seria opera di rimboschimento, ma anche alla protezione e alla cura delle piantine per gli anni a venire. Sono stati così raccolti circa 90.000 euro, grazie anche alla collaborazione con Trentino Marketing, che ha organizzato sul territorio diversi eventi di sensibilizzazione ambientale.
Abbiamo approfondito questo interessante progetto di ripristino forestale con Sergio Gallo, Direttore generale della Fondazione Alberitalia ETS, che ci ha svelato alcuni particolari tecnici decisamente innovativi, che possono rappresentare una curiosità ma anche una buona pratica valida per molti altri territori.
Innanzitutto perché un rimboschimento? La foresta non torna da sola?
L’elevata fertilità del suolo sta per fortuna favorendo il recupero delle aree denudate, in particolare nelle fasce basali, dove le latifoglie entrano rapidamente. I nostri interventi mirati di rimboschimento sono stati realizzati per accompagnare e rafforzare questo processo naturale già in atto. Durante la realizzazione delle opere di protezione, ad esempio, si sta effettuando una pulizia sommaria del terreno per agevolare l’impianto e limitare la concorrenza della vegetazione spontanea. Questa lavorazione superficiale favorisce anche l’attecchimento di eventuale rinnovazione naturale proveniente dai semi di piante residue. Ma queste attività, oltre al ripristino in sé, offrono anche l’opportunità di sperimentare diverse modalità d’impianto e di protezione delle piantine, abbinate localmente a interventi di consolidamento bioingegneristico a basso impatto.
A proposito di nuove modalità d’impianto, prima a Paneveggio dominava incontrastato l’abete rosso: che specie avete messo a dimora nel vostro progetto?
“La Foresta del Futuro non sarà la copia della foresta che fu. Se un tempo quella foresta era composta quasi esclusivamente da abeti rossi, oggi si guarda a una maggiore diversità ecologica e a una resilienza climatica più solida. Nei nuovi impianti abbiamo infatti introdotto più specie: accanto all’abete rosso, prevalgono oggi il larice e il pino cembro, con una presenza minore di latifoglie come sorbo degli uccellatori e acero montano”.
È stato realizzato un rimboschimento per gruppi e non uniforme su tutta la superficie. Perché questa scelta?
“Il rimboschimento procede per collettivi, oppure in forma mista, mantenendo una densità di circa 2.000 piantine per ettaro. I collettivi, ispirati ai modelli naturali di rinnovazione, sono costituiti da piccoli gruppi monospecifici di 15-30 piante, distanziati tra loro e aggregati in macrogruppi. Le piante sono distribuite in triangolo e, su pendii, allineate lungo la massima pendenza. Questa disposizione segue la microstazione più favorevole e rispecchia così il mosaico ecologico dell’ambiente originale”.

È stato necessario proteggere le piante dal morso degli ungulati, molto presenti nell'area?
“Sì, si è attuata una protezione tramite recinti di circa 400-500 m² ciascuno. I recinti, dal contorno irregolare e adattato al terreno, sono costituiti da pali in legno di 8-10 cm di diametro e alti due metri e mezzo, infissi nel suolo per circa 60 centimetri. Lungo il perimetro dei pali è montata una rete a maglie differenziate alta oltre un metro e ottanta centimetri. I recinti vengono distribuiti seguendo l’orografia, con forma il più possibile regolare e senza rientranze, per evitare stress alla fauna locale. All’interno, ogni recinto ospita 4-5 collettivi da circa 20 piante ciascuno. In aree dove è documentata la presenza del francolino di monte o del gallo cedrone si stanno applicando listelli diagonali in legno sulla rete, per migliorare la visibilità agli uccelli in volo. Le recinzioni saranno rimosse al termine della loro funzione, tra i 10 e i 20 anni. Indubbiamente queste opere hanno inciso in modo importante sul costo complessivo del rimboschimento, ma in questo contesto sono necessarie per il successo della piantagione”.
In autunno il progetto di rimboschimento sarà completato. Ma l’attività non si ferma qui…
“No, perché la manutenzione proseguirà per due, tre anni. Ad esempio, durante i mesi estivi (giugno-settembre), si realizzeranno sfalci localizzati attorno alle piantine per limitare la concorrenza delle infestanti, un intervento da eseguire in modo molto attento per evitare danni alle giovani piante e tutelare quelle nate spontaneamente. Inoltre, eventuali fallanze (piantine non attecchite, stimate attorno al 20% del totale) verranno rimpiazzate in autunno o in primavera”.
“Il cammino è ancora lungo”, conclude Sergio Gallo, “ma le radici della Foresta del Futuro sono già nella terra. Grazie alla forza della collaborazione tra istituzioni, imprese e cittadini, la foresta dei violini tornerà a suonare, ma con una melodia nuova, più forte e più consapevole”.













