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Ambiente | 08 agosto 2025 | 06:00

Rompere i funghi "denota assoluta ignoranza in materia". La micologa Monica Fontanari: "È vietato e non toglie la frustrazione di non aver trovato il porcino"

"Hanno un ruolo centrale nel processo della materia organica. Alcune specie aiutano le piante a trovare acqua e sali minerali, altre invece hanno il ruolo di processare la materia organica morta, per poi renderla disponibile per altri organismi"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

I funghi sono degli organismi viventi, come le piante, come gli animali, pur essendo un regno ben distinto. Sono importantissimi all'interno dell'ecosistema, tanto che non esiste pianta se non c'è, non tanto il fungo che vediamo fuori dal terreno, ma il vero fungo, che è il micelio, cioè tutta la parte sottostante di ife, che va a interagire con le piante, con qualsiasi tipo di pianta”.

 

Capita spesso, passeggiando tra i sentieri, di trovare a terra funghi divelti dal terreno e poi abbandonati lì. Probabilmente, questo comportamento nasce dalla curiosità verso questi organismi dalle forme così particolari o dall’interesse suscitato da una specie apparentemente commestibile, che poi, vista da vicino, si rivela non esserlo. Talvolta, qualcuno li strappa, li distrugge col bastone o li pesta perché, non essendo commestibili, li ritiene potenzialmente pericolosi per chi arriverà dopo di lui. 

 

Ma sarà davvero la cosa giusta da fare? Davvero uccidere questi organismi non ha effetti sull’ambiente? Strappare le specie non commestibili è effettivamente privo di conseguenze?

 

A rispondere a queste e altre domande è Monica Fontanari, micologa dell'Agenzia provinciale per i Servizi Sanitari di Trento e vicepresidente nazionale dell'Associazione Micologica Bresadola.

 

 

Perché strappando i funghi si arreca un danno all’ambiente e alla biodiversità?

 

Il fatto che la gente vada in giro a rompere i funghi è una cosa veramente di poco rispetto, sia per l'ambiente circostante (perché sono organismi viventi utilissimi all'interno dell'ecosistema per garantire la biodiversità), sia per un senso generale di civiltà. Credere che rompere i funghi possa in qualche modo limitare la possibilità che qualcuno li raccolga, perché si pensano pericolosi, denota assoluta ignoranza in materia. Intanto, per quanto riguarda sia la legge nazionale, sia quella trentina, è vietato distruggere i funghi. Inoltre, non salva la vita assolutamente a nessuno, perché molto spesso chi distrugge i funghi lo fa semplicemente perché non hanno la forma del porcino, del finferlo o di qualcosa a loro noto. È un atteggiamento che va a deteriorare un habitat che è uno spettacolo: è proprio quello spettacolo della natura che una persona, anche passeggiando, scopre a ogni passo. E poi è un danno per chi quei funghi li studia: chi li ricerca, chi li fotografa per poterli poi riproporre in fotografia su libri divulgativi, oppure, quando facciamo i corsi per micologi, dove è molto utile insegnare (essendo corsi di tipo sanitario) quali siano i funghi più pericolosi e quelli potenzialmente mortali. Strappare i funghi non toglie la delusione e frustrazione di non aver trovato il porcino che uno magari pensava di trovare, ed è un gesto di mancato rispetto per l’ambiente, per gli altri organismi il cui ciclo vitale comprende quelle specie fungine, e dunque allo stesso mondo fungino. In ogni caso, non si interrompe comunque il ciclo del micelio, che sarà stimolato a produrre altri sporofori (cioè "portatori di spore"), secondo il ciclo riproduttivo dei funghi stessi. 

 

 

Qual è il ruolo dei funghi all’interno di un ecosistema? 

