"74 euro per 6 chilometri di autobus e atteggiamenti maleducati. Avverto la sgradevole sensazione di essere diventato solo un portafoglio da svuotare": l'amara delusione di un turista dopo vent'anni sulle Dolomiti altoatesine

"Purtroppo, quest'ulteriore disdicevole episodio mi ha sconfortato definitivamente, essendo solo l'ultimo di una serie di eventi che testimoniano come la centralità della persona abbia lasciato spazio alla logica del profitto ad ogni costo, dove sembra che anche l'aria che respiri abbia un prezzo": un lettore ha voluto condividere con la Redazione de L'AltraMontagna alcune considerazioni

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Un lettore ha inviato alla Redazione de L'AltraMontagna una lettera per condividere la propria delusione: dopo vent'anni di assidua frequentazione di alcune località dell'Alto Adige, le esperienze vissute quest'estate lo hanno lasciato con l'amaro in bocca, invogliandolo infine a optare per altre altre mete. Le sue constatazioni, dettagliate e precise, offrono lo spunto per alcune riflessioni sui possibili risvolti di alcune strategie turistiche. Di seguito riportiamo integralmente la sua lettera.
Con profonda amarezza scrivo queste righe di disapprovazione per la direzione che l’Alto Adige ha intrapreso negli ultimi tempi nei confronti dei turisti.
Premetto che da circa venti anni, sia in estate che in inverno, percorro oltre 800 chilometri per raggiungere, rispettivamente, Velturno e San Cassiano, che ho sempre considerato come le mie seconde case, godendo della straordinaria bellezza delle Dolomiti, consigliando questi luoghi ad amici e conoscenti e lodando l’ospitalità e la semplicità delle persone del posto. Mi sono sempre sentito accolto, quasi come uno del luogo e mai semplicemente come un “cliente”.
Ma da qualche anno, in particolare dopo la pandemia dovuta al Covid-19, molto è cambiato e sempre più spesso avverto la contraria e sgradevole sensazione di essere diventato solo un portafoglio da svuotare: acqua di fonte o di rubinetto, che una volta veniva offerta gratuitamente, oggi si paga anche € 4,00 per una bottiglia di nemmeno un litro, stesso costo per quella confezionata, prezzi degli alberghi lievitati a dismisura, Skipass proibitivi, tornelli nei sentieri, parcheggi con tariffe assurde, atteggiamento diffidente da parte di molti residenti nei confronti del turista, ora considerato un fastidio da sfruttare, e via dicendo.
L'ultimo episodio, la classica ciliegina, si è verificato qualche giorno fa sull'Alpe di Siusi nei pressi dell'InfoPoint, a partire dal quale il traffico veicolare privato verso l'Alpe è consentito solo dalle 9:00 alle 17:00. Poiché il costo dell'autobus Alpe di Siusi Express (linea 10) è esorbitante per un tragitto di soli 6 chilometri (€ 28,50 per gli adulti e € 17,00 ridotto), essendo la mia famiglia composta di tre persone abbiamo programmato di arrivare sull'alpe con l'auto, accettando di pagare "solo" il costo del parcheggio, comunque carissimo, di € 28,50 al giorno. Arrivati alle ore 8:30 l'addetto al traffico ci ha bloccati, dicendo che i posti al parcheggio erano esauriti e che dovevamo necessariamente prendere il citato autobus o l'impianto di risalita di Siusi allo Sciliar, il cui costo pure ammonta a € 28,50 a persona. A quel punto, stando già a metà strada, abbiamo deciso di parcheggiare l'auto all'InfoPoint e di prendere l'Alpe di Siusi Express (linea 10), pagando ben € 74,00 (€ 28,50 x 2 adulti + 1 ridotto da € 17,00), ripeto, per un tragitto di soli 6 chilometri. Arrivati in cima, l'amara sorpresa: c'erano ancora posti disponibili nel parcheggio. Alle mie rimostranze gli addetti alla sosta non hanno avuto nemmeno la gentilezza di scusarsi, accampando le scuse più assurde per il disservizio. In conclusione, ho dovuto pagare € 45,50 in più per 6 chilometri e sono stato pure trattato con sufficienza e maleducazione.
Purtroppo, quest'ulteriore disdicevole episodio mi ha sconfortato definitivamente, essendo solo l'ultimo di una serie di eventi che testimoniano come la centralità della persona abbia lasciato spazio alla logica del profitto ad ogni costo, dove sembra che anche l'aria che respiri abbia un prezzo.
È stato bello finché sono stato "a casa", ma ora è tempo di traslocare, almeno fino a quando l'Alto Adige non ritroverà quella genuinità che lo ha reso per anni una meta tanto amata, creando legami che oggi sono stati spezzati dalla brama del profitto.
Viva le Dolomiti (che, per fortuna, non sono solo altoatesine)!
L.G.











