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Ambiente | 14 maggio 2025 | 12:37

"Dove si arriva a piedi, bene, altrimenti stop". Il Cai Veneto sul problema overtourism: "Bisogna avere la coscienza che non si può andare ovunque, magari in auto o in funivia"

È positivo che un presidente regionale, Francesco Abbruscato, della più importante associazione italiana di montagna esprima in modo chiaro il desiderio di prendere in esame la dinamica dell’overtourism, soprattutto in questo periodo storico che vede un progressivo interesse sociale per i territori montani

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

“Per ogni presenza umana nell'ambiente di montagna che non sia per lavoro, studi o sorveglianza, bisognerebbe fermare gli automezzi dove arrivano i servizi pubblici. Poi tutti a piedi: chi ha passione vera camminerà, gli altri si fermeranno ai bordi del bosco che è sì un bene di tutti, ma non è da tutti”.

 

È forse sul solco delle parole di Mario Rigoni Stern che il presidente del Cai Veneto Francesco Abbruscato ha sviluppato la seguente riflessione, raccolta dal quotidiano ilNordEst:

 

L’overtourism – afferma Abbruscato – è il problema che ci preoccupa di più. Per farvi fronte, in questo momento possono andar bene le prenotazioni per salire verso i siti più iconici in montagna, ma dobbiamo presto arrivare al numero chiuso, programmato. O, meglio ancora, a una cultura del limite: avere la coscienza che non si può andare ovunque, magari in auto o in funivia. Dove si arriva a piedi, bene, altrimenti stop”.

 

Per numerose località montane del Veneto, quello dell'overtourism ormai è un problema difficile da trascurare. È sufficiente pensare alle Tre Cime di Lavaredo, oppure al lago di Braies, raggiunti ogni fine settimana da migliaia di turisti attratti da quelle che sono diventate delle vere e proprie icone paesaggistiche.

 

È un circolo vizioso: più un luogo viene fotografato e condiviso, più cresce la sua carica attrattiva, ma soprattutto la nostra voglia di dimostrare di averlo visitato. Si vengono così a creare dei paesaggi iconici che, come le figurine di un album, si ambiscono ad aggiungere alla propria collezione.

 

In questo modo si sviluppa una montagna balbuziente, perché i rilievi situati al di fuori della strada maestra risultano invisibili agli occhi dell’escursionista e di chi promuove il territorio, mentre quelli più ambiti rischiano di essere profondamente condizionati dalla frequentazione di massa.


Per maggiori informazioni sul programma e per partecipare gratuitamente: EVENTO

È quindi positivo che un presidente regionale della più importante associazione italiana di montagna esprima in modo chiaro il desiderio di prendere in esame la dinamica dell’overtourism, soprattutto in questo periodo storico che vede un progressivo interesse sociale per i territori montani. Dice ancora Abbruscato, evidenziando i rischi di una frequentazione inconsapevole:

 

“Con questo aumento esponenziale di arrivi stanno salendo in montagna persone che non hanno nessuna conoscenza dell’alpinità. Non sanno dove sono, tanto meno conoscono i pericoli rappresentati dall’accesso. Le motivazioni dell’aumento di soccorsi lo stanno a dimostrare”.

 

La divulgazione di buone pratiche, accompagnata dalla sopracitata “cultura del limite”, potrebbe quindi essere un primo passo per favorire una coscienza collettiva sulle potenzialità, ma anche sulle criticità dei rilievi.

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