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Ambiente | 19 marzo 2026 | 12:00

Perché i pipistrelli volano sempre più in alto? Le "insolite" abitudini tra le femmine di questi volatili notturni di piccola taglia

Negli ultimi anni stanno espandendo a quote più alte le loro aree di riproduzione lungo il Sangro, un fiume che scorre nel Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Una delle risposte ecologiche più evidenti al cambiamento climatico è la modifica nella distribuzione delle specie, sia animali che vegetali. La tendenza generale è quella di uno spostamento in senso latitudinale in direzione dei poli o, in senso altitudinale, verso l’alto.

 

Questi spostamenti sono però solo una parte della storia, perché le implicazioni ecologiche di un movimento verso latitudini e altitudini maggiori possono essere varie. Lo racconto nel mio libro Salire per sopravvivere. Gli ecosistemi montani alla prova della crisi climatica, che verrà presentato domenica 22 marzo, alle ore 18, al Bookpride di Milano. Si tratta del quarto titolo della collana firmata L’Altramontagna, pubblicata dall’editore People.

Tra queste implicazioni di una simile migrazione, per esempio, ci può essere quella dell’aumento la competizione per le risorse, in quanto i nuovi habitat colonizzati sono spesso spazialmente limitati.

 

Quando la competizione interessa specie diverse, è pressoché inevitabile che ci sia un vincitore e un vinto. Ad esempio, nel libro racconto ciò che sta accadendo nei boschi di conifere alla civetta capogrosso, che sta pagando il prezzo della risalita dal basso dell’allocco. I motivi sono sostanzialmente tre: l’allocco è favorito dall’aumento delle temperature e sta espandendo il suo areale verso l’alto (senza però andarsene dal basso), mentre la capogrosso è legata a temperature fredde e si sta rifugiando sempre più a quote più alte, perdendo però terreno in basso; dove giunge a sovrapporsi con la civetta capogrosso, l’allocco se ne ciba, inoltre ne occupa i siti di nidificazione preferenziale, ovvero le cavità abbandonate di picchio nero.

 

La competizione può però interessare anche individui della stessa specie, che si trovano a dover condividere risorse limitate. Ecco che diventa allora fondamentale riuscire a modificare il proprio comportamento. Nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, il progetto di ricerca finanziato dall’Ente Parco e diretto dal professor Danilo Russo, dell’Università di Napoli, rivela in proposito nuovi aspetti sorprendenti: parliamo dello studio sul vespertilio di Daubenton, o vespertilio d’acqua (Mysotis daubentonii), un pipistrello legato ai corsi d’acqua.

 

Protagoniste, in particolare, sono le femmine della specie, che negli ultimi anni stanno espandendo a quote più alte le loro aree di riproduzione lungo il Sangro, un fiume che scorre tra Abruzzo meridionale e Molise. Si tratta infatti di una specie in cui maschi e femmine occupano zone altitudinali diverse, con le femmine che occupano quote più basse rispetto ai maschi, dove temperature più miti e un’abbondanza di insetti soddisfano il loro elevato fabbisogno energetico.

 

Nell’Appennino centrale, dove la ricerca è stata condotta, le femmine di verspertilio di Daubenton stanno rispondendo all’aumento delle temperature spostando verso l’alto il limite superiore della loro distribuzione termica: rispetto al precedente limite storico situato a 850 m s.l.m., raggiungono oggi circa i 1050 m s.l.m.

 

Ma come riescono a vivere in ambienti più freddi e con risorse più limitate?

 

Nei nuovi siti più alti, infatti, la disponibilità di prede è minore, quindi per fare in modo che tutte abbiano possibilità di nutrirsi adeguatamente per provvedere all’allattamento dei piccoli, le femmine hanno modificato il loro comportamento di alimentazione, limitando al massimo l’uso simultaneo dello stesso sito di foraggiamento, prediligendo invece un’alternanza sopra gli stessi tratti di fiume, con i percorsi di ciascun individuo nettamente sfasati nel tempo rispetto a quelli delle altre.

 

Il nuovo studio, appena pubblicato sulla rivista internazionale Global Ecology and Conservation, mostra insomma che questi esemplari femmina di vipistrello "si danno il turno" durante la notte. Questa separazione nel tempo riduce la competizione per il cibo in ambienti dove le risorse sono comunque limitate, permettendo ai pipistrelli di affrontare anche le sfide poste dal "confine freddo" della propria distribuzione.

 

Un ruolo fondamentale, poi, è svolto dalla vegetazione ripariale, che lungo il fiume offre continuità ecologica, rifugi e aree di alimentazione di qualità, rendendo possibile questa espansione verso l’alto.

 

Il cambiamento climatico, insomma, è già ben visibile nei nostri ecosistemi: non solo attraverso gli spostamenti delle specie, ma anche nei loro comportamenti. In risposta ad esso, come fa notare il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise nel diffondere la ricerca, questa ricerca ci mostra anche un’altra cosa: nei contesti più complessi e con risorse limitate, la cooperazione può diventare una strategia di adattamento particolarmente efficace.

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