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Attualità | 17 settembre 2025 | 18:00

"Prima i soldi destinati alla montagna erano 30 milioni: con il governo Draghi li abbiamo quasi decuplicati". La senatrice Gelmini applaude l’approvazione della nuova legge per le terre alte

Dopo le critiche espresse dai senatori Spagnolli e Lombardo, che avevano sollevato dubbi sull’efficacia e sull’equità della nuova Legge sulla montagna, proseguiamo l'approfondimento con un’intervista alla senatrice Mariastella Gelmini, tra le principali promotrici del provvedimento. Con 35 articoli e 15 decreti attuativi attesi, la legge punta a rilanciare i territori montani, ma restano aperte le questioni legate alle risorse disponibili e all’attuazione concreta

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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I precedenti interventi dei senatori Luigi Spagnolli (in questo articolo) e Marco Lombardo (in quest’altro), protagonisti del dibattito in opposizione alla Legge, avevano lasciato spazio sulle nostre pagine a numerosi dubbi e scetticismi nei confronti del provvedimento. In particolare, erano state sollevate le contraddizioni di una scarsa autonomia concessa agli enti locali e l’insufficienza di un sistema di assegnazione basato sul criterio altimetrico.

 

Alla legge, strutturata in 35 articoli dedicati ad aspetti nodali per la montagna nel nostro paese, seguiranno 15 decreti attuativi per renderla operativa. Il timore principale, infatti, è proprio che questa rimanga sulla carta, com’era accaduto per la precedente legge del 1994. Per questa ragione, già si discute la possibilità di incrementare le risorse stanziate.

 

Oggi, con l’intervento di Mariastella Gelmini, prosegue l’indagine de L’AltraMontagna sulla nuova Legge Montagna, approvata in Senato ormai una settimana fa. La senatrice di Noi Moderati, già ministra per gli Affari Regionali e le Autonomie, è stata tra i principali sostenitori dell’approvazione, che è giunta a coronamento di un progetto coordinato personalmente dalla ex-ministra da due anni a questa parte.

 

 

DDL Montagna: è in linea con le aspettative? Crede possa essere migliorata?

 

Ogni provvedimento votato dal Parlamento, per quanto lavoro si possa fare, non è mai perfetto e tutto è migliorabile. Questo vale, di certo, anche per il disegno di legge sulla montagna, approvato qualche giorno fa al Senato. Eppure questa è una legge, attesa da oltre trent’anni, che rappresenta una svolta per i territori montani: d’ora in poi, non saranno considerati aree marginali e depresse, ma una risorsa strategica per il Paese. Una legge di cui sono molto orgogliosa, perché nasce dal lavoro svolto durante il governo Draghi, quando ero ministro per gli Affari Regionali. Un percorso intrapreso, quindi, nella scorsa legislatura con Marco Bussone e tutta la squadra di Uncem, con l’Università per la Montagna di Edolo (Brescia), con esperti, sindaci e amministratori locali. Successivamente, il governo Meloni ha avuto la lungimiranza di non ripartire da capo, ma di riprendere e ultimare quel lavoro. Un bel segnale per il Paese.

 

 

Quali sono le novità introdotte dalla legge? Di cosa ha bisogno la montagna oggi?

 

La prima novità riguarda un Fondo di 200 milioni di euro per mettere in campo una strategia concreta e di ampia portata: sono previsti progetti di sviluppo economico, infrastrutture e servizi essenziali come la sanità e l’istruzione, la mobilità e la digitalizzazione. Un’occasione preziosa per chi decide di restare a vivere e a lavorare in montagna, con particolare attenzione all’agricoltura. Un incentivo per giovani e famiglie che decidono di trasferirsi in un comune montano, perché la lotta alla denatalità e allo spopolamento passa anche da qui.

 

 

Le risorse sono sufficienti? Eventualmente si potrà intervenire in legge di bilancio per aumentarle?

 

A chi dice che 200 milioni di euro sono pochi, ricordo che prima del mio insediamento al Dipartimento Affari Regionali i soldi destinati alla montagna erano circa 30 milioni. Come governo Draghi, quindi, li abbiamo quasi decuplicati, portandoli a 200 milioni. Ora il ministro Calderoli ha scelto di confermare questi stanziamenti e questo mi pare un’ottima notizia. Ciò non toglie che si continui a lavorare in Parlamento, già in vista della prossima manovra, per incrementare queste risorse.

 

 

Spesso, considerato lo svantaggio demografico (e di elettorato), tendono ad essere trascurate: perché invece è importante che vengano considerate queste comunità? 

 

Ricordiamo che sono montani oltre il 40% dei comuni italiani, lungo tutta la Penisola. E sono circa 8 milioni gli italiani che vivono stabilmente in montagna. Si tratta quindi di territori tutt’altro che marginali. Con questa legge diamo finalmente dignità a gente laboriosa, che non chiede assistenzialismo come il reddito di cittadinanza, ma nuove opportunità e soprattutto pari dignità, pari servizi rispetto a quelli garantiti a chi vive in città. Abbiamo il dovere di mettere queste persone nelle condizioni di continuare a vivere e lavorare in montagna e questa legge introduce un metodo, una strategia, che d’ora in avanti ci consentiranno di farlo, con ancora più forza ed efficacia.

 

 

Crede sia corretto considerare la montagna in base al valore altimetrico?

 

Si tratta di un tema complesso. Credo che per aggiornare la classificazione dei comuni montani, anche in vista di un riordino delle agevolazioni previste, si debba partire dai dati forniti dall’Istat. Questa legge rappresenta un punto di partenza e la nuova strategia sulla montagna ci consentirà di valutare ed eventualmente apportare adeguamenti più aderenti alla realtà.

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