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Attualità | 26 novembre 2025 | 19:00

Tre ponti nel giro di pochi metri, ma ne funziona solo uno: "Com'è possibile che, di fronte a una stupidaggine colossale, siano andati avanti?" Il curioso caso della Statale del Caffaro

La vicenda dei ponti sul fiume Caffaro, uno snodo centrale al confine tra Trentino e Brescia, sembra portare un caso di mala gestione pubblica fino a esiti paradossali. A ricostruire la vicenda ci aiuta Alex Marini, originario del vicino comune di Storo ed ex-consigliere della Provincia autonoma di Trento. Tra infrastrutture costruite e mai utilizzate, contenziosi, ritardi nei lavori e limitazioni al traffico, emerge un quadro inquietante di disservizi ed errori progettuali a spese pubbliche

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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A segnare il confine tra Trentino e Lombardia, tra i paesi di Ponte Caffaro, frazione di Bagolino (Bs), e Lodrone, frazione di Storo (Tn), scorre il fiume Caffaro. Oggi, le due sponde del fiume sono unite da ben tre ponti, distanti pochi metri l’uno dall’altro. A ben guardare, però, negli anni queste strutture hanno creato più divisione che altro: ad oggi, infatti, è in funzione soltanto una di loro, ed è provvisoria. Vista la complessa articolazione della vicenda, ci è sembrato interessante ricostruire il "curioso caso" della Strada Statale del Caffaro.

 

La vicenda emerge a inizio anni 2000, quando ci si rende conto che il ponte storico, costruito dall’impero austro-ungarico nel 1906, è ammalorato, ovvero non è più in grado di sostenere il transito costante dei vicoli, anche mezzi pesanti.  La struttura è parte della statale del Caffaro, che è il collegamento diretto tra Trento e Brescia, in particolare tra la Valle del Chiese in alto Trentino e la Valle Sabbia in alto bresciano. È il collegamento più diretto tra le provincie di Brescia e Trento.

 

A raccontarci la vicenda è Alex Marini, originario del vicino comune di Storo ed ex-consigliere della Provincia autonoma di Trento.

 

"Molti trentini lavorano in Valle Sabbia, nel bresciano, nelle varie industrie; ci sono studenti trentini della Valle del Chiese che vanno a scuola a Idro e, viceversa, ragazzi di Anfo o Bagolino che si recano a scuola a Tione. C’è poi anche tutto il traffico turistico che collega tutto il bacino lombardo verso la zona di Campiglio e della Paganella, con grandissimo traffico nei weekend invernali per la stagione sciistica, e anche d’estate, soprattutto in agosto. Per le industrie trentine, soprattutto in Valle del Chiese, c’è una produzione industriale che dipende molto dal collegamento con la Lombardia: i rapporti produttivi avvengono tra lato trentino e lato bresciano, ma tutte le industrie trentine sono collegate all’apparato industriale bresciano della meccanica e dell’acciaieria".

Insomma, il ponte è uno snodo logistico di importanza sovraregionale, e a inizio anni 2000 ci si rende conto che necessita di ristrutturazione. "Inizialmente si progetta una sorta di rotatoria, un’unica piattaforma collocata sopra l’alveo del fiume. Questa proposta venne però bocciata dalla politica e dagli amministratori locali, e si decise in fretta e furia di costruire una ‘rotonda quadrata asimmetrica’". Si parla ovvero di due ponti (uno è quello già esistente) a poche decine di metri di distanza che funzionino come un senso unico. "Nel periodo in questione - aggiunge Marini - non vi è stato alcun coinvolgimento della popolazione locale: per opere strategiche dovrebbe essere aperta una fase di consultazione pubblica per raccogliere osservazioni, cosa mai fatta, con grave danno per chi vive in queste zone e per i territori stessi".

 

Invece di affidare progettazione e analisi alle Province di Brescia o Trento, inoltre, decidono di affidarle al Comune di Bagolino: "primo errore strategico". L’ufficio tecnico del Comune, secondo l’ex consigliere, non era sufficientemente strutturato per un’opera di queste dimensioni: "Non era presieduto da un dirigente, ingegnere o architetto, ma da una geometra, e con tre o quattro dipendenti. Non era in grado di affrontare la questione su un ponte di rilevanza statale".

Ad ogni modo, scartata l’ipotesi della grande piattaforma, si decide per la "rotonda quadrata asimmetrica", mantenendo il ponte storico rinnovato e costruendo un nuovo ponte, il secondo, (circa 15-20 metri più a valle). Questo, terminato nel 2017, non è mai entrato in funzione.

 

Per realizzare questo secondo ponte si è attinto dal fondo Comuni Confinanti. Si tratta di risorse economiche che le Provincie autonome di Trento e Bolzano avrebbero dovuto versare allo stato per ridurre il differenziale tra territori autonomi e le regioni confinanti, dove era evidente la differenza di manutenzione e servizi. "Parte di quei soldi venne destinata al secondo ponte: oltre 2,5 milioni di euro".

 

Per la costruzione del ponte sono stati chiesti i pareri ai vari servizi della provincia autonoma. "Tutti pareri positivi. Incredibile. Dal lato trentino arrivano pareri favorevoli. Anche dal Servizio Bacini Montani, nonostante il franco idraulico (lo spazio libero tra il livello massimo di una piena del fiume e l’impalcato del ponte) fosse estremamente limitato. Le foto delle ultime piene mostrano l’acqua arrivare a un pelo dalla struttura. Non l’hanno considerato. L’unica osservazione fu dal Servizio Trasporto Pubblico: gli autobus non avevano spazio per fermarsi a scaricare studenti. Per il resto, tutti pareri positivi".

