Il Cai dice no alla nuova seggiovia: "Prima di costruire ex novo, è doveroso prendersi cura di ciò che già c’è in Valmalenco"

In un comunicato congiunto, il Cai Valmalenco e il Cai Valtellinese hanno condiviso alcune osservazioni in merito al Patto Territoriale della Valmalenco, auspicando un miglior utilizzo dei soldi pubblici: "Il risultato paradossale è che l’intervento forse più in linea con un approccio sostenibile e di servizio, ovvero la riqualificazione dei parcheggi esistenti a Vassalini, rischia di essere accantonato, mentre vengono portati avanti quelli più discutibili sul piano della sostenibilità futura"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
In un comunicato congiunto, il Club Alpino Italiano Sezione Valmalenco e Sezione Valtellinese offrono alcune osservazioni sul Patto Territoriale per la Valorizzazione della Ski Area Valmalenco, un progetto da 22 milioni di euro finanziato in gran parte dalla Regione Lombardia. Nonostante le ingenti risorse, il patto ha generato forti critiche e preoccupazioni per la sua effettiva sostenibilità e per la destinazione dei fondi pubblici.
A fronte di un solo intervento completato e un altro annullato - rileva il Cai - sono previste nuove infrastrutture come una nuova seggiovia al Sasso Nero, considerata inadatta anche alla luce delle condizioni climatiche della zona e contraddittoria rispetto ai principi di sostenibilità promossi dal Patto stesso. Si solleva inoltre il paradosso per cui interventi di riqualificazione utili rischiano di essere sacrificati a favore di opere più discutibili.
Il comunicato sottolinea il punto di vista condiviso dalle due sezioni lombarde del Club Alpino Italiano, che auspicano una gestione più oculata dei fondi pubblici, privilegiando la manutenzione e l'ammodernamento delle infrastrutture esistenti rispetto alla creazione di nuove opere. Viene ribadita l'importanza di un dialogo tra tutti gli attori locali per ridisegnare un futuro più sostenibile per la Valmalenco.
Di seguito il comunicato integrale, firmato dai presidenti Arianna Dell'Agostino (Cai Valmalenco) e Giovan Battista Bonomi (Cai Valtellinese).

Nel 2022 Regione Lombardia ha acceso un faro di milioni sulla montagna: 14,47 milioni di euro destinati alla ski area, che con i cofinanziamenti dei Comuni di Chiesa in Valmalenco, Lanzada, Caspoggio e della Funivia al Bernina, portano l’investimento a 22 milioni.
Il cosiddetto Patto Territoriale per la Valorizzazione della Ski Area Valmalenco, un nome che promette sviluppo, ma che rischia di lasciare sul terreno più ferite che futuro.
Ad oggi risultano conclusi solamente l’intervento di sostituzione della fune della seggiovia Caspoggio – Sant’Antonio, mentre nel gennaio 2025 è stata ufficialmente archiviata la proposta di realizzazione della cabinovia Franscia – Dosso dei Vetti, in ragione di vincoli ambientali insormontabili.
Il patto contempla interventi, utili e necessari, di manutenzione e riqualificazione delle infrastrutture esistenti come i parcheggi in località Vassalini in prossimità della stazione di partenza della funivia “Snow Eagle” e la ristrutturazione dell’edificio Centro Servizi di Chiesa in Valmalenco in via Squadrani; prevede però anche una nuova pista da sci dall’Alpe Palù a San Giuseppe, l’ampliamento dell’esistente pista blu dell’Alpe Palù oltre alla realizzazione di una nuova seggiovia dal Bocchel del Torno a cima Sasso Nero a quota 2900 metri.
Il Comune di Chiesa in Valmalenco si trova a dover apportare modifiche al Patto sottoscritto in quanto, dopo aver conferito incarichi progettuali nell’anno 2023 (atti visionabili sul sito istituzionale dell’Ente) per la ristrutturazione e ampliamento dell’edificio Centro Servizi di Via Squadrani e per la realizzazione di nuovi parcheggi in località Vassalini, a fronte dell’aumento generale dei costi di realizzazione di tali opere, ha richiesto a Regione Lombardia di poter sacrificare un’opera prevista al fine di coprire i maggiori costi degli altri progetti avviati.
