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Ambiente | 06 dicembre 2025 | 12:00

"Vendo circa cento-centocinquanta abeti all'anno. Tanti li affitto (e poi li ripianto). I militari statunitensi sono i principali acquirenti". L'albero di Natale è testimone di una gestione sostenibile?

Andrea Zenari è responsabile dell’azienda "La Fattoria del Legno", che da otto anni coltiva e vende abeti a Caltrano, ai piedi dell’Altopiano dei Sette Comuni. Oggi ci parla della domanda per questo genere di prodotto, della coltivazione degli abeti e delle garanzie di sostenibilità. La sua è un’offerta peculiare rispetto a quella di altri vivai, ed offre inoltre uno scorcio interessante sulle differenti abitudini tra i clienti italiani e gli americani della vicina Caserma Ederle

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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Regola vuole che l’albero di Natale si addobbi l’8 dicembre, per lo meno qui in Italia. La puntualità con cui rispettiamo certe tradizioni, è la stessa con la quale, sui social, risolleviamo annualmente certe polemiche stagionali. Anch’esse, in fondo, ci danno un senso di sicurezza e familiarità.

 

Come quotidiano, tuttavia, non possiamo adagiarci tra questi vezzi ed è il motivo per cui oggi abbiamo interpellato Andrea Zenari, responsabile dell’azienda La Fattoria del Legno, che coltiva e vende abeti a Caltrano, in provincia di Vicenza, ai piedi dell’Altopiano dei Sette Comuni.

 

L’imprenditore, laureato in Scienze Forestali, ha infatti fatto luce su alcuni aspetti riguardanti la coltivazione e la vendita degli abeti natalizi, un tema spesso sulla lingua di molti, ma sconosciuto ai più. Abbiamo scoperto, per esempio, che per la crescita degli alberi di Natale ci vogliono dai dodici ai quindici anni perché arrivino ai due metri / due metri e mezzo, l’altezza ottimale per la vendita; dieci-dodici perché arrivino ad 1,80 metri.

 

Ma da dove arrivano questi abeti? "La filiera, nel mio caso, si muove su due livelli. Ho iniziato otto anni fa, quindi non molto considerato il tempo di crescita di questi abeti. Per questa ragione, una parte li acquisto dai vivai e un’altra parte li faccio crescere io".

 

In genere, il sistema più diffuso nei vivai è quello chiamato "fresh cut", ovvero tagliato di fresco, sono quelle che vengono comunemente dette "punte". "In realtà - ci spiega Andrea Zenari - quelle non sono punte, ma sono piante cresciute apposta in vivaio per essere poi tagliate e dotate di un telaio che le faccia stare in piedi. Così facendo, l’albero naturalmente muore una volta tagliato".

La Fattoria del Legno, tuttavia, adotta un sistema diverso: sia quelli acquistati dal vivaio che quelli coltivati in casa, vengono tenuti in vaso. Il cliente si troverà dunque a casa alberi con zolla e radice, ancora vivi e ripiantabili.

"Quando vado nel vivaio prendo alberi che generalmente hanno già sei-sette anni, quindi già grandi un metro e mezzo. In questo caso vengono scavati con le proprie radici e messi in vasi da quaranta litri (circa 40 centimetri di diametro)".

 

L’alternativa, che richiede però molto più tempo a disposizione, è la coltivazione ‘in casa’ a partire dalla semenziale. "In altri casi vado a prendere alberelli di abete bianco e abete rosso al vivaio di Veneto Agricoltura: semenzali di due anni - quelli che si usano anche per il rimboschimento - che io metto già in vaso e da lì li faccio crescere. Ora ho alberi che hanno già otto anni".

 

Come funziona questo mercato? Quanta richiesta c’è per questo genere di prodotto? Il caso di Zenari sembra particolare, e ci offre una curiosa prospettiva transculturale. "Io ho una particolare fortuna, avendo il vivaio a Vicenza. Qui c’è una caserma di militari statunitensi (la Caserma Ederle), che sono quelli che mi garantiscono la maggioranza delle vendite, perché loro sono abituati all’albero vero. Il fatto di averlo vero, e per di più vivo, con il servizio di ritiro dopo le feste, è molto apprezzato dagli americani".

 

"In generale vendo circa cento-centocinquanta alberi all’anno. Il lavoro più grande però non è la vendita o l’affitto, ma proprio il servizio di consegna e ritiro col furgone".

