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Ambiente | 14 dicembre 2025 | 18:00

"La più grande minaccia e il più grande archivio della Terra, che custodisce il 90% dei ghiacci del pianeta". Il Continente Bianco: scacchiera geopolitica o prodigioso esempio di collaborazione internazionale?

L'Antartide viene spesso percepito come un luogo remoto, distante dalle nostre vite quotidiane, eppure rappresenta uno dei nodi centrali dell’equilibrio planetario. "Terra di nessuno" e al contempo bene comune dell’umanità, insieme a oceani, atmosfera e spazio, è un territorio che sfugge alle giurisdizioni nazionali ma che influisce direttamente sul clima, sui mari e sulle politiche ambientali globali. Martedì 16 dicembre, alle 18, al Muse si parlerà di "Artide e Antartide: estremi di ghiaccio nella crisi planetaria" con Giulia Foscari (che abbiamo intervistato) e Matilde Peterlini

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

"Sono appena rientrata da COP30, dove la gravità della crisi planetaria e la minaccia esistenziale che incombe su interi Stati insulari sono apparse inequivocabili: ciò che accade in Antartide non resta in Antartide. L’Antartide è al contempo la più grande minaccia e il più grande archivio della Terra: custodisce il 90% dei ghiacci del pianeta, la cui fusione innalzerebbe i mari di 60 metri, e conserva il più profondo archivio di dati scientifici della storia terrestre, indispensabile per orientare politiche ambientali non più rinviabili. È tempo di dare voce all’Antartide e di assumerci pienamente la responsabilità del suo futuro".

 

Martedì prossimo, 16 dicembre, alle ore 18:00 il Museo delle Scienze di Trento ospiterà un ultimissimo appuntamento per il ciclo divulgativo di Dialoghi sul ghiaccio.

 

Questa volta, a entrare in scena saranno i due poli opposti del nostro pianeta, per un incontro dal titolo Artide e Antartide: estremi di ghiaccio nella crisi planetaria. Attraverso la narrazione di scienziate e attiviste direttamente coinvolte sul campo, l’Artide e l’Antartide diventeranno laboratori cruciali per immaginare nuove relazioni tra conoscenza, ambiente e responsabilità in un pianeta che cambia.

 

Il dialogo – moderato da  Valeria Lencioni, coordinatrice dell’ambito Ricerca Clima ed Ecologia del Muse – vedrà la partecipazione di Giulia Foscari, autrice del progetto Antarctic Resolution e fondatrice di Unless, agenzia no-profit dedicata alla ricerca transnazionale sui Beni Comuni dell’Umanità, e Matilde Peterlini, ricercatrice Muse impegnata nello studio dell’Artico e nella valorizzazione culturale e ambientale della Groenlandia orientale, sulle trasformazioni dell’Antropocene viste dalle regioni polari, luoghi solo in apparenza remoti, ma che riflettono in modo diretto e spesso drammatico l’impronta dell’umanità sui sistemi naturali.

 

L'Altramontagna ha intervistato Giulia Foscari Widmann Rezzonico, architetta, ricercatrice e attivista culturale. Il suo lavoro si colloca all’intersezione tra architettura, scienza, arte e geopolitica, con un’attenzione particolare all’Antartide come territorio chiave per l’equilibrio planetario. Ha ideato e curato il progetto editoriale Antarctic Resolution, coinvolgendo una comunità internazionale di scienziati, studiosi e artisti, e insegna in contesti accademici internazionali, promuovendo una visione sistemica e collettiva delle grandi sfide ambientali contemporanee.

Che cos’è UNLESS?

 

UNLESS è un’associazione ETS (Enti del Terzo Settore), mi piace chiamarla un "agency for change", che si occupa dei beni comuni dell'umanità, ovvero Antartide, Oceano, Atmosfera e Spazio. Cioè quelle realtà che sono al di fuori di qualsiasi organizzazione nazionale, che appartengono all’umanità intera, che sono ambienti in molti casi estremi, la cui governance è molto fragile. La nostra ambizione è quella di aumentare in qualche modo la conoscenza, generale e collettiva, sull'importanza di questi ecosistemi e anche, in qualche modo, richiamare l'attenzione sul fatto che noi ne siamo gli unici responsabili e quindi dobbiamo in qualche modo agire prontamente per una loro difesa.

 

 

In particolare, come è nato il progetto di Antartic Resolution?

 

Il progetto è nato dalla mia curiosità e soprattutto quando mi sono reso conto che la mia ignoranza in materia era inversamente proporzionale all'importanza dell'Antartide nell'ecosistema globale. Il primo progetto di UNLESS è stato Antarctic Resolution, che è una pubblicazione in cui ho invitato i 150 massimi esperti mondiali sull'Antartide a contribuire e a scrivere insieme questa pubblicazione, che è un volume collettaneo di 150 autori, con i portfoli di 20 artisti e 80 archivi internazionali che hanno contribuito con documentazione di archivio. L’idea in qualche modo era di creare il primo libro che possa essere in qualche modo olistico, cioè che possa rappresentare l'Antartide in un modo veramente sfaccettato, occupandosi di geopolitica, di scienza, di architettura, di logistica, in quali tutti gli aspetti che confluiscono in questo nostro settimo continente.

Quale ruolo ha l’architettura in questa prospettiva?

