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Attualità | 11 luglio 2025 | 13:00

Dal crollo del ghiacciaio a Blatten all'enorme frana che minaccia Brienz: un nuovo modello 3D (VIDEO) per prevedere il movimento dei distacchi

Lo strumento è stato sviluppato dai ricercatori del Politecnico federale di Zurigo e dall'Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio: oltre a previsioni più accurate, dicono i responsabili, il nuovo modello potrà dare un importante contributo alla gestione del rischio nelle regioni alpine

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
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Un nuovo modello in tre dimensioni per prevedere con accuratezza il flusso, l'altezza e la distanza di arresto di masse di materiale – neve, roccia o ghiaccio – nel contesto montano e per supportare la gestione del rischio nelle regioni alpine. È questo l'innovativo strumento realizzato dai ricercatori del Politecnico federale di Zurigo (Eth) e dall'Istituto federale svizzero di ricerca per la foresta la neve e il paesaggio (Sfl) per migliorare, in particolare, la comprensione di questi violenti fenomeni – che sempre più spesso interessano anche il nostro territorio.

Il sistema è stato testato, con successo, nel contesto della frana che da tempo minaccia il paesino di Brienz e, in particolare, nell'elaborazione di un preciso modello dell'enorme crollo che negli ultimi mesi ha sepolto Blatten dopo il distacco del ghiacciaio sul Kleins Nesthorn.

 

“I modelli classici 'a profondità media' – spiega Johan Gaume, professore ed esperto di movimenti di masse alpine dei due enti promotori del progetto – sono utili per stime preliminari ma faticano in terreni accidentali e irregolari come quello di Blatten, dove il comportamento dei fluidi è fortemente tridimensionale. In questi casi, le simulazioni 3D offrono una rappresentazione molto più realistica del movimento del materiale”.

 

I modelli tradizionali, in pratica, non calcolano ogni singolo movimento all'interno del crollo: stimano invece un flusso medio, descrivendo quanto velocemente si muove il materiale, quanto spesso è lo strato di detriti e in che direzione si muove sul terreno. Già nel 2022, spiegano i responsabili del Politecnico di Zurigo, Gaume e i suoi colleghi avevano sviluppano un primo simulatore in tre dimensioni con il quale riprodurre realisticamente una serie di eventi catastrofici del passato, compreso il Vajont.

 

I risultati misero in mostra le potenzialità del modello, messo però alla prova solo su eventi passati e non su un contesto previsionale. Il vero test, dicono ancora i ricercatori, arrivò nel 2023, con il movimento della frana sopra il villaggio di Brienz – evacuato a più riprese negli ultimi anni dalle autorità. “La nostra simulazione – continua Gaume – ha previsto che la frana si sarebbe fermata a poche decine di metri dalle prime abitazioni. I risultati, condivisi informalmente con le autorità cantonali, hanno poi rispecchiato con grande precisione l'estensione reale dell'evento franoso. Questo ha confermato l'affidabilità del modello in una situazione reale e critica”.

 

Un'ulteriore conferma è arrivata nel maggio di quest'anno, con lo spaventoso evento a Blatten: sebbene non in contatto con le autorità cantonali, Gaume e il suo team portarono avanti una serie di simulazioni con l'obiettivo di mettere ulteriormente alla prova le capacità predittive del modello in uno scenario più complesso e precario di quello di Brienz – visto che a Blatten era coinvolta anche una grossa quantità di ghiaccio.

 

Partendo da stime molto vicine ai dati finali sia per quanto riguarda la massa di materiale interessato che per il coefficiente di attrito (la resistenza quindi allo scivolamento del materiale), le simulazioni del modello si sono dimostrate in grado di gestire processi a catena che si verificano in topografie complesse e ripide: “In generale – spiega in altre parole Gaume – abbiamo raggiunto un livello di accuratezza predittiva che permette al nostro modello di fornire stime più precise per quanto riguarda i complessi movimenti di massa alpini, sia in termini di quanto in basso possano estendersi lungo il pendio sia di quanta superficie del fondovalle possano effettivamente coprire”.

 

Ora – continua l'esperto – abbiamo un affidabile strumento pronto all'uso che ci permette di supportare le autorità con simulazioni che permettano di stimare le potenziali conseguenze di imminenti movimenti di massa”. Le simulazioni – che non sono attualmente parte delle indagini sull'evento e degli sforzi per la gestione del rischio – hanno previsto la distruzione della maggior parte di Blatten e hanno mostrato con grande precisione l'estensione della massa crollata sul lato sud-ovest della valle, di 1,2 chilometri, e su quello nord-est, di 700 metri. Stime che, ancora una volta, si sono rivelate sorprendentemente accurate una volta confrontate con i dati reali dell'evento.

 

La particolarità del modello, che rispetto a quelli tradizionali permette alle particelle rappresentate di “staccarsi” dalla superficie, riproducendo con accuratezza anche le fasi aeree, è stata cruciale nel ricreare il crollo a Blatten, dove la particolare conformazione della montagna ha spinto il materiale fino a 100 metri di altezza.

 

“Nutriamo la massima stima – conclude Gaume – per le autorità della Lötschental e di Brienz per il modo esemplare in cui hanno gestito, e continuano a gestire, la situazione, e proviamo profonda compassione per i residenti che hanno perso le loro case e i loro beni. Tragicamente, il crollo del ghiacciaio ha provocato anche la morte di una persona, il che ci ricorda il costo umano reale che si cela dietro questi disastri naturali”.

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