Trattasi dunque, sembra di capire, di un servizio a noleggio. È possibile anche acquistare l’albero? Qual è l’opzione maggiormente apprezzata? "Se qualcuno a casa ha un giardino grande e lo vuole acquistare, si può benissimo fare. Però io in genere propongo la formula per cui poi lo vado a ritirare a gennaio, così da ripiantarli nella mia azienda. Gran parte delle persone mi chiedono questo, questa filosofia piace. Si tratta di una ‘vendita con ritiro’, diciamo. In agricoltura, la formula del noleggio non sarebbe ammessa".

 

Per un albero di Natale alto circa due metri, la Fattoria del Legno, chiede una cifra attorno ai cento euro per l’intero periodo natalizio.

 

Gli alberi di Natale veri che la gente ha generalmente in casa vengono tutti dai vivai, nella zona del trevigiano, in particolare, ce ne sono tantissimi. "La specie più diffusa – spiega l’agricoltore - è l’abies nordmanniana, quella che uso anche io, soprattutto se la compro già grande. La differenza è che gli altri vivai, i miei diretti competitors diciamo, hanno tutti l’albero tagliato su telaietto".

 

Molto spesso, non a torto, per il commercio degli abeti si parla di una filiera estera, concentrata soprattutto in Nord-Europa. Ce lo spiega brevemente Andrea, che ha frequentato in prima persona questi ambienti. "Ci sono delle fiere apposite, soprattutto nella zona di Francoforte, a gennaio-febbraio dell’anno in cui si raccolgono già gli ordini per la prossima stagione. Dei treni frigoriferi partono dal Nord-Europa; la Danimarca è uno dei principali produttori. Gli abeti vengono infilati in un tubo di rete bianca (come si vede nei film), e li caricati su bancali nei vari container. Questi alberi sono tagliati già ai primi di ottobre, per questo lì mettono in delle celle-frigo, in modo da non farli seccare".

 

Il dannoso impatto ambientale che molto spesso si imputa alla scelta di acquistare alberi veri sembra essere smentito dall’apposita certificazione imposta ai vivai che commerciano questo genere di alberi. Parliamo della certificazione emessa dal Pefc (Programme for the Endorsement of Forest Certification).

 

Da questo ente è stata formulata la certificazione di gestione sostenibile delle foreste. Questa assicura che le foreste siano gestite in linea con stringenti requisiti ambientali, sociali ed economici. A questa si somma la certificazione di catena di custodia, che tiene traccia dei prodotti forestali dalle foreste gestite in maniera sostenibile al prodotto finale. È insomma la prova che ogni fase della catena di approvvigionamento è attentamente monitorata escludendo fonti non sostenibili.

 

"In genere ai vivai, essendo spesso solo rivenditori, non è richiesta la certificazione. Io invece ho la Pefc come area forestale dove pianto gli alberi. Ad ogni modo, anche sugli alberi che acquisto la catena è garantita Pefc, perché vengono dal vivaio regionale di Veneto Agricoltura, che ha sempre la certificazione".

 

Questa targa serve a garantire che la gestione è stata svolta in maniera coerente. Laureato in Scienze Forestali, Zenari ci spiega che, "una volta che piantati a terra, diventa un popolamento forestale, e quindi devo mantenere l’area forestale. Posso tagliarne, ma devo ripiantarne degli altri, per garantire la massa forestale e quindi il principio ecologico della depurazione dell’aria".

Insomma, la filiera degli abeti natalizi - specie se coltivati in vaso - sembra a tutti gli effetti garantire la tutela ambientale e l’impatto minimo sull’ecosistema. Se l’alternativa sono simil-alberi finti di materiale plastico, verrebbe a maggior ragione da sottoscrive la frase di Mario Rigoni Stern quando rassicurava coloro che scelgono l’abete vero: "Non preoccupatevi quindi per gli alberi di Natale che vedrete vendere nelle vostre città: hanno lo stesso valore morale dei fiori nelle fiorerie" (riportavamo il passo, tratto da Arboreto Selvatico, in questo articolo).

 

L’invito dunque, anche a chi scegliesse di non festeggiare il Natale con un abete in casa, è perlomeno quello di accogliere senza pregiudizi ideologici il successo di attività come quella di Zenari.

 

"Io concludo questo venerdì, dopo l’8 di dicembre smetto. Io ho due filoni di consegna in genere: il primo entro il giorno del Ringraziamento, per gli americani, ed entro l’8 dicembre, per gli italiani. È proprio un fatto culturale: infatti gli americani me lo fanno ritirare già dal 2 gennaio, mentre noi italiani in genere usiamo tenerlo almeno fino alla Befana. Quest’anno ne ho fatto già un centinaio, dunque direi che mi posso ritenere soddisfatto e godermi anche io il Natale".

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