Un'infrastruttura che invece di collegare tende a dividere: storia della Cabinovia metropolitana Trieste-Carso

Il recente sondaggio di Nord Est Multimedia, secondo cui sette triestini su dieci sono contrari all’ovovia, ha gettato benzina sul fuoco di una polemica già accesissima. La risposta del sindaco: "Io con la cabinovia vado avanti, credo in quello che sto facendo per la città". Cerchiamo di ricostruire gli argomenti delle due fazioni in campo

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L’idea di costruire una cabinovia metropolitana che collegasse il centro di Trieste all’Altopiano del Carso è emersa nel 2020. Il progetto prevede due tratte e quattro stazioni: rispettivamente Opicina - Bovedo e Bovedo - Porto Vecchio - Trieste. Il tragitto sarebbe lungo circa 4,7 chilometri, per un tempo di percorrenza totale di poco più di un quarto d’ora. In soli cinque minuti e mezzo da Opicina, sull’Altopiano del Carso, si arriverebbe a Bovedo, sul lungomare, percorrendo un dislivello di 350 metri. Si prevede una capacità di trasporto pari a 1800 persone all’ora, con una cabina ogni 20 secondi, che garantirebbe tempi di attesa minimi. Inoltre, le cabine permetterebbero l’accesso ai disabili e il trasporto di biciclette.
I principali vantaggi di questo intervento si rintraccerebbero, secondo i sostenitori, nel positivo impatto ambientale, con l’assenza di inquinamento atmosferico e sonoro, il mancato consumo di suolo e il recupero di aree fin ora destinate a strade e parcheggi; nella riduzione del traffico in centro storico e nella zona del porto, costituendo inoltre una risposta all’annoso problema dell’accesso nord alla città; e nell’interesse turistico, che la struttura susciterebbe offrendo un punto panoramico privilegiato sulla città e sul golfo, nonché agevolando il raggiungimento del mare e del centro storico.

La questione dell’accesso della città da Nord, ovvero dallo stretto braccio di terra che collega Trieste alla nostra penisola, è senz’altro uno dei cavalli di battaglia per i sostenitori della cabinovia. Trattandosi dell’unico accesso possibile da Nord, ogni mattina, la Statale 14 “Costiera” si trova intasata da più di 1.900 veicoli, che si dirigono verso il centro città. Oltre al traffico, ad aggravare la congestione della statale intervengono i continui interventi di manutenzione, dovuti alle frequenti frane e smottamenti. Un sistema di trasporto aereo, come la cabinovia, con le sopracitate caratteristiche di agilità e portata, offrirebbe un’alternativa capace di alleviare il flusso automobilistico sulle arterie principali, e migliorerebbe l’esperienza di residenti e turisti.
Tra studi e consulenze sono già stati fatti investimenti significativi sul progetto, la cui realizzazione è stata affidata alla ditta altoatesina Leitner, leader nella costruzione degli impianti a fune. Sebbene il Comune di Trieste non intenda retrocedere, gli oppositori del progetto sembrano sempre più determinati a pretendere un dietrofront.
Mentre, la scorsa settimana, si riuniva la seduta comunale in cui si discuteva della delibera sulla variante al piano regolatore della seggiovia, nell’antistante Piazza Unità si affollavano i manifestanti del Comitato “No Ovovia”, forti del recente sondaggio secondo cui il 73 per cento dei triestini sarebbe contrario all’opera.
Le argomentazioni dei detrattori della seggiovia, come si legge sul sito del Comitato, sarebbero almeno una decina. Tra queste vi sono i numerosi giorni di stop annuo cui andrebbe incontro la struttura, dovuti al vento e alla manutenzione, i disagi che la seggiovia comporta agli abitanti del capolinea e dei territori attraversati, e la deturpazione del paesaggio. Ad acuire i contrasti, sarebbe poi il dubbio coinvolgimento dei cittadini e la mancata trasparenza nel processo decisionale riguardo l’opera.
Il Comitato calcola inoltre l’invasività ecologica dell’infrastruttura, stimando il disboscamento di almeno quattro ettari. Due ettari di bosco andrebbero estirpati per la realizzazione del parcheggio a Campo Romano, nei pressi di Opicina; e altri due per la posa dei quindici pali di sostegno della seggiovia, “tutto ciò in una zona della Rete Ecologica Europea Natura 2000”.
Sempre sul sito di “No Ovovia”, invita a considerare il rischio di dissesto idrogeologico cui sarebbe soggetta l’area che va da Viale Miramare a Campo Romano, e che aumenterebbe a seguito del disboscamento.
Particolarmente proibitive, se confermate, sarebbero infine le accuse di insostenibilità economica. A dicembre, per le pagine de La Nuova Ecologia, si leggeva: “Il progetto della cabinovia di Trieste, che attraverserebbe un’area protetta della rete Natura 2000, è in conflitto con il principio europeo Do no significant harm, cioè ‘non arrecare danno significativo all'ambiente’. Per questo non può essere finanziato dal Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ad affermarlo ora è anche il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, anche se il Comune di Trieste è deciso ad andare avanti, contando sulla possibilità di reperire altri fondi statali”. A gennaio, infatti, era stato ufficializzato il finanziamento, proprio da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dei 48,8 milioni in sostituzione di quelli perduti del Pnrr.
Tuttavia, i dubbi ricadono ora sulla capacità di sostenere - tramite l’affluenza di pubblico e il prezzo dei biglietti - l’investimento iniziale e i costi di manutenzione della struttura. “Il progetto preliminare prevede che siano necessari almeno 11.400 passeggeri/giorno tra Molo IV e Stazione Porto Vecchio, almeno 8.300 passeggeri/giorno tra la stazione Porto Vecchio e Bovedo, e almeno 3.700 passeggeri/giorno tra Bovedo e Opicina per un pareggio di bilancio, ipotizzando un costo di 1,35 € per i biglietti urbani e 5 € per quelli turistici: una domanda di mobilità con trasporto pubblico che non è attendibile. A questo si aggiungeranno i costi della manutenzione straordinaria. Il tutto porterà, in base alle proiezioni realistiche dei passeggieri, ad almeno 100 milioni di euro di perdita in 40 anni”.
Nonostante le proteste, i ricorsi al TAR e il sondaggio secondo cui sette triestini su dieci sarebbero contrari, la Giunta e la maggioranza di centro destra in Comune hanno confermato di voler andare avanti con il progetto. La discussione a Trieste si promette particolarmente accesa; allo stato attuale delle cose, è difficile prevedere in che direzione andranno le cose. Certo è che la voce dei cittadini, i quali sembrano seriamente preoccupati che la seggiovia sia l’ennesimo occhiolino ai turisti alle spalle dei residenti, dovrebbe pur dirci qualcosa.
Immagini in copertina: fotografia a sinistra dalla pagina Facebook di Comitato NO Ovovia, fotografia a destra dalla pagina Facebook di Roberto Dipiazza













