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Attualità | 28 luglio 2025 | 12:01

"È bella così". Elva era il Comune più povero d'Italia: in tanti oggi hanno paura che possa essere danneggiata dal "Bando Borghi". La conservazione è un auspicio rispettoso degli abitanti?

I 20 milioni di euro ottenuti grazie al progetto "Pnrr Borghi d’Italia" possono contribuire effettivamente al miglioramento della vita in quella zona di montagna o generare più danni che benefici? Quali sono gli accorgimenti da prendere affinché il finanziamento abbia un effetto benefico nel tempo?

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Elva è il nome di un Comune sul quale insistono 28 borgate, alcune delle quali ormai abbandonate, in un bellissimo e suggestivo vallone laterale della Valle Maira. Se i suoi luoghi sono noti agli amanti della montagna, dell’arte e delle tradizioni, a mia memoria di Elva si è parlato con insistenza sui media nazionali due volte, negli ultimi 40 anni: quando nel 1987 scoprì di essere, secondo le statistiche dell’Istat, il Comune più povero d’Italia e quando ha vinto i 20 milioni di euro del “PNRR Borghi d’Italia”, scatenando ricorsi legali, dibattiti e accesi confronti circa l’opportunità che così tanto denaro sia destinato a un Comune di montagna con poche decine di abitanti. Il dilemma esiste ed è reale: il finanziamento giunge nelle casse del Comune perché il progetto presentato è stato valutato il migliore del Piemonte, ma è un progetto che ha senso e può contribuire effettivamente al miglioramento della vita in quella zona di montagna o ha caratteristiche tali da generare più danni che benefici? Assai difficile rispondere. Molto più facile, per chi non vive ad Elva, lamentare il rischio del cambiamento, di “non riconoscere più Elva" così come è oggi. Ecco qualche considerazione, che scrivo dopo aver incontrato il sindaco Giulio Rinaudo e aver fatto con lui una visita ai cantieri in corso.

 

1.      La politica dell’ex ministro Franceschini, che ha previsto la concentrazione di tanti soldi in un unico borgo per ciascuna Regione italiana non è una scelta di Elva. Personalmente nutro dubbi sull’efficacia complessiva di questo approccio perché può generare evidenti squilibri tra il cambiamento atteso nel borgo “miracolato” e i territori vicini. Elva, tuttavia, non è responsabile per questa politica, ha solo avuto il merito di presentare il progetto considerato il migliore e più meritevole di sostegno e di essere impegnata nel dimostrare che la politica dei contributi “a pioggia” è bene che sia superata dalla sfida del “i soldi ci sono se il progetto vale”.

 

2.      Giudicare Elva con gli occhi di chi vive altrove, in condizione di agio molto maggiore, guardando a quel territorio solo come paesaggio da conservare perché ritenuto "bello così" e goderne in momenti di vacanza, non è rispettoso nei confronti degli elvesi. Vivere a Elva, oggi come in passato, è impegnativo, faticoso e costoso. Lontana dai servizi che offre la pianura, dalla metà del secolo scorso il territorio si è così spopolato che la sua amministrazione ha visto nel “bando borghi” una sorta di ultima possibilità per dare un futuro a chi vi risiede e per cercare di cambiarne un destino che altrimenti sembra segnato. Ricordiamo che le disponibilità finanziarie di un Comune con poche decine di residenti, ma che ha comunque un ampio territorio da mantenere, sono esigue e non consentono nemmeno l’adeguata manutenzione ordinaria di strade, sentieri e boschi.

 

3.      Le sfide che si devono affrontare, perciò, sono diverse: nel breve termine bisogna realizzare gli investimenti riducendo al minimo l’impatto ambientale prodotto (ad esempio il consumo del suolo, l'uso di risorse naturali non rinnovabili, le emissioni e l'inquinamento visivo e fisico derivante dalla crescente presenza di mezzi di trasporto e di costruzione, e così via), sostenendo al contempo quegli impatti sociali positivi che già si stanno manifestando (ad esempio l'occupazione); nel medio-lungo periodo bisogna che gli investimenti si possano autofinanziare evitando la necessità del ricorso ai contributi di enti e istituzioni. Bisogna, inoltre, che gli effetti positivi attesi (come attrazione di nuovi residenti, occupazione, nuovi servizi in loco, nuove attività produttive e commerciali) si mantengano nel tempo con un equilibrio che non faccia dipendere solo dal turismo la sussistenza e la crescita della comunità.

 

Il sindaco ha di fronte un compito arduo. Dalla sua l’entusiasmo, l’onestà e la determinazione. Contro ci sono i tempi entro i quali realizzare il tutto, i giudizi di chi guarda da lontano, il rischio che il vallone si trasformi nel parco giochi di chi lo frequenta solo di domenica o lo sgonfiarsi progressivo dei risultati nel caso il volano economico che si vuole attivare non produca quanto atteso. Per valutare se lo Stato avrà speso bene i nostri soldi, pertanto, dobbiamo aspettare ancora un po’ e fare affidamento sull’onestà del sindaco Rinaudo, sull’impegno degli elvesi e sulla consapevolezza che Elva è così bella che non dovrebbero bastare alcuni nuovi manufatti per rovinarne realmente l’attrattività.

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