A forza di tagliuzzare la montagna, la vetta si è abbassata anche di 50 metri: oggi è una piramide tronca, un Cervino mozzato. Fino a che punto possiamo spingerci?

La storia inizia da un ex ufficiale di cavalleria di Napoleone, che nel 1830 si interessò al sito. Da allora, il marmo delle Cervaiole ha fatto il giro del globo, dalla cattedrale di Sant'Isacco a San Pietroburgo, nel 1845, alla Moschea di Medina, nel 1993. Da questi luoghi viene estratto l'Arabescato, un marmo bianco dalle venature grigie. L'interesse per questo pregiato materiale negli anni ha modificato sensibilmente la montagna

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
La storia del Picco di Falcovaia è una storia così emblematica che verrebbe da raccontarla come una fiaba: una montagna - con la sua cima aguzza che pare fatta solo perché vi nidifichino i falchi - viene privata della sua sommità da qualche potere superiore e rimane lì, come una piramide tronca, un Cervino mozzato.
Scompigliato il mondo fiabesco da questo fatto cataclismico, la tensione si scioglierebbe solo con l’intervento di qualche personaggio incarnante valori positivi. Ecco allora che, ottenuta la morale, magicamente il mondo ritornerebbe com’era prima, con tutte le cime sulle proprie montagne. Quella di Falcovaia, però, non è una fiaba: non si tornerà più a quel "c’era una volta".
Alle origini della ditta Henraux, oggi responsabile delle cave di marmo "Cervaiole", c’è la storia di un ufficiale di cavalleria di Napoleone. Jean Baptiste Alexandre Henraux (Sedan 1775, Seravezza 1843) giunse in Italia proprio al seguito del grande condottiero. Divenuto agente generale del Ministero degli Interni francese per l’importazione dei marmi con sede a Carrara, si mise in società con cavalier Marco Borrini, era nativo di Seravezza ed era già attivo nel settore. In poco tempo, la società Borrini-Erraux arrivò a impiegare 1600 lavoratori aprendo oltre un centinaio di cave e a sviluppare urbanistica e l'economia di Seravezza e di Forte dei Marmi.
Il nome Henraux portò grande innovazione nel settore della lavorazione dei marmi. La ditta ha, negli anni, attraversato varie vicissitudini e fu rilevata da diverse proprietà; ad oggi il marchio è legato a cave e a molti edifici apuani.
Così è descritto il sito di quello che fu il Picco di Falcovaia, ormai Cava delle Cervaiole:
"La nostra cava delle Cervaiole, situata sulle propaggini meridionali di Monte Altissimo, si impone al visitatore per la spettacolarità del paesaggio, che spazia sugli scenari grandiosi delle Alpi Apuane e abbraccia il vasto orizzonte marino, dal golfo di La Spezia fino a Livorno, e stupisce per l’ambiente surreale costituito dalle geometrie di piani verticali e orizzontali determinati dal taglio delle bancate di marmo".
Siamo a circa 1200 metri di quota, nel comune di Seravezza (LU), e della cima del Picco di Falcovaia oggi si vede solo un dente: il resto è tutto a lastroni bianchi, orizzontali e verticali.
La prima cava in zona risale al 1830 e, da allora, il marmo delle Cervaiole ha fatto il giro del globo, dalla cattedrale di Sant’Isacco a San Pietroburgo, nel 1845, alla Moschea di Medina, nel 1993. Proprio da questi luoghi - continua il sito - viene estratto uno dei marmi più pregiati al mondo: l'Arabescato, un marmo bianco dalle venature grigie.
Lo sfruttamento delle cave Cervaiole, per saziare la domanda di questo pregiato marmo, dai primi dell’Ottocento a oggi ha tagliuzzato la montagna a blocchi, fino ad abbassarla, in certi punti, anche di cinquanta metri. Agli originali 1283 metri della cima (quando ancora esisteva), si arrivava con il sentiero 31 da Azzano, oppure dalle Cave del Fondone. Il sentiero ora si interrompe presso le cave proprio a causa dell’attività estrattiva.
"La luce si riflette sulle pareti vertiginose, candide e lucenti, che delimitano lo spazio di fantastiche cattedrali scavate nella montagna".
È sempre il sito di Henraux che parla delle Cervaiole. Del resto, tra coloro che han visto il recente film The Brutalist (Brady Corbet, 2024), con Adrien Brody, chi non è rimasto ammaliato dalle atmosfere quasi oniriche delle cave di marmo? Persino la rivista Vogue, ha scelto di scrivere un articolo spiegandoci perché "The Brutalist ci ha fatto innamorare delle cave di marmo di Carrara".
Nell’articolo, però, non si ricorda che l’episodio delle Cave nel film finisce con uno stupro. Ne avevamo parlato in QUESTO ARTICOLO, riprendendo una lettera-appello del Gruppo Regionale Toscana del Club Alpino Italiano.
Le questioni sollevate da un’attività come quella estrattiva delle Apuane sono numerosissime, e tutte parimenti meritevoli di attenzione e confronto. Non si tratta di mettere in discussione la validità degli aspetti economici e occupazionali legati all’attività estrattiva, per un territorio come la Provincia di Massa e Carrara, da migliaia di anni impegnato in questo genere di attività. Ma viene da chiedersi fino a che punto possiamo spingerci. Forse - e vuol essere è un sincero invito alla riflessione - arrivando ad alterare il profilo stesso di una montagna, potremmo essere già oltre i limiti dell’umana competenza?
Foto in apertura di: Apuane Libere