 

I funghi, nell'ambiente, hanno un ruolo centrale nel processo della materia organica. Vi sono funghi che hanno legami stretti con le piante; il loro lavoro può consistere sia nel creare contatti con le piante, facendo quelle che si chiamano ‘micorrize’, quindi portando acqua, sali, minerali, eccetera, alle piante (si parla in questo caso di funghi micorrizici). In cambio, la pianta stessa offre poi al fungo altri elementi. Altri funghi invece, i funghi saprotrofi, hanno proprio questo ruolo di riprocessare la materia organica morta, per poi renderla disponibile per altri organismi. Attaccano le piante che sono debilitate. Alcuni, in realtà, sono molto aggressivi e attaccano anche piante che sono in buono stato, ma ancora rimane molto da capire di questi processi. Di sicuro però, le piante sono in grado di difendersi anche da funghi aggressivi, quando sono in ottimo stato. Quindi, molto spesso è proprio perché cominciano a essere debilitate che poi la natura fa il suo corso. Anche i funghi che consideriamo parassiti, infatti, non sono un elemento negativo, perché garantiscono il ricambio della vita vegetale.

 

 

Quali sono le modalità corrette per la raccolta dei funghi?

 

Il fungo può essere raccolto per scopi diversi, o per essere consumato o per essere studiato. Il fungo raccolto per essere studiato può essere di qualsiasi specie, esso viene fotografato, studiato sia dal punto di vista macroscopico, microscopico e anche, alle volte, molecolare e spesso conservato in erbario. Per quanto riguarda invece il fungo che viene consumato, la prima cosa in assoluto è conoscere bene quel fungo, e soprattutto sapere quali sono i caratteri fondamentali che lo distinguono da funghi potenzialmente mortali o tossici. Il fungo va raccolto (anche la legge lo prevede) pulendolo sommariamente. Questo significa che dobbiamo lasciargli tutte le parti importanti, anche la base del gambo, che permetta di identificare quella specie; questo perché, se portiamo i funghi a controllare da un micologo, il micologo deve poter avere tutti gli elementi basilari per il riconoscimento del genere e della specie. Vanno poi riposti in cestini areati (anche questo lo prevede la normativa nazionale e le varie normative regionali o provinciali), ma non tanto per la diffusione delle spore, come spesso viene detto: solo l’1% delle spore in realtà dà origine a nuovo micelio. L'importanza del cestino areato è dovuta al fatto che, essendo un alimento molto ricco di azoto e di acqua, è facilmente deperibile, fermenta, e quindi possiamo avere anche problemi di presunte intossicazioni, perché magari è un alimento che si è deperito. 

 

 

Come funziona il mestiere di micologo? In che modo può essere utile al pubblico?

 

Io sono uno dei micologi dell'Azienda Sanitaria di Trento. Mi occupo in particolare di micotossicologia, quindi – come profilo sanitario – mi occupo delle intossicazioni da funghi. Ho conseguito questo titolo in seguito a un corso biennale previsto da un decreto ministeriale prevede l'acquisizione del titolo di micologo, che abilita alla professione; cioè al riconoscimento dei funghi, sia per privati cittadini, sia per la vendita, sia per l’intervento nei casi di intossicazione. Faccio parte del Centro di Controllo Micologico, servizio istituito per legge in ogni azienda sanitaria. È un Livello Essenziale Assistenziale. L'obiettivo del Centro di Controllo Micologico è ovviamente la prevenzione sanitaria, in particolare delle intossicazioni e della tutela della salute umana. I micologi hanno anche altri ruoli all'interno dell'azienda sanitaria: nel servizio di prevenzione possono fare controlli sulla vendita dei funghi, sugli esercizi che somministrano pietanze a base di funghi, perché di fatto il fungo che viene venduto deve essere assolutamente controllato e deve possedere un certificato di avvenuto controllo. Questo in caso di vendita, ma, per esempio, qui a Trento offriamo un servizio di controllo per i privati cittadini, assolutamente gratuito, dal lunedì al sabato, in piazza Vittoria, la mattina dalle 8:00 alle 10:00. Rilasciamo anche lì un certificato di avvenuto controllo, anche per i privati raccoglitori.

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