Stiamo per andare in "bancarotta" di acqua dolce. Dalla ricarica delle falde ai nuovi invasi, serve proteggersi dall'inaridimento dei continenti

Mentre è ancora in discussione la costruzione della diga del Vanoi, che andrebbe di fatto a sopperire all’abbassamento della falda nel bacino del Brenta, un nuovo report scientifico avverte come su scala mondiale la perdita di acque sotterranee sia un trend in aumento e legato al cambiamento climatico. Questa perdita, che va ad influire direttamente sull’aumento del livello dei mari in modo maggiore rispetto alla fusione dei ghiacciai, ha implicazioni sull’agricoltura, sulla sicurezza idrica e sull’industria mondiale

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Mentre è ancora in discussione la costruzione della diga del Vanoi, che andrebbe di fatto a sopperire all’abbassamento della falda nel bacino del Brenta, un nuovo report scientifico avverte come su scala mondiale la perdita di acque sotterranee sia un trend in aumento e legato al cambiamento climatico. Questa perdita, che va ad influire direttamente sull’aumento del livello dei mari in modo maggiore rispetto alla fusione dei ghiacciai, ha implicazioni sull’agricoltura, sulla sicurezza idrica e sull’industria mondiale. Iniziare oggi a gestire in modo intelligente le proprie falde potrebbe permettere di anticipare alcuni problemi futuri ed eventualmente ragionare sulle infrastrutture che permettono di collettare l'acqua dolce.
Lo studio, condotto dall’Università dello stato dell’Arizona e riportato su Science Advances, evidenzia come negli ultimi due decenni (2003 – 2024) tutti i continenti terrestri abbiano perso elevate quantità di acqua dolce a causa del cambiamento climatico, dell’uso intensivo delle acque di falda e delle siccità estreme. Le osservazioni satellitari rivelano come stiano emergendo quattro grandi aree di “mega inaridimento” su scala continentale, tutte situate nell’emisfero boreale, che potrebbero mettere a rischio la sicurezza idrica, l’agricoltura e l’industria per come le conosciamo oggi. Secondo lo studio ogni anno le aree aride sulla terraferma stanno aumentando ad un ritmo pari circa il doppio della superficie della California.
Per la prima volta i dati osservati confermano come il 68% di perdita di acqua dolce provenga esclusivamente dalle acque di falda, contribuendo all’innalzamento dei mari più dello scioglimento delle calotte polari e dei ghiacciai.
Lo studio ha identificato quello che sembra essere un punto di svolta intorno al 2014-15, durante un periodo considerato di "mega El Niño". Gli estremi climatici hanno iniziato ad accelerare e, in risposta, l'uso delle acque di falda è aumentato e l'inaridimento continentale ha superato i tassi di scioglimento dei ghiacciai e delle calotte glaciali.
Secondo Jay Famiglietti, professore all’Università dello stato dell’Arizona e ricercatore principale dello studio, "Questi risultati inviano forse il messaggio più allarmante mai lanciato sull'impatto del cambiamento climatico sulle nostre risorse idriche. I continenti si stanno inaridendo, la disponibilità di acqua dolce si sta riducendo e l'innalzamento del livello del mare sta accelerando. Le conseguenze del continuo sovrasfruttamento delle acque di falda potrebbero minare la sicurezza alimentare e idrica per miliardi di persone in tutto il mondo. Questo è un momento in cui è necessaria la massima mobilitazione: abbiamo bisogno di un'azione immediata sulla sicurezza idrica globale".
Come si calcola la perdita di acqua di falda
I dati raccolti per questo studio ricoprono un periodo di tempo di 22 anni (da febbraio 2003 ad aprile 2024) e sono dati satellitari sullo stoccaggio di acqua terrestre dalle missioni USA-Germania GRACE (Gravity Recovery and Climate Experiment) e GRACE-FO. I dati satellitari permettono di misurare le minuscole variazioni della gravità terrestre e quindi di calcolare i cambiamenti nello stoccaggio di acqua terrestre (terrestrial water storage) che include l’acqua in tutte le sue forme: dai fiumi ai ghiacciai passando per l’acqua di falda o l’umidità del suolo.
"È sorprendente quanta acqua non rinnovabile stiamo perdendo", ha detto Hrishikesh A. Chandanpurkar, autore principale dello studio e ricercatore presso l'ASU. "I ghiacciai e le acque di falda profonde sono una sorta di antichi fondi fiduciari. Invece di usarli solo in tempi di necessità, come durante una siccità prolungata, li stiamo dando per scontati. Inoltre, non stiamo cercando di ricaricare i sistemi di acque sotterranee durante gli anni umidi, avvicinandoci così a un'imminente bancarotta di acqua dolce".
Quali sono le zone di mega-inaridimento
I dati osservati permettono di definire quattro zone di “mega-inaridimento” o punti caldi dove la perdita di acqua dolce avviene su scala continentale.
- Nord America sud-occidentale e America Centrale: Questa regione include importanti aree di produzione alimentare nel sud-ovest americano, insieme a grandi città desertiche come Phoenix, Tucson e Las Vegas, e grandi aree metropolitane come Los Angeles e Città del Messico.
- Alaska e Canada settentrionale: Questa regione comprende lo scioglimento dei ghiacciai alpini in Alaska e nella Columbia Britannica, lo scioglimento di neve e permafrost nelle alte latitudini canadesi e l'inaridimento in importanti regioni agricole come la Columbia Britannica e il Saskatchewan.
- Russia settentrionale: Questa regione sta subendo un notevole scioglimento di neve e permafrost alle alte latitudini.
- Medio Oriente-Nord Africa (MENA) Pan-Eurasia: Questa regione include grandi città desertiche come Dubai, Casablanca, Il Cairo, Baghdad e Teheran; importanti regioni di produzione alimentare, tra cui l'Ucraina, l'India nord-occidentale e la pianura della Cina settentrionale; i mari Caspio e d'Aral in contrazione; e grandi città come Barcellona, Parigi, Berlino, Dacca e Pechino.

Lo studio evidenzia come solo i tropici stiano diventando più umidi per latitudine.
Ripensare al nostro consumo di acqua dolce
La perdita dell'acqua di falda a livello globale dovrebbe essere un campanello d'allarme anche per la politica locale e nazionale. Negli ultimi mesi la discussione sulla necessità di un nuovo invaso in Val Cortella è scaturita proprio dall'abbassamento della falda nel bacino del Brenta e dalle sue implicazioni sull'agricoltura di pianura. Questa anomalia, confermata a livello globale, può essere contrastata solo agendo da più angolazioni (come la ricarica delle falde nei periodi umidi o la creazioni di nuovi bacini di stoccaggio) e richiede una programmazione a lungo termine e una gestione della risorsa acquifera che considera tutti gli elementi in gioco. Continuare a pensare al problema dell'abbassamento della falda in pianura come un problema scollegato dal resto (e quindi risolvibile con una singola opera a monte del problema) non permette di analizzare il problema per la sua complessità e per la sua grandezza. Ghiacciai, valli alpine, pianura e aree costiere sono collegate dal ciclo dell'acqua e, come in questo caso, dall'inaridimento del Pianeta. I ricercatori chiudono lo studio chiedendo un'azione immediata e globale, con nuove politiche e strategie per la gestione sostenibile delle acque di falda a livello internazionale.