L’ostacolo reale fu invece l’angolo di curvatura di questa ‘rotonda quadrata asimmetrica’. "È stata progettata talmente male che gli autosnodati e i camion con rimorchio fanno fatica a fare la curva: devono farla piano, con attenzione, per non incastrarsi, soprattutto girando a destra verso Baitoni. Non solo, vi sono anche problemi di dislivelli tra l’arco del ponte e la strada che lo precede: nelle prove rischiavano di toccare sotto. Insomma, un disastro a livello progettuale". Questi errori di progettazione hanno impedito che il ponte venisse mai inaugurato, rimanendo sempre inutilizzabile.

 

Nel frattempo, il ponte storico, che fino allo scorso maggio si è fatto interamente carico della viabilità, è estremamente ammalorato. "È famoso il video del vicesindaco che scende sotto e con un bastone fa vedere le lastre di ferro che si sgretolano: suscitò enorme clamore perché tutti si resero conto del pericolo. Fanno quindi le prove di carico ed effettivamente era a rischio".  

Per questa ragione venne imposto al primo ponte il limite di transito ai veicoli sotto le 40 tonnellate. Anche questo provvedimento, però, presentò un grave problema: i camion per le industrie locali superano il limite. "Arrivavano le pattuglie dando multe a raffica a chi passava. O i mezzi pesanti passavano semi vuoti, o erano costretti a fare il giro dalla Val di Ledro fino all’autostrada di Rovereto, aumentando costi e tempi di trasporto. Alcuni passavano comunque, in certi orari, ma con rischio".

 

L’insostenibilità di questa soluzione portò alla decisione di costruire un terzo ponte, provvisorio. Si tratta di un ponte modello "Bailey", costituito di elementi prefabbricati e poi smontabile. Anche qui, "doveva essere costruito in sei mesi, ma ci hanno messo più di un anno, con tempi e costi lievitati".

 

Nel frattempo, riguardo il secondo ponte, è nato un contenzioso tra Comune di Bagolino e chi l’ha realizzato. "Un contenzioso in sede civile: l’impresa dice ‘io l’ho finito, pagatemi’, il Comune dice ‘il ponte non è finito’, l’impresa replica ‘io l’ho fatto secondo progetto’, il Comune risponde ‘era inutilizzabile: dovevi accorgertene durante la costruzione e segnalarlo’ ". Il contenzioso sul secondo ponte è ancora attivo e il ponte non è mai stato aperto al traffico, vi hanno effettuato soltanto delle prove. Oggi, dei jersey di cemento impediscono l’accesso.

"Una volta, come pesce d’aprile, qualcuno ci ha messo sopra un water con un cartello che diceva ‘una bellissima cagata’ ".

 

Il terzo ponte, non senza rallentamenti e difficoltà, viene infine aperto il 15 maggio 2024. Secondo il comunicato della Provincia autonoma di Trento, il ponte provvisorio è lungo 33 metri e largo 10, tale da consentire il doppio senso di marcia, per tutte le categorie di veicoli, sia leggeri che pesanti, "senza interruzioni e senza la limitazione a 40 tonnellate attualmente imposta".

Stando all’ex-consigliere Marini questa sembra essere, per ora, la soluzione più logica, funzionale e sicura. Riguardo al primo ponte, quello storico, si è affrontato il problema con la Sopraintendenza, e si è deciso che il ponte può essere smontato e rimesso a nuovo: sembrerebbe che verranno tenute le spalle laterali storiche e rifatta interamente la parte portante. Attualmente, però, non è ancora stato approvato il progetto definitivo, né l’appalto dei lavori.

 

"Rimettere in funzione il ponte originale sembra la soluzione più semplice. Se così fosse, chi andrà da Trento a Brescia passerebbe dritto, senza rallentamenti o rischi. Per chi invece sale da Brescia, probabilmente faranno un ponte parallelo o useranno il ponte storico, allargandolo in modo da consentire entrambi i sensi di marcia. Sulle sorti del secondo ponte, finché non viene risolto il contenzioso, sarà difficile fare previsioni".

 

A fronte di un "pasticciaccio" di simile entità, pare rimanere opaca la questione delle responsabilità. Non senza un senso di ingiustizia sulle spalle dei cittadini e di coloro che in questi anni han dovuto frequentare la strada del Caffaro.

 

"La cosa che dà più fastidio – conclude Alex Marini - è che la Corte dei Conti, iper-zelante su piccole questioni, su questa cosa clamorosamente sbagliata fin dall’inizio non ha mosso una paglia. Ha acquisito documenti, mandato la Finanza, ma non è intervenuta. Questa è la cosa più triste: l’impunità. Com’è possibile che, di fronte all’evidenza di una stupidaggine di proporzioni colossali, siano andati avanti con bandi, progettazione, esecuzione, realizzazione, e nessuno si è assunto responsabilità? Questo è l’aspetto più triste, e sono passati più di dieci anni".

 

In tempi di elezioni regionali, l’ex-consigliere trae dalla vicenda un’amara lezione. "Soprattutto i locali sono scandalizzati, anche se ormai è diventata una barzelletta. Però quando si parla di astensionismo e sfiducia nelle istituzioni, queste cose qui hanno delle conseguenze. La gente perde fiducia nelle istituzioni, che non sanno individuare responsabilità né ammettere le proprie".

 

 

Foto in apertura dalla pagina Facebook: Brescia e dintorni: storia curiosità poesia

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