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Attualità | 14 aprile 2025 | 12:00

È arrivata la stagione della neve liquida e non siamo pronti: alla prova della fusione, solo il bacino del Po è promosso

Aprile, in Italia, segna l’inizio di uno spartiacque, un passaggio critico tra accumulo e fusione: un confine stagionale che condiziona la disponibilità idrica, l’agricoltura, l’energia e, di conseguenza, anche la vivibilità dei territori. Il quinto aggiornamento mensile sulla neve curato da Fondazione CIMA descrive un deficit nazionale dell'equivalente idrico nivale del 34%, molto marco nelle regioni del Centro Sud, a dispetto della neve caduta tra fine marzo e inizio aprile

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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L'immagine dei rifugi sommersi dalla neve sul Gran Sasso d'Italia all'inizio della Primavera non ci deve trarre in inganno: queste nevicate tardive, nel mese di marzo più caldo mai registrato in Europa, probabilmente non avranno un effetto rilevante sulla quantità d'acqua a disposizione nei mesi estivi. Le riserve accumulate, che Fondazione CIMA monitora mese per mese durante la stagione invernale e misura con il parametro dell'equivalente idrico nivale, in inglese Snow Water Equivalent (SWE), mostr in Italia un deficit del 34% rispetto al valore mediano del periodo 2011-2023.

 

Questo deficit, in pratica manca un terzo dell'acqua, destinato a restare tale, considerando che aprile è il mese spartiacque, in cui "da deposito invernale [la neve] diventa acqua liquida, pronta a fluire verso valle". Fondazione CIMA specifica che questo momento è "il passaggio critico tra accumulo e fusione: un confine stagionale che condiziona la disponibilità idrica, l’agricoltura, l’energia e, in fondo, la vivibilità dei territori". La fotografia scattata oggi, insomma, può offrire strumenti per analizzare che cosa accadrà nei prossimi mesi nei diversi bacini idrografici in tema di eventuale scarsità d'acqua.

 

A non aver problemi, potrebbe essere il bacino del Po, perché  le Alpi, in particolare l'arco occidentale, nella seconda metà di marzo hanno "saputo sfruttare la finestra meteorologica" caratterizzata da precipitazioni abbondanti, accompagnate da temperature inferiori alla media, "accumulando nuova neve e riducendo, almeno parzialmente, il deficit". "Il Po, bacino idrografico più esteso del Paese e custode di quasi la metà della risorsa nivale italiana, è oggi il fiume con le condizioni migliori: il deficit è sceso al -15%, rientrando nella variabilità naturale osservata negli ultimi anni" spiega Fondazione CIMA.

 

Diversa la situazione sull’Adige, dove il deficit si attesta al -37%: anche qui marzo aveva regalato un recupero, ma le temperature elevate degli ultimi giorni hanno già innescato una fusione anticipata, che riporta i valori in calo.

 

"È l’innalzamento termico, più che l’assenza di precipitazioni, il protagonista di questa stagione fino ad oggi. Negli ultimi anni stiamo assistendo a un accorciamento del ciclo nivale: la neve arriva tardi, si fonde presto, e rimane meno tempo disponibile a contribuire al bilancio idrico", spiega Francesco Avanzi, ricercatore di Fondazione CIMA.

 

La situazione è particolarmente critica invece sugli Appennini, dove la neve è quasi assente a tutte le quote. Un dato eloquente: nel bacino del Tevere, il deficit di SWE raggiunge oggi il -89%. È un’anomalia severa, ancora peggiore rispetto allo stesso periodo del 2024. L’unica eccezione parziale si registra sul versante adriatico, dove alcune nevicate recenti hanno portato un lieve miglioramento, in particolare nel bacino dell’Aterno-Pescara, oggi al -43%. Una differenza tra lati est e ovest che non sorprende data l’orografia e la climatologia della dorsale appenninica. Ma si tratta comunque di condizioni ben al di sotto della media storica.

 

A rendere il quadro ancora più complesso sono le nuove previsioni stagionali dell’Agenzia ItaliaMeteo, disponibili per la prima volta con un dettaglio specifico per l’Italia. Secondo queste previsioni, il resto di aprile dovrebbe essere più secco della norma al nord, e un po’ più piovoso della norma al Centro-Sud. Parallelamente, le temperature per aprile dovrebbero essere più fresche rispetto alla norma su tutto il territorio nazionale. Per i mesi successivi le temperature tenderanno a risalire fino a risultare ovunque superiori alla media, mentre le precipitazioni risultano in linea con la climatologia.

 

Nel breve periodo, questo significa una potenziale decelerazione della fusione, specialmente alle quote più alte. Contestualmente, però, l’assenza di nuove precipitazioni sopra norma al nord, se confermata, significa una sostanziale fine della stagione di accumulo 2024/25. "Quando parliamo di risorsa nivale, non possiamo però limitarci alla quantità di neve caduta: è la sua distribuzione nel tempo e nello spazio, insieme alle condizioni termiche, a determinarne l’effettiva utilità idrica. Una nevicata abbondante seguita da un rapido aumento delle temperature, per esempio, risulta meno efficace di una stagione moderata ma più stabile", spiega ancora Avanzi. 

 

In sintesi, anche se la neve c’è stata, in parte, è il caldo ad aver dettato le regole, con temperature che hanno in diverse aree del paese modificato la distribuzione temporale e spaziale della neve.

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