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Ambiente | 17 maggio 2025 | 06:00

Epidemia di bostrico: che scenari abbiamo davanti? Nonostante un calo i livelli rimangono critici: "In alcuni casi abbiamo già passato 12-14.000 insetti per trappola"

Con l’arrivo della bella stagione diventa importante capire come evolverà l’epidemia di bostrico, insetto scolitide proliferato in seguito alla tempesta Vaia nei boschi di abete rosso, tanto da danneggiare un quantitativo di legname superiore a quello falcidiato dalla tempesta stessa. Ci siamo rivolti a Massimo Faccoli, professore ordinario di Entomologia forestale all’Università degli Studi di Padova

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Con l’arrivo della bella stagione diventa importante capire come evolverà l’epidemia di bostrico tipografo, insetto scolitide proliferato in seguito alla tempesta Vaia nei boschi di abete rosso, tanto da danneggiare un quantitativo di legname superiore a quello falcidiato dalla tempesta stessa.

L’epidemia, per diverse ragioni, è connessa ai cambiamenti climatici. Di conseguenza, pur essendo quest’insetto endemico, è necessario seguire con grande attenzione i monitoraggi per comprendere le dinamiche che questo fenomeno sta seguendo all’interno di uno scenario di progressivo aumento delle temperature.

Pertanto ci siamo rivolti a Massimo Faccoli, professore ordinario di Entomologia forestale all’Università degli Studi di Padova. L’Università di Padova lavora in modo coordinato con i partecipanti del Tavolo tecnico nazionale per l’emergenza bostrico che include i servizi fitosanitari e forestali delle regioni Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia e province autonome di Trento e Bolzano.


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Avete concluso l’analisi dei dati della mortalità invernale del bostrico?

 

Sì da poco. È risultata essere più alta rispetto agli anni scorsi: siamo attorno al 46-48% come valore medio.

 

 

Per avere un termine di paragone, gli anni scorsi qual era il valore medio?

 

Eravamo attorno al 30%. Mentre vent’anni fa eravamo attorno al 50%.

 

 

Come leggiamo i dati di quest’inverno?

 

I dati ci dicono che quest’inverno c’è stata una forte mortalità, nonostante l’inverno sia stato particolarmente mite. Questo è spiegabile dal fatto che l’estate scorsa, soprattutto nella sua seconda metà, è stata particolarmente favorevole all’insetto che quindi è riuscito in molti casi a far partire delle nuove generazioni tardo estive che però non si sono concluse prima dell’inverno. Quindi si sono trovate ad affrontare l’inverno in forme poco resistenti alle basse temperature, in particolare le forme giovanili, cioè le larve e le pupe. Infatti la mortalità ha interessato praticamente al 100% tutte queste forme giovanili.
Quindi la buona stagione dell’anno scorso ha paradossalmente aumentato la mortalità invernale, nonostante l’inverno non sia stato particolarmente freddo.
Questo è primo dato. Il secondo dato interessante è che, come gli anni scorsi, abbiamo ripreso il monitoraggio primaverile-estivo delle popolazioni di bostrico mediante trappole a feromoni; da questo emerge che c’è già stato un grande picco di voli primaverili gli ultimi giorni di aprile a seguito di una settimana particolarmente calda. Le alte temperature hanno infatti determinato il volo massale degli svernati con l’avvio della prima generazione.

 

 

In termini quantitativi, di che valori stiamo parlando?

 

Come valori siamo già molto, molto alti: rispetto agli anni precedenti per ora le catture medie sono più basse, ma sono comunque sopra i livelli di attenzione. Le soglie di infestazione sono generalmente sopra gli 8000 insetti per trappola per stagione. In alcuni casi, però, in sole poche settimane abbiamo già passato 12-14.000 insetti per trappola; siamo a circa un mese dall’inizio dei voli e abbiamo già superato quasi ovunque i livelli critici, i livelli di attenzione, i livelli di guardia.
Questo significa che le popolazioni sono ancora estremamente numerose, estremamente ricche numericamente, sebbene ci sia, almeno per ora, apparentemente un calo rispetto agli anni scorsi. Quindi il trend va verso un rientro dell’infestazione, di una contrazione numerica delle popolazioni, anche se purtroppo siamo ancora a livelli di pericolosità.

 

 

Che scenari abbiamo davanti? Dipende da come si evolve questa stagione?

 

Esatto. Da un lato devo dire che le piante che sono finora sopravvissute si stanno riprendendo abbastanza bene dagli stress climatici degli anni scorsi, quali la grande siccità del 2022 e le temperature torride del 2023. Quindi stanno aumentando la loro resistenza verso un insetto che tendenzialmente colonizza piante fortemente indebolite. Contemporaneamente abbiamo osservato anche un numero molto alto di nemici naturali, di predatori in particolare, che sappiamo rispondere con un certo ritardo alla disponibilità di bostrico. La loro azione, sebbene tardiva, sta diventando quindi veramente fondamentale.

 

 

A un certo punto si andrà a creare una sorta di equilibrio?

 

Esatto.

 

 

A quel punto osserveremo una decrescita parallela di predatori e prede?

 

Questa è l’ipotesi. Chiaramente, come spesso accade, tutto dipende dallo stato di salute generale delle piante. L’inverno purtroppo è stato mite e poco nevoso e significa che le piante probabilmente sono andate incontro a uno stress idrico, sebbene questo maggio stia andando abbastanza bene perché le temperature sono riscese e sta piovendo molto: questo va ad aiutare le piante a essere meno stressate e meno a rischio di attacchi di bostrico.

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