 

Il continente ha 76 basi scientifiche, che sono tutte nazionali, una sola condivisa ufficialmente tra due paesi, che è la stazione Concordia, tra Italia e Francia. Ma non era mai stata fatta un'analisi sistematica rispetto a queste infrastrutture, e non essendo un territorio nazionale, non vi è giurisdizione né alcuna normativa edilizia. È molto importante capire come si costruisca e quali siano le pratiche responsabili, nonché valutare se le stazioni che ora cominciano ad essere obsolete. e dovrebbero essere rimpiazzate. Qui entra poi in gioco una riflessione sul peso geopolitico non irrilevante di queste stazioni nel rivendicare una certa presenza nazionale. L’Antartide è una grande tavola di scacchi geopolitica.

 

 

Oltre alla distanza geografica, l’Antartide è spesso percepito come qualcosa di lontano. Perché invece ci riguarda da vicino?

 

Il continente raccoglie il 90% del ghiaccio del nostro pianeta. Se quel ghiaccio fondesse tutto - cosa fortunatamente non ancora prospettata - l'innalzamento del mare sarebbe di 60 metri. Alcuni ghiacciai che compongono l'Antartide, altamente instabili a detta degli scienziati, da soli potrebbero nei prossimi cent'anni portare all'innalzamento del mare di 3 metri. Da veneziana, mi sento di dire che è sicuramente affar mio, così come di tutte le aree costiere del pianeta. Quindi quello che avviene in Antartide non rimane in Antartide e, non fosse altro che per questo, dobbiamo veramente occuparcene. Poi c'è un aspetto importante: l'Antartide è comunque uno degli archivi planetari più importanti del nostro pianeta per raccogliere dati scientifici, i quali potranno poi informare e guidare le politiche ambientali. Basta pensare al Trattato di Montreal: il buco dell’ozono è stato scoperto in Antartide, e la risposta è stata un'azione globale collettiva di 196 paesi che hanno firmato un accordo che bandiva l'uso di quei elementi chimici, causa dell’assottigliamento dello strato dello zono. L’Antartide racchiude diverse storie di successo della collaborazione globale per l'interesse planetario.

La fusione dei ghiacciai è un tema che soffre di ripetitività e aridità dei dati. Come si può comunicare in maniera emotivamente efficace il tema?

 

Io credo possa avere un ruolo molto importante l'arte ed è un po' quello che noi cerchiamo di fare, coltivare l’intersezione tra arti - intese nel senso più ampio: arti figurative, architettura, musica -, scienza e geopolitica. Il coinvolgimento è importante, e bisogna sforzarsi di non creare solo una paura, che in qualche modo diventa paralizzante, ma piuttosto stimolare le persone ad agire, a fare quel che è nella loro possibilità all'interno della società, come individuo o come rappresentante di una collettività. Lavorando nell'ambito artistico c'è molta potenzialità di raggiungere gli animi delle persone; noi l'abbiamo fatto attraverso tutta una serie di mostre in Biennale, a Venezia. Abbiamo lavorato sull’architettura per dare dei dati puntuali ma affiancati da un messaggio che possa stimolare l'emozione e quindi raggiungere gli animi delle persone nel profondo, per scuoterle. Temo che solo discorsi razionali o scientifici non abbiano questa forza. L’attivista Kumi Naidoo ha dato vita ad un movimento che mi sembra molto pertinente in questo senso, lo ha chiamato "Artivismo".

 

 

Dal punto di vista geopolitico, quali minacce incombono sull’Antartide?

 

Nel secolo scorso, dodici paesi che avevano fatto rivendicazioni nazionali sul continente, identificando anche la fetta del continente che doveva appartenere al proprio stato. Queste rivendicazioni nazionali sono state poi congelate dal Trattato Antartico, firmato in piena Guerra Fredda, nel ’59, a seguito del quale in realtà il continente è stato definito come un bene collettivo, che può essere visitato nel nome della scienza, evitando qualsiasi azione militare o politica. Il trattato, come tutti gli accordi internazionali, è però un patto che, sebbene non ha scadenza, ha una fragilità che oggi la geopolitica internazionale conosce bene. Nel 1991, quel primo trattato è stato integrato dal Protocollo di Madrid (entrato in vigore nel ’98), che vieta qualsiasi estrazione mineraria sul continente. Questo è soggetto a ‘scadenza’ nel 2048. Se venisse messa in atto la revisione del Protocollo e alcuni stati decidessero di non voler più, come dire, sottostare alla richiesta di non estrarre risorse minerali nel continente (il continente era originalmente collegato a Sud America e all'Africa, per cui è pieno di risorse naturali), potrebbero sollevarsi questioni a cascata o rivendicazioni nazionaliste mai del tutto sopite.

Come vi state muovendo voi come associazione, ci sono dei progetti in corso?

 

Con UNLESS stiamo facendo diversi progetti. Uno di questi, che ci vede molto coinvolti in questa fase, si chiama Voice of Commons, ovvero "La voce dei beni comuni dell'umanità". È un progetto che abbiamo lanciato qui in Biennale, a maggio: la volontà è quella di allargare l'orizzonte da un'analisi del continente antartico a tutti i quattro i beni comuni dell’umanità per fare una sorta di analisi comparata della loro governance. Se si guarda al Trattato Antartico piuttosto che al Trattato dello Spazio, non sono poi così diversi; e lo stesso si può dire dell’Oceano. Stiamo facendo un gran lavoro soprattutto partecipando e contribuendo a molti dei fori internazionali: sono appena rientrata da Cop 30 in Brasile. Purtroppo si parla troppo poco del "Continente Bianco": l'Antartide non ha popolazione indigena, servono voci non autoctone che possano però farsi portavoce del continente anche in fori internazionali di importanza.

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