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Attualità | 17 dicembre 2025 | 18:07

Individuati i 2.844 comuni montani che si spartiranno le risorse previste dalla nuova legge sulla montagna: ecco i criteri utilizzati per definirli

Con il decreto di classificazione dei comuni montani, il Governo darà attuazione alla "Nuova legge sulla montagna" approvata a settembre. La combinazione di tre criteri (basati su altimetria e pendenza) porta a "qualificare come montani 2.844 comuni (il 36% dei comuni italiani), che si sviluppano sul 40% della superficie del Paese e hanno una popolazione residente di 7,8 milioni di abitanti (il 13,2% della popolazione nazionale)". Ne risulta una netta riduzione rispetto alla classificazione precedente, che contava 4201 comuni

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Come annunciato pochi giorni fa, il Governo ha messo nero su bianco cosa vuole dire "montagna" in Italia, oggi.

 

Con un apposito decreto di classificazione dei comuni montani, il Governo sta per dare infatti attuazione alla cosiddetta "Nuova legge sulla montagna" approvata a settembre.

 

La classificazione serve a stabilire politicamente quali siano i comuni "montani" (interessati quindi dal provvedimento) e quali no, stabilendo dunque a quali territori assegnare le risorse economiche previste. 

 

L’iter prevedeva che, entro novanta giorni dall’entrata in vigore della legge, venissero "definiti, in base ai parametri altimetrico e della pendenza, i criteri per la classificazione dei comuni montani e, contestualmente, l’elenco dei comuni montani risultante dall’applicazione dei citati criteri". 

 

Il decreto di classificazione dei comuni montani è sottoposto al parere del Consiglio di Stato oltre che a quello della Conferenza Unificata.

 

Pochi giorni fa, in occasione della Giornata internazionale della montagna, il Ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli aveva enunciato (fornendo di fatto un’anticipazione sui documenti governativi) i tre criteri (ne avevamo parlato in QUESTO ARTICOLO).

 

Tali criteri, basati come detto su altimetria e pendenza, sono stati definiti dal Ministero avvalendosi "di una specifica istruttoria tecnica realizzata dal Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie della Presidenza del Consiglio dei ministri, con il coinvolgimento di sei esperti". Tra queste sei figure, nominate dalla Conferenza Unificata, ci sono rappresentanti provenienti da Valle d'Aosta, Abruzzo, Sardegna, Veneto, Piemonte e Lombardia. Risultavano esclusi i territori dell'Italia centrale (come facevamo notare in QUESTO ARTICOLO).

 

"Per la definizione dei criteri per la classificazione dei comuni montani, il Dipartimento ha ritenuto di valorizzare l’opinione formalizzata dagli esperti designati dalle Regioni accogliendo poi parzialmente la proposta di uno degli esperti designati da ANCI", si legge nella relazione del Dpcm proposto, anticipato da fonti governative.

 

Vediamo dunque quali sono i tre criteri utilizzati, contenuti nella proposta.

 

Il criterio principale per classificare i comuni montani è il seguente: "Si considerano comuni montani tutti quei comuni il cui territorio si trovi per almeno il 25% al di sopra di 600 metri sul livello del mare e la cui superficie sia caratterizzata per almeno il 30% da una pendenza superiore al 20%". In questo modo, sulla base dei dati Istat, si individua un primo gruppo di 2.591 comuni montani, che rappresentano a livello nazionale il 37,2% della superficie territoriale e l’11,6% della popolazione residente (poco più di 6,8 milioni di abitanti).

 

Il secondo criterio aggiunge "quei comuni il cui territorio è caratterizzato da una altimetria media superiore ai 500 metri sul livello del mare". "Si tratta di comuni che, pur non raggiungendo i picchi altimetrici usuali dell’arco alpino, in considerazione di una quota altimetrica media significativa (500 m. s.l.m.), patiscono svantaggi paragonabili a quelli affrontati dai comuni che presentano le caratteristiche geomorfologiche indicate nel primo criterio", spiega il Dpcm. Applicando il secondo criterio, acquisiscono "la qualifica di ‘comune montano’ altri 232 comuni", per un totale provvisorio di 2.823. "Rispetto all’applicazione del primo criterio, l’abbassamento dell’altimetria a 500 metri consente di riconoscere la montanità a più ampie zone appenniniche, oltre che a un maggior numero di comuni delle isole maggiori. In particolare, i comuni montani del Mezzogiorno passano da 800 a 911, con significativi incrementi in Molise (+29 comuni), Puglia (+7 comuni), Campania (+36 comuni), Sicilia (+18 comuni) e Sardegna (+17 comuni)", si legge nella relazione.

