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Attualità | 24 maggio 2025 | 18:00

Latte crudo: "Con l’introduzione dell’etichetta ci potremmo aspettare una riduzione di circa il 20% dei casi". L'intervento dell'associazione Progetto Alice

Da 21 anni, l'associazione Progetto Alice è in prima linea nella ricerca sulla Sindrome Emolitico Uremica. Le parole del rappresentante, Paolo Chiandotto, danno ulteriore slancio al dibattito sui rischi di latte crudo e prodotti derivati, introdotto sul nostro quotidiano dal dottor Burioni e portato avanti da un più recente intervento del professor Battaglini

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Voglio ricordare che ci sono dei bambini che sono morti, ci sono dei bambini che sono a casa con danni neurologici permanenti, non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, con necessità di assistenza continua, privati di un futuro; intere famiglie sono state annientate da questo problema”. 

 

Io sono il papà di Alice, in primis”, ricorda Paolo Chiandotto, rappresentante e fondatore di Progetto Alice – Associazione per la lotta alla SEU, che ci ha contattati chiedendo la possibilità di replica all’intervista rilasciata dal professor Battaglini a L'AltraMontagna (QUI articolo). L’associazione investe in ricerca e sostegno alle famiglie colpite da casi di Sindrome emolitico-uremica. “Abbiamo fondato un centro con il Policlinico di Milano e altri in Lombardia e Basso Piemonte; così abbiamo steso una rete, ancora più di dieci anni fa, che ha consentito di accumulare dati e acquisire conoscenze, anche e soprattutto rispetto alle infezioni da STEC”, ci racconta.

 

Come il dottor Burioni (QUI articolo), Chiandotto, a nome dell’Associazione, aveva presentato audizione alla Commissione affari sociali a marzo 2025. In quest’occasione, affermava che “con l’introduzione dell’etichetta ci potremmo aspettare una riduzione di circa il 20% dei casi di Sindrome Emolitico Uremica e una ulteriore riduzione delle infezioni da E-Coli STEC, causa di gastroenteriti importanti che alcune volte necessitano di ricovero dei bambini”.

 

Oggi, Chiandotto ci scrive proprio a commento dei recenti interventi del dottor Burioni e del professor Battaglini.

 

Riportiamo di seguito le sue parole.

 

L’Istituto Superiore di Sanità, a proposito della prevenzione del rischio da Escherichia Coli verotossina-produttore, quindi Escherichia Coli VTEC, ha definito “non trascurabile” il rischio dell’assunzione di latte crudo. E si tenga presente che al tavolo c’erano anche numerose associazioni di categoria. Certo, non si parla del 30-50% di rischio di contrarre la malattia, ma è altrettanto vero che, se il rischio è definito “non trascurabile”, pur qualcosa bisogna prendere in considerazione per diminuirlo e soprattutto per proteggere le persone, facendo in modo perlomeno che il consumo di questi prodotti sia consapevole. Per questa ragione, il latte crudo e la sua vendita sono stati disciplinati da una circolare del Ministero della Salute che obbliga tutti i distributori ad apporre il cartello “da consumarsi previo bollitura”.

 

Nel suo intervento Battaglini ha fatto almeno un paio di affermazioni su cui, a mio avviso, è necessario fare chiarezza.

Il professore afferma che il latte crudo è da considerarsi sano e salubre; ebbene, noi diciamo che non è così, perché altrimenti l'obbligo di bollitura, posto dal Ministero della Salute, non avrebbe ragione di esistere. Questi prodotti, che non subiscono la pastorizzazione o qualche trattamento termico che garantisca il non sviluppo di microbi e batteri, conservano un certo indice di rischio non trascurabile. Possiamo considerare sano e salubre un alimento anche se c'è un rischio per la salute dei consumatori? 

Bisogna inoltre sottolineare come una serie di studi scientifici abbiano analizzato forme contaminate che, fino anche a 12 mesi, permangono tali. Diffondere l'informazione che, dopo 80-90 giorni di stagionatura, un prodotto contaminato diventa del tutto sicuro è pericoloso, questo deve essere chiaro.

Parlare inoltre di rischio morte e quant'altro come eccessivo allarmismo è scientificamente scorretto. Se ti viene una sindrome emolitico-uremica, sono ben presenti tre pericoli principali: il rischio di morte, il rischio di danno neurologico e il rischio di insufficienza renale, anche sul lungo periodo. Questa è una possibilità assolutamente concreta, perché se si contrae quella malattia queste sono le conseguenze.

 

Quando si parla di formaggi non pastorizzati, si apre un capitolo a parte. Tra questi ci sono anche, per esempio, il Grana Padano o il Parmigiano Reggiano; ma questi subiscono dei trattamenti e dei sistemi produttivi che attraverso la cottura e la stagionatura, ben oltre i 12 mesi, nonché attraverso test effettuati con puntualità e monitoraggio stretto, possono essere definiti sicuri

La grossa differenza sta nei formaggi a pasta molle, specialmente venduti in malga, che non hanno subito trattamenti termici che garantiscano l’impedimento della proliferazione batterica. Ho letto, in proposito, che il Puzzone di Moena non sarà più a latte crudo, ma sarà prodotto con latte termizzato, con una termizzazione a 64° per 40 secondi. Questa decisione è avvenuta in seguito alla certificata presenza di E. Coli STEC.

Per riprendere l’esempio della casara, di Battaglini, c’è da dire che molto spesso gli allevatori non hanno nemmeno la possibilità di pastorizzare, né l’infrastruttura per un'eventuale pastorizzazione, la capacità di sostenere simili utenze elettriche e quant'altro. Quindi da quel punto di vista siamo ben consapevoli che esiste un problema logistico, ma anche qui il problema logistico non si deve ripercuotere sulla salute dei consumatori

 

La nostra associazione si rende conto che questo problema coinvolge un settore già precario per una serie di motivi, ma il nostro obiettivo è informare e rendere consapevoli i consumatori rispetto al rischio che può essere sempre presente nei prodotti derivati dal latte crudo. Tutti sono preoccupati, in testa SlowFood, del fatto che tutti questi piccoli produttori possano decidere di abbandonare la produzione. Il possibile danno però, che non si calcola, potrebbe avere un costo superiore a tutta una serie di azioni e di controlli che dovrebbe essere fatti per garantire il prodotto. Non si può fare come il Trentino che per anni ha messo la testa sotto la sabbia per non vedere che c'era il problema, perché nel frattempo si sono verificati parecchi, troppi, casi di contaminazione.

Voglio ricordare, a tal proposito, che ci sono dei bambini che sono morti, ci sono dei bambini che sono a casa con danni neurologici permanenti, non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, con necessità di assistenza continua, privati di un futuro; intere famiglie sono state annientate da questo problema. 

 


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