La nuova miniera di litio sulle Alpi Dinariche e il rischio di colonizzazione energetica: le proteste serbe infiammano anche l'Unione Europea

Nella valle del fiume Jadar, sulle Alpi Dinariche della Serbia, è prevista l’apertura di una miniera per l’estrazione del litio, materiale critico per le batterie e i componenti elettronici. Negli ultimi mesi la tensione in Serbia non è sembrata allentarsi, con nuove proteste e manifestazioni, mentre la Commissione Europea ha incluso il progetto di Jadar nella lista dei progetti strategici delle materie prime critiche. Se imposti dall’alto e soprattutto dall’esterno, i benefici della transizione energetica possono risultare un boomerang

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
La transizione energetica può richiedere costi elevati. Lo sanno bene gli abitanti della valle del fiume Jadar, sulle Alpi Dinariche della Serbia, dove è prevista l’apertura di una miniera per l’estrazione del litio, materiale critico per le batterie e i componenti elettronici, su progetto della multinazionale australiana Rio Tinto. Negli ultimi mesi la tensione in Serbia non è sembrata allentarsi, con nuove proteste e manifestazioni, mentre la Commissione Europea ha incluso il progetto di Jadar nella lista dei progetti strategici delle materie prime critiche. Le proteste contro la miniera di litio si sono intrecciate ai movimenti ambientalisti e ai movimenti studenteschi serbi sul rispetto dei principi dello Stato di diritto. La nuova miniera, se approvata dal governo e sostenuta dall’Unione Europea, potrebbe avere gravi conseguenze sociali sulla regione serba e sul sostegno all’adesione all’Unione da parte del Paese balcanico. Se imposti dall’alto e soprattutto dall’esterno, i benefici della transizione energetica possono risultare un boomerang.
La miniera di Jadarite
Il progetto della miniera di Litio di Jadar è uno dei progetti extra-UE può importanti per quanto riguarda i materiali critici. La storia del giacimento inizia nel 2004 quando nella valle del Jadar viene scoperto un materiale ricco in boro e litio, che viene denominato “jadarite” e viene descritto come un minerale simile alla kryptonite (si, proprio quella di Superman). La jadarite è un idrossido silicato di sodio, litio e boro e risulta particolarmente strategica per la produzione di batterie al litio e sistemi di accumulo per l’energia, date le elevate concentrazioni di litio al suo interno e la sua facile estraibilità. Nella regione serba si stima siano presenti circa 136 milioni di tonnellate di jadarite, le quali potrebbero alimentare 1 milione di veicoli elettrici e soddisfare fino al 25% della domanda europea di litio, limitando così le dipendenze geopolitiche per questa parte di transizione energetica, sopratuttto dalla Cina. Il progetto di estrazione vale circa 2,4 miliardi di dollari, e sul proprio sito l’azienda che ha sviluppato il progetto, la Rio Tinto, informa che “a piena produzione, Jadar produrrebbe annualmente circa 58.000 tonnellate di carbonato di litio, 286.000 tonnellate di acido borico e 255.000 tonnellate di solfato di sodio, il che collocherebbe Rio Tinto tra i primi dieci produttori di litio al mondo.” Un bel business per l’azienda australiana e per l’Unione Europea a scapito delle comunità serbe che vivono nella valle dinarica.

Colonia dell’EU?
Le proteste contro la miniera si sono intrecciate con altri movimenti sociali e le tensioni sono aumentate dopo che un documentario, prodotto da una voce a favore del progetto della Rio Tinto, ha dipinto i manifestanti come agenti russi. Non solo: dalle pagine del Wall Street Journal è stato ripetuto come gli attivisti locali della valle dello Jadar siano in realtà agenti a servizio della Cina. Le interferenze estere sono anche l’argomento principale per il presidente serbo Aleksandar Vučić, che ha liquidato in questo modo anche le proteste studentesche serbe che continuano da svariati mesi.
Le vere preoccupazioni degli abitanti di Jadar sono però di due tipi: quelle ambientali (gli impatti delle miniere sulle falde e sull’agricoltura locale) e quelle politiche (riguardo la corruzione e il clientelismo della politica nazionale). La sfiducia generalizzata dei serbi ha portato a credere che il progetto servirà solo per arricchire i politici e le aziende private, tralasciando totalmente i bisogni delle comunità locali mentre il processo di adesione all’Unione viene percepito come un processo di interessi economici dei grandi paesi europei che potrebbero beneficiare realmente dall’estrazione del litio (come la Germania con la propria industria automobilistica).
Rendere desiderabile la transizione
Le dipendenze geopolitiche europee dai materiali critici non verranno risolte sacrificando una vallata serba in nome della transizione energetica. La differenziazione delle tecnologie dovrebbe essere accompagnata da una messa in discussione del modello di sviluppo economico continentale, anche in base alle sfide future climatiche e sociali. Come diceva Alexander Langer, "nè singoli provvedimenti, nè un migliore "ministero dell'ambiente" [...] potranno davvero causare la correzione di rotta, ma solo una decisa rifondazione culturale e sociale di ciò che in una società o in una comunità si consideri desiderabile". Questo vale soprattutto per la transizione ecologica ed energetica che, allo stato attuale, sta perpetuando lo stesso modello di colonizzazione e di estrazione delle risorse visto finora. I prossimi mesi saranno decisi per capire quale sono le priorità dell'Unione Europea e quale sarà il futuro della Serbia all'interno, o all'esterno, dei confini Comunitari.













