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Ambiente | 31 dicembre 2025 | 12:00

Un rettile 'alieno' vive stabilmente in due piccoli areali d'Italia. "La coda prensile, le zampe a pinza, gli occhi autonomi uno dall'altro". Pericolo per le specie autoctone o importante occasione per la conservazione?

Animali diurni specializzati nella vita arboricola, abitudini che hanno determinato le loro forme di adattamento peculiari. I primi tre esemplari di "Chamaeleo chamaeleon" furono portati in Puglia da Beirut, da un militare di stanza in Libano. Ora la specie è presente soltanto nella zona di Nardò, in provincia di Lecce, e ai piedi dell’Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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Tra gli animali esotici che da sempre affollano le fantasie di mondi a noi estranei, forse per le sue caratteristiche cromatiche e per il suo muoversi allo stesso tempo teatrale e circospetto, il camaleonte occupa uno spazio di prim’ordine. In genere, diamo per scontato che si tratti un animale tipico delle zone tropicali e subtropicali, tuttavia, ultimamente, è stata data prova dell’esistenza di due popolazioni stabilmente acclimatate in Italia.

 

È stato dimostrato che questi due gruppi di Camaleonte mediterraneo (Chamaeleo chamaeleon, Linneo 1758) vivono stabili e capaci di riprodursi nel sud della penisola: uno in Puglia, nella zona di Nardò in provincia di Lecce, e l’altro ai piedi dell’Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria. In generale, nel Novecento si sono susseguiti avvistamenti sporadici di singoli individui, sparsi un po’ in tutta la penisola, con un forte incremento però dagli anni ’80, quando c’è stato un aumento delle segnalazioni in queste zone.

 

C’è chi ha pensato a una popolazione "relitta" cioè residuo di un’antica presenza, mentre altri hanno ipotizzato un’introduzione, più o meno fortuita, da parte dell’uomo.
Recentemente alcuni scienziati, tramite analisi genetiche, ne hanno dimostrato la provenienza. I camaleonti pugliesi appartengono ad una sottospecie israeliana (Chamaleo chamaleon recticrista), mentre quelli calabresi hanno origini nordafricane, probabilmente dalla Tunisia.

 

Rispetto alle modalità in cui questi animali sono stati introdotti, rimane per la popolazione calabrese un certo mistero, mentre risulta molto interessante il caso pugliese. A portare i primi esemplari nel leccese fu un militare italiano, di Nardò, in missione in Libano nel 1983 durante la missione di pace Italcon. Mentre era in medio oriente, l’uomo aveva allevato nella caserma di Beirut tre di questi camaleonti, e, una volta terminato il servizio, volle portarli con sé in Italia. Dopo qualche mese i tre esemplari scapparono dal terrario che li conteneva, e si dispersero nella zona circostante. Ritrovando tracce della loro presenza tempo dopo, ci si accorse che questi non solo non erano morti, ma si erano riprodotti con successo nell’ambiente.

 

Spostandoci di nuovo al caso calabrese, anche qui i camaleonti sembrano essere stati introdotti dall’uomo, anche se le circostanze non sono chiare. A richiamare l’attenzione su questa presenza inconsueta, è stato un articolo della pagina L’AltroAspromonte, firmato da Sandro Tripepi, professore straordinario di Zoologia presso il Dipartimento di Ecologia dell'Università della Calabria.


Credits: Sandro Tripepi - L'Altro Aspromonte

"Nell’ottobre del 2008 - racconta Tripepi - io e alcuni studenti del Corso di Laurea in Scienze Naturali dell’Unical (Università della Calabria) ritrovammo diversi animali in una ristretta zona della provincia di Reggio, un boschetto misto a predominanza di Acacia salina, la cui ubicazione è opportuno non rivelare. Ulteriori spedizioni compiute negli anni successivi certificarono la presenza di una popolazione piccola, ma autosufficiente, valutata in modo approssimativo con il metodo cattura-marcatura-ricattura in poco più di 40 individui.".