La Regione avrebbe respinto questa rimodulazione, insistendo sulla realizzazione della seggiovia al Sasso Nero come opera-simbolo del finanziamento concesso. Il risultato paradossale è che l’intervento forse più in linea con un approccio sostenibile e di servizio, ovvero la riqualificazione dei parcheggi esistenti a Vassalini, rischia di essere accantonato, mentre vengono portati avanti quelli più discutibili sul piano della sostenibilità futura.
La costruzione di questa nuova seggiovia quadriposto per rendere fruibile un versante in alta quota per attività di freeride (fuoripista in neve fresca), è però contrastante con le condizioni nivologiche di quella zona: si tratta di versanti soleggiati e rocciosi dove la neve spesso scarseggia o si trasforma rapidamente in crosta, risultando inadatta per poter essere sciata in freeride.
Basti pensare che, nella stagione 2024-2025, caratterizzata da poche precipitazioni, una seggiovia al Sasso Nero avrebbe potuto operare soltanto pochi giorni, lontanissima dalle ottimistiche previsioni di 150 giorni di esercizio annuo ipotizzate nel Patto. Anche se si pensasse di realizzare una pista battuta, i limiti risultano comunque evidenti, infatti il muro della pista a valle evidenzia che, anche la pista battuta, ogni stagione, a causa del disgelo pomeridiano, nella notte si trasforma in una lastra di ghiaccio prima di ogni altra pista del comprensorio.
Non si tratta solo di un errore tecnico, ma di una contraddizione culturale e politica. È opportuno ricordare che lo stesso "Patto Territoriale" (Allegato 1, pag. 68) raccomanda di tenere in debita considerazione gli effetti del cambiamento climatico e di promuovere un modello di sviluppo improntato alla sostenibilità integrale (Allegato 1, pag. 42).
Alla luce di tali considerazioni, riteniamo imprescindibile che il Sasso Nero rimanga un ambiente naturale libero, integro e non deturpato da nuovi impianti di risalita, affinché continui a essere uno straordinario belvedere sul gruppo del Bernina da tutelare e preservare per le generazioni future.
E allora? Come si giustifica un progetto così fragile, costoso, impattante e realizzato a discapito di altre opere più importanti per la Valmalenco?
Prima di costruire ex novo, è doveroso prendersi cura di ciò che già c’è in Valmalenco, migliorandolo e rendendolo adeguato alle esigenze attuali. Molte strutture turistiche e sportive esistenti risultano oggi obsolete o sottoutilizzate, bisognose di essere riqualificate radicalmente sia dal punto di vista architettonico-paesaggistico, sia sotto il profilo dell’efficienza energetica e dell’accessibilità (strutture “Campanacci” presso Alpe Palù e Monte Motta, piscina comunale, palestra di arrampicata indoor località Pradasc, palazzetto dello sport, centro fondo località Sabbionaccio).
Allo stesso modo, risultano prioritari gli interventi su infrastrutture di base come i parcheggi (località Vassalini punto di partenza dell’attuale funivia, località Prà Pedrana in San Giuseppe e punto di partenza dell’attuale seggiovia) e i collegamenti, oltre ad una maggiore cura della rete escursionistica (sentieri e alte vie come l’Alta Via della Valmalenco e l’itinerario transfrontaliero Bernina Sud rappresentano il patrimonio storico della valle, molto apprezzato in estate ma anche in inverno per ciaspolate e lo scialpinismo).
Quanto sopra è stato ribadito anche durante il workshop partecipativo tenutosi lo scorso 27 marzo a Chiesa in Valmalenco e organizzato da Unimont – polo d’eccellenza dell’Università degli Studi di Milano – in collaborazione con Regione Lombardia, nell’ambito del progetto Interreg Alpine Space TranStat.
In tale occasione si è avviato un confronto critico e propositivo sul futuro del territorio. Con riferimento alla ski area, è emersa la necessità di procedere all’ammodernamento degli impianti esistenti, evitando nuovi interventi di ampliamento, al fine di perseguire criteri di sostenibilità e valorizzare le infrastrutture già disponibili.
Per le ragioni sopra indicate, il Club Alpino Italiano Sezione Valmalenco e Sezione Valtellinese auspicano un miglior utilizzo dei soldi pubblici, affinché prevalgano gli interessi collettivi; ci auguriamo che le considerazioni e proposte illustrate possano stimolare una riflessione profonda e un dialogo ampio tra tutti gli attori coinvolti – amministratori, operatori turistici, cittadini, associazioni – per ridisegnare insieme il futuro della Valmalenco.













