Arnica, genziana e le altre piante officinali selvatiche, alleate della salute ma sempre più minacciate: "Una risorsa biologica ed economica strategica, ma non illimitata"

La Giornata Mondiale della Natura Selvatica, che ricorre il 3 marzo, quest’anno ha come tema le piante medicinali e aromatiche. Un nuovo report di Legambiente approfondisce la situazione italiana: tra crisi climatica e raccolta intensiva, specie come l'arnica montana e la genziana lutea rischiano di scomparire. Ma si segnalano anche buone pratiche e modelli virtuosi in diverse zone del nostro Paese, dove il settore vale oltre un miliardo di euro

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
La Giornata Mondiale della Natura Selvatica (World Wildlife Day), che cade il 3 marzo, offre l'occasione per riflettere ancora una volta sul valore della biodiversità, con particolare attenzione alle piante selvatiche, cui è dedicata questa edizione.
La ricorrenza è stata istituita dall'Onu nel 2013 per ricordare la data in cui, nel 1973, 183 Paesi hanno firmato la Convenzione Cites (dall'inglese Convention on International Trade of Endangered Species), contro il commercio illegale internazionale delle specie minacciate di estinzione, con l'intento di preservare la biodiversità e la vita di tutti gli organismi presenti sul Pianeta.
In tale contesto, l’attenzione quest'anno si focalizza su un patrimonio talvolta poco considerato, ma fondamentale per l'equilibrio degli ecosistemi montani e per il benessere umano: le piante medicinali e aromatiche.
Si parla in particolare delle specie vegetali che contengono sostanze attive utilizzate in erboristeria, farmaceutica, cosmetica e cucina. Queste alleate naturali della salute - considerate le loro proprietà curative, nutritive, alimurgiche, a seconda dei casi - che popolano i pendii delle Alpi e le dorsali appenniniche, rappresentano fili preziosi di una trama biologica che oggi appare pericolosamente sfilacciata.
A causare il declino di alcune specie di piante selvatiche è un insieme di concause. L'avanzare della crisi climatica agisce da acceleratore, alterando gli habitat e spingendo le fioriture verso quote sempre più elevate; a ciò si aggiungono la perdita e la frammentazione degli habitat dovuta ad altri fattori legati all'uomo, la raccolta eccessiva in natura e il commercio illegale.
Il report 2026
A fare un punto sulla situazione italiana è Legambiente con i dati contenuti nel nuovo report "Natura selvatica a rischio 2026. Piante medicinali e aromatiche: preservare la salute, il patrimonio e i mezzi di sussistenza".

Nella nostra Penisola, tra le piante officinali selvatiche più minacciate ci sono la genziana lutea (Gentiana lutea), l’arnica montana (Arnica montana L.) e l’artemisia nana classificate come Vulnerabili (VU) o Quasi Minacciate (NT) soprattutto a causa della crisi climatica e della raccolta intensiva su Alpi e Appennini.
"In particolare, la genziana negli ultimi ha registrato una contrazione significativa delle sue popolazioni nell’Appennino e nelle Alpi nonostante sia considerata una specie protetta e sia inserita nell’Allegato V della Direttiva Habitat (92/43/CEE), che regolamenta il prelievo delle sue radici in natura per uso erboristico e commerciale - afferma Legambiente -. In Sardegna si registra la situazione più grave con studi recenti (2016-2023) che la classificano come piante "In Pericolo" a causa anche della riduzione della qualità dell’habitat. A livello nazionale, si stima una riduzione del suo areale superiore al 50% entro il 2050-2070 in alcune regioni mediterranee (dati Iucn)".
La situazione risulta critica anche per altre piante selvatiche, come ad esempio il ginepro (Juniperus communis) sovrasfruttato per le sue bacche aromatiche, la liquirizia (lycyrrhiza glabra) per le sue radici, la valeriana o l’iperico, noto anche come erba di San Giovanni (Hypericum perforatum L.).
Insieme ai dati, l’associazione ambientalista sintetizza nel report anche un pacchetto di proposte per la tutela della natura selvatica e porta in primo piano anche sei buone pratiche nazionali in materia di flora.
In Italia, un settore da oltre 1 miliardo di euro

