Combattimenti tra vacche, lo scontro si interrompe appena una si volta e si allontana. "Batailles de Reines": pratica immorale o tradizione?

Tra le usanze che raccontano meglio l’anima delle Alpi valdostane, queste manifestazioni si distinguono con particolare chiarezza: non semplici lotte tra bovini, ma un intreccio di storia, cultura e comunità che da secoli accompagna la vita delle vallate. Oggi, pur non mancando di sollevare critiche, le battaglie per molti rappresentano un'occasione: allevatori e pubblico si incontrano per riaffermare il legame tra il territorio e la vitalità delle comunità alpine

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Le Batailles de Reines affondano le radici in una ritualità antica, legata al rapporto tra le persone, il bestiame e l’alpeggio. Nella seconda metà dell’Ottocento l’abate Jean-Baptiste Cerlogne raccontava nelle sue poesie le vacche valdostane che, al pascolo, si affrontavano spontaneamente per stabilire la gerarchia del branco.
Gli allevatori cominciarono a osservare questi scontri naturali con curiosità e presto a organizzarli in vere e proprie sfide comunitarie, inizialmente nei villaggi e nelle fiere agricole. Negli anni Cinquanta del Novecento la Regione Valle d’Aosta istituì un regolamento ufficiale, dando forma a un circuito di competizioni che da allora scandisce il calendario valdostano: dalle eliminatorie di primavera fino al grande epilogo d’autunno. Sull'onda del successo di questa tradizione, inoltre, nel 1981 è nato un torneo analogo con protagoniste le capre: le Batailles de chèvres.
Oggi la Bataille è un evento che si colloca a metà strada tra festa popolare e celebrazione identitaria, un rito collettivo in cui la bovina vittoriosa diventa “regina” non solo per la sua forza, ma come simbolo di resistenza, fierezza e appartenenza a un territorio.
Le bovine che combattono, soprattutto di razza Valdostana, Pezzata Nera o Castana (fortemente imparentate alla razza Hérens del Vallese), sono tutte gravide, così da contenerne l’aggressività. Secondo l’attuale regolamento, questi esemplari vengono divisi per categorie in base al peso e avanzano in un tabellone a eliminazione. Il culmine è il Combat Final (in genere la terza domenica di ottobre), con l’incoronazione delle “Reine” di ciascuna categoria e l’assegnazione del bosquet, l’iconico trofeo floreale.
Le Batailles de Reines non sono pensate come spettacoli cruenti. Non si tratta di corrida o di lotte forzate: le vacche non vengono istigate con bastoni o pungoli, ma messe l’una di fronte all’altra e lasciate libere di seguire il loro istinto. Queste razze stabiliscono spontaneamente una gerarchia di branco con spinte di testa, corna e corpo: quando una riconosce la dominanza dell’altra, si ritira. In arena si riproduce lo stesso schema: lo scontro si interrompe appena un animale si volta e si allontana. Sebbene qualche escoriazione o piccola contusione possa capitare, la regola base è che non ci sia sangue né dolore significativo.
Ciononostante, queste manifestazioni hanno attirato ugualmente alcune critiche. La più significativa espressione di contrarietà è del 2016, quando un gruppo di una quindicina di animalisti si posizionò all’esterno dell’arena per tutta la giornata, con striscioni contro lo sfruttamento degli animali, e insulti e provocazioni al pubblico e agli allevatori.
L’edizione 2025 rappresenta il 68° Concours régional, con 18 eliminatorie distribuite tra marzo e settembre, che animano prati, campi sportivi e aree-fiera in tutta la regione. Il percorso si conclude con la finale del 19 ottobre all’Arena Croix-Noire di Aosta, uno spazio che può accogliere migliaia di spettatori e che, per un giorno, diventa l’epicentro culturale della Valle.
Negli ultimi anni l’organizzazione si è dovuta confrontare con nuove criticità. Le emergenze sanitarie legate agli animali, dalla blue tongue alla dermatite nodulare, hanno imposto protocolli di sicurezza, vaccinazioni e rinvii, mostrando come la tradizione debba adattarsi a un contesto agricolo sempre più fragile e interconnesso. Nonostante le difficoltà, la partecipazione è rimasta alta, segno di un legame forte tra le famiglie allevatrici e la manifestazione.
Allo stesso tempo, le Batailles si sono aperte al pubblico turistico: le tribune ospitano appassionati, curiosi, scolaresche, viaggiatori in cerca di 'autenticità alpina'. Le vacche, decorate e curate con attenzione, diventano protagoniste di un palcoscenico che va oltre il mondo agricolo, parlando di identità culturale a un pubblico globale.
La Bataille de Reines non è solo competizione bovina. Attorno alle sfide si sviluppa un microcosmo economico e sociale che unisce agricoltura, allevamento, turismo e artigianato. Nei giorni delle eliminatorie e della finale, i visitatori possono degustare prodotti locali (come Fontina DOP, salumi, miele e vini valdostani) e acquistare manufatti artigianali. Le feste diventano così anche mercati rurali, in cui il territorio si racconta e si promuove.
Ma c’è un altro aspetto meno visibile e altrettanto importante: la Bataille per molti rappresenta un collante comunitario. Sembra infatti unire generazioni diverse, dagli anziani allevatori che tramandano saperi e pratiche, ai giovani che scelgono di rimanere nelle vallate portando avanti un mestiere faticoso ma sul territorio riconosciuto come identitario.