 

Un terzo e ultimo criterio considera montani "tutti quei comuni il cui territorio è totalmente intercluso da quello di comuni classificati come montani a seguito dell’applicazione dei criteri principali, a condizione che abbiano una altitudine media di 300 m. s.l.m". In questo modo si aggiungono altri 21 comuni.

 

In conclusione, la combinazione dei tre criteri porta a "qualificare come montani 2.844 comuni (il 36% dei comuni italiani), che si sviluppano su una superficie di 121.715 chilometri quadrati (pari al 40,3% della superficie del Paese) e che hanno una popolazione residente di 7,8 milioni di abitanti (pari al 13,2% della popolazione nazionale). Si tratta di comuni che insistono sull’arco alpino ma anche su tutta la dorsale appenninica e nelle isole maggiori".

 

In un question time alla Camera del 17 dicembre, il ministro Calderoli ha aggiunto: "Preannuncio sin d’ora la disponibilità del Governo a includere, nel confronto con gli enti territoriali, ulteriori peculiari situazioni di interclusione, per giungere ad un totale di quasi 2.900 comuni montani".


Fonte: elaborazioni su dati ISTAT e DTM NASADEM_HGTv001

Ne risulta una netta riduzione rispetto alla classificazione precedente, che contava 4201 comuni (di cui 3546 totalmente montani e 655 parzialmente montani, pari al 54,3% della superficie nazionale e al 19% della popolazione, riprendendo i dati Uncem).

 

A proposito della "sforbiciata", il Dpcm spiega: "La riduzione del numero di comuni montani consentirà di concentrare le risorse disponibili per le zone autenticamente montane".

 

Sull'espressione "autenticamente montane" avremo modo di ritornare. La sensazione è che la torta da spartire sia piuttosto piccola, come puntualizzava il presidente di Uncem Marco Bussone dopo l'approvazione della legge: "Nella legge non vengono alzati i 200 milioni che erano stati previsti nella legge di bilancio 2021 dalla ministra Gelmini e dal precedente Governo. Da 200 milioni di euro si può salire, anche attivando risorse dalle concessioni idroelettriche, autostradali e delle attività estrattive. La montagna non vuole più regalare risorse. Bisognerà dunque intervenire in legge di bilancio per aumentarne le risorse, affinché tutte le regioni abbiano un fondo per la montagna e una normativa sulla montagna". 

 

Il nuovo elenco serve proprio a individuare i comuni destinatari delle misure di sostegno previste dalla Nuova Legge sulla Montagna, in merito a sanità, istruzione, incentivi agli investimenti e alle imprese, lavoro agile, acquisto e ristrutturazione di immobili. Questi comuni "beneficiari" saranno individuati "sulla base di parametri socio-economici da successivi regolamenti, esclusivamente nell’ambito di quelli inseriti nell’elenco di comuni montani allegato al Dpcm, che definisce dunque la platea dei comuni che potranno beneficiare delle misure statali di sostegno della montagna".

 

Per quanto riguarda invece il Fondo Sviluppo Montagne Italiane (Fosmit), a quanto si apprende, "l’elenco dei comuni montani individuato dal Dpcm varrà come parametro per la ripartizione del Fosmit alle regioni, ferma restando poi la possibilità per le regioni stesse di impiegare tali risorse anche per comuni che non siano inclusi nell’elenco statale".

 

Ciò che emerge dal decreto è un'Italia "montana" definita basandosi - come già fatto in passato - su parametri che hanno più a che fare con la topografia che con l'identità dei luoghi stessi, che si ritrovano da oggi inclusi (o esclusi) nell'elenco ufficiale dei Comuni montani. 

 

"Da oggi i 56.000 abitanti di Cuneo sono tutti montanari, ma non lo sono più i 4100 di Revello, o di Cortemilia. Per chiarimenti, non telefonatemi - commenta Roberto Colombero, presidente di Uncem Piemonte -. Seriamente, questa cosa si poteva e doveva evitare. Abbiamo bisogno di tenere insieme i territori, non di dividerli (per delle briciole, tra l’altro). Concentriamoci sulle sfide e opportunità vere".
 

"La montagna non è solo altitudine ma una condizione sociale e territoriale", faceva notare Uncem Marche qualche settimana fa, condividendo un pensiero espresso da più voci in rappresentanza dei territori coinvolti dal provvedimento, in particolare dalle regioni centrali italiane.

 

Ora che sono stati stabiliti, la discussione attorno all'appropriatezza dei criteri per dare concretezza alla Legge sulla montagna meriterà nuove e più approfondite riflessioni.

 

Alcune Regioni hanno chiesto il rinvio dell'esame del decreto, previsto inizialmente per il 18 dicembre in Conferenza Unificata a Roma. 

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