 

Si tratta di animali ovipari, che si riproducono tramite la fecondazione di uova, che arrivano per gli esemplari adulti a circa 30 centimetri di lunghezza, ed hanno un’aspettativa di vita che arriva ai 20 anni, ma si attesta mediamente attorno ai 12-13 anni.

 

I camaleonti, spiega l’esperto, sono dei rettili diurni, specializzati nella vita arboricola, abitudini che hanno determinato forme di adattamento peculiari. Tra questi ricordiamo la coda prensile, capace di arrotolarsi intorno ai rami; e le zampe zigodattile, cioè con 2 o 3 dita opposte funzionanti come una pinza, grazie alle quali l’animale può stare appeso ai rami a testa in giù. Gli occhi sono grandi, sporgenti e autonomi uno dall’altro, consentendo un ampio campo visivo, ma si allineano durante la cattura della preda: è la cosiddetta "visione stereoscopica". I camaleonti sono privi di orecchi, e si orientano principalmente percependo le vibrazioni della superficie su cui poggiano. La lingua, infine, presenta all’estremità un ingrossamento che rilascia una sostanza collosa, alla quale rimangono invischiate le prede; viene espulsa molto velocemente ed è molto lunga, cosicché l’animale può predare da una certa distanza.


Credits: Sandro Tripepi - L'Altro Aspromonte

La colorazione del Camaleonte mediterraneo è variabile tra il giallo-verde e il bruno, ma tende ad essere simile al substrato su cui vive, quindi per lo più verde nel caso calabrese. "Fattori che possono determinare il cambiamento della colorazione sono, oltre al substrato, le variazioni di temperatura, lo stato fisiologico (es. femmina in gravidanza che segnala al maschio la mancanza di recettività), lo stress dovuto a paura o aggressività. Il camaleonte minacciato può diventare aggressivo: in questo caso scurisce la colorazione della pelle, che diventa quasi nera, emette dei soffi e spalanca la bocca, minacciando di mordere".

 

Pur essendo specie alloctona, non facente parte cioè del corredo faunistico originario della Calabria, il camaleonte non sembra essere una specie invasiva e non minaccerebbe le specie autoctone. Il professor Tripepi sottolinea invece l’importanza di proteggerne la popolazione, che rappresenta comunque una rarità all’interno della biodiversità calabrese, italiana ed europea (in Europa è presente soltanto in Spagna e Portogallo).

 

"In Calabria il Camaleonte mediterraneo è soggetto principalmente a minacce di natura antropica: il prelievo diretto di individui da parte dell’uomo, i disboscamenti e gli incendi sono le cause che possono portare rapidamente alla scomparsa della popolazione".


Credits: Sandro Tripepi - L'Altro Aspromonte

Per far fronte a queste minacce è stato attivato un servizio di sorveglianza dedicato da parte del Nucleo Carabinieri Cites e, su suggerimento del Dipartimento di Biologia dell’Università, la zona di presenza del Camaleonte mediterraneo è stata dichiarata Parco Naturalistico Comunale dall’amministrazione competente. I lavori di recinzione dell’area sarebbero però in fase di stallo, esponendo la specie a pericolosa visibilità senza sufficiente protezione.

 

La presenza di questo affascinante animale, ora che la specie si può dire acclimatata in questi due contesti, si manifesta per gli esperti un’importante occasione divulgativa. "Il secondo importante obiettivo è quello di realizzare un polo didattico-scientifico per continuare a monitorare la popolazione e mostrarla non soltanto agli studiosi, ma a tutti i visitatori interessati, quali ad esempio gli studenti delle scuole medie. Speriamo che gli enti competenti riescano a concretizzare questi obiettivi prima che sia troppo tardi".

 

 

Foto di Sandro Tripepi - L'Altro Aspromonte

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