In Italia, il settore delle piante officinali muove importanti interessi economici e un mercato di oltre un miliardo di euro, stando ai dati del 2023 (gli ultimi disponibili).
Come rileva Legambiente, nella nostra Penisola, oltre alle piante spontanee che crescono in natura, si stima una superficie coltivata di quasi 9 mila ettari, che interessa circa 130 specie e coinvolge 430-450 produttori specializzati. La regione che svolge un ruolo da capofila nella coltivazione e produzione di piante officinali risulta essere il Piemonte, che conta 750 ettari e vede tra le aree di riferimento quella di Pancalieri (tra Cuneo e Torino), celebre per la produzione di menta piperita, melissa, salvia, camomilla, assenzio ed echinacea.
Per quanto riguarda invece la crescita spontanea, le Alpi, l’Appennino Centrale, le regioni del centro-sud e le isole maggiori sono le aree della Penisola con maggiore concentrazione naturale di piante officinali.
Le regioni centro-meridionali e le isole, grazie al clima mediterraneo, all’esposizione solare e a suoli spesso poveri ma ben drenati, sono ideali per molte specie aromatiche. Per esempio, in Sicilia crescono origano, rosmarino, timo, cappero, finocchietto selvatico. La Sardegna tra le altre piante officinali vede anche mirto, elicriso e lentisco.
Legambiente fa notare come nell'Appennino centrale, la presenza di aree protette garantiscano grande biodiversità e regimi di tutela; così come avviene sulle Alpi, dove sono presenti specie alpine medicinali come arnica e genziana.
Per quanto riguarda invece le aree di coltivazione e produzione specializzata di questo tipo di piante, oltre al Piemonte, nella Penisola si segnalano anche la Toscana (dove si trovano importanti distretti per la produzione di lavanda) e altre regioni come Marche, Puglia, Emilia-Romagna e Lombardia, solo per citarne alcune.
In Europa, il 31% delle piante officinali è in declino
Legambiente ricorda che in Europa, stando agli ultimi dati dell’Iucn (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), il 31% delle piante officinali è in declino e che secondo Cites (la Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione) in tutto il mondo, circa 50.000-70.000 specie vengono raccolte per le loro proprietà curative, il loro significato culturale e il loro valore economico. Di queste, si stima che quasi 1.300 siano elencate nelle Appendici della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione (CITES).
Dal momento che una maggior tutela resta urgente, in Italia Legambiente chiede di evitare il sovrasfruttamento di queste piante officinali, di promuovere un approccio sostenibile in fatto di raccolta, uniformando in tutto il territorio nazionale il ricorso a criteri quantitativi e tecniche appropriate, di definire delle linee guida informative e dar avvio a maggiori campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza.
Inoltre, propone di adottare le cosiddette "Soluzioni Basate sulla Natura" (Nature Based Solution – NBS), che proteggono e ripristinano in modo sostenibile gli ecosistemi, come ad esempio il recupero di aree degradate.
"La flora officinale italiana - commenta Stefano Raimondi, responsabile nazionale biodiversità di Legambiente - rappresenta una risorsa biologica ed economica strategica, ma non illimitata. La sua conservazione richiede pianificazione, competenze tecnico-scientifiche e politiche di gestione fondate su evidenze ecologiche e agronomiche e che prevedano la tutela degli habitat, una gestione sostenibile del territorio, la regolamentazione della raccolta delle piante e la valorizzazione di filiere trasparenti, certificate e tracciabili. Solo così sarà possibile garantire nel lungo periodo sia la funzionalità degli ecosistemi sia la disponibilità di biomasse officinali di qualità".
A livello generale, in termini di tutela della natura selvatica (flora e fauna), Legambiente chiede anche di accelerare il passo nell’istituzione di nuove aree protette; di migliorare la gestione di quelle già esistenti e la tutela e conservazione delle specie a rischio, di prevedere nei parchi piani nazionali di adattamento al clima. Fondamentali sono inoltre le azioni per contenere la proliferazione di specie aliene invasive.
Sei buone pratiche

Fortunatamente, dal territorio emergono segnali di speranza e modelli di gestione virtuosa che indicano la strada da seguire. Legambiente ha censito in particolare sei buone pratiche che hanno al centro le piante officinali e la cura e la tutela della flora.
- In Toscana è stato approvato il primo elenco regionale delle piante officinali spontanee con l’obiettivo di migliorane la tutela;
- L’app Mappae raccoglie 12 itinerari sulle piante aromatiche relative a 6 paesi europei (Italia, Francia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Malta e Cipro);
- In Calabria è nata l’alleanza "Calabria Oasi della Biodiversità d’Europa" con 50 sigle aderenti, tra cui Legambiente, e la condivisione di un manifesto per difendere e promuovere la biodiversità, inclusa quella botanica;
- La Provincia di Bolzano punta sulle sementi autoctone e sul catasto digitale;
- In Veneto si sta esplorando il potenziale edibile delle piante alofite nella Laguna di Venezia;
- Dallo studio "Representativeness of the Natura 2000 network for preserving plant biodiversity in the European Union", coordinato dall’Università di Bologna e dall’Università dell’Aquila, emerge che la Rete Natura 2000 protegge quasi il 90% delle piante vascolari native dell’Unione Europea.
Alle buone pratiche, Legambiente affianca anche il tema delle filiere responsabili come quella dei Monti Ernici, nel Lazio. Da qui arriva la storia dell’erborista Marco Saranda, esperto conoscitore della flora dei Monti Ernici, che dedica la sua attività alla salvaguardia delle tradizioni erboristiche di Collepardo (FR), coniugando la sapienza antica con una visione moderna e sostenibile del settore officinale anche grazie alla sua storica attività.













