Contenuto sponsorizzato
Attualità | 23 febbraio 2026 | 19:15

Il messaggio nascosto nelle fasi finali della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali: riguarda il futuro delle Alpi

Le note della Marsigliese, alzandosi dall'Arena di Verona, ci hanno proiettato in una nuova dimensione geografico-sportiva che invita a intendere diversamente le Olimpiadi e la catena alpina

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

"E se attraverso il coinvolgimento sociale generato dello sport iniziassimo a intendere le Alpi come una regione unica?"

 

Questa domanda è sorta spontanea, osservando le ultime fasi della cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina, quando le note della Marsigliese, alzandosi dall’Arena di Verona, ci hanno proiettato in una nuova dimensione geografico-sportiva: dalle Alpi centro-orientali italiane siamo passati a quelle francesi; dai Giochi diffusi di Milano-Cortina a quelli dell’Alta Savoia, Savoia, Briançon e Nizza.

 

Le Alpi, caleidoscopio di peculiarità sociali, culturali e ambientali, presentano anche tanti punti di convergenza; tanti bisogni condivisi. Per questo motivo sarebbe interessante provare a intenderle come una sorta di macroregione che - come hanno già evidenziato tanti antropologi o sociologi - non deve limitarsi a svolgere la funzione di barriera naturale. Al contrario, può rappresentare un importantissimo crocevia europeo; uno spazio poroso capace di mettere in relazione realtà differenti senza privarle del loro carattere specifico.

 

Provando quindi a intendere le Alpi come una lunga cerniera europea, le Olimpiadi (con il loro potenziale mediatico ed economico) possono attivare politiche capaci di individuare soluzioni a problematiche comuni. Tuttavia, è necessario iniziare ad adottare nell'organizzazione lo sguardo lungo della lungimiranza: come fare affinché le Olimpiadi possano generare benefici strutturali oltre la durata delle competizioni sui territori alpini?

 

Una risposta interessante arriva dall’Unione Nazionale Comuni e Enti Montani (Uncem), che ha individuato cinque pilastri gestionali e politici per i territori coinvolti dai Giochi. Li riportiamo di seguito. 

1. La crisi climatica e la crisi demografica alpina non sono "scenario" dei Giochi invernali

Sono punti fermi che devono muovere organizzatori e sistema istituzionale, insieme con le imprese, per non perdere la bussola. Sempre meno neve, turismo polarizzato nelle fruizioni, calo della popolazione, aumento delle temperature. I Giochi devono raccontare a fondo tutto questo. Devono essere strumento culturale, veicolo di transizioni, rispondere alle crisi con investimenti efficaci, nuova capacità culturale, azione che riguardi fino in fondo le comunità.

 

2. Si inneschi quel rapporto "urbano-montano", o "metromontano" se si preferisce, di costruzione di politiche e di legami che crea un nuovo patto con le valli e la città.

Questa è la sfida, drammaticamente incompiuta, posta nel 2005 per Torino, irrisolta in troppa sciatteria di troppe istituzioni, anche pubbliche e private. Non sono, oggi come ieri, Olimpiadi di due o tre grandi Città. Sono Giochi ed eventi che accendono i riflettori su come la Montagna sta in relazione, eroga servizi ecosistemici a vantaggio dell’urbano, stringe rapporti per garantire servizi a chi vive le aree montane (alpine e appenniniche). Contano i flussi verso le piattaforme, che attraversano distretti, ci insegna Bonomi. E dunque Milano – la Città, il Consiglio comunale, in primis – deve guardare con nuova attenzione alle Valli, a "cosa sta in mezzo" verso Cortina, 300 chilometri di arco alpino. Costruire relazioni tra altre Città alpine – vocate più o meno – e ricostruire coesione, relazioni. Questo devono fare i Giochi, l’Avventura olimpica. Relazioni vuol anche dire ridefinire il rapporto dei territori – quale occasione meglio di un grande evento come le Olimpiadi – delle grandi imprese dello Stato, come RFI, ANAS, Trenitalia, che agiscono non solo per migliorare lì, in quelle valli, le infrastrutture in funzione dei Giochi. Ma che sempre hanno nei loro contratti di programma una attenzione diversa e numeri peculiari di investimenti e opere per le Valli alpine e appenniniche. Le Olimpiadi facciano aprire questo percorso istituzionale di ripensamento di come i grandi player delle infrastrutture come dell’energia stanno sui territori nei confronti delle comunità locali e delle Istituzioni pubbliche che tengono in vita la Democrazia sui territori.

 

3. Attenzione alla "vera" legacy

 

L’attenzione posta, in tante occasioni sulla pista da bob o su qualsiasi altra opera realizzata, è importante, come lo è la legacy delle strutture. Certo. Ma non si perda altro tempo nelle polemiche su larici e piante tagliate. Questo non è ambientalismo e fa perdere solo la bussola della vera attenzione per l’ambiente dove vivono le comunità. Mab, man and biosphere, ci ricorda l’Unesco. Un buon modello per protezione e valorizzazione. Si ponga attenzione, da oggi (serve una sveglia per tutte e tutti) però su tutto il costruito, sulla rigenerazione degli spazi, sul diritto all’abitare, sulla qualità del costruito, sulla strumentazione che si mette nel realizzare e rigenerare. Sulle reti che collegano e sui servizi che sono diritti ci cittadinanza. Perché costruire in legno, secondo i principi del Green Deal e del New European Bauhaus, è diverso dal cemento (il Villaggio di Milano è il legno certificato e Milano lo deve sapere). È futuro solo il legno locale con la filiera che rinasce (lo scrive la Strategia forestale nazionale, così virtuosa), l’attenzione a luoghi e nuova urbanistica, anche in funzione delle Olimpiadi, secondo un nuovo umanesimo. Ma costruire senza pensare a chi vive da sempre lì o chi ci vuole vivere, non basta. L’impegno delle Olimpiadi è partire dalle comunità che sono sui territori, non solo nelle località olimpiche.

 

4. L'importanza di un reale coinvolgimento degli enti locali e del lavoro condiviso

Il CIO, il CONI, il Ministero del Turismo, tutti i Ministeri, devono coinvolgere fino in fondo gli Enti locali, non solo le Regioni, ma i Comuni e agevolare i lavori insieme. Uncem lo scriveva a febbraio 2025. Se sia stato fatto, ce lo diranno le comunità locali, nei prossimi mesi e anni. Nella bolla dei quindici giorni olimpici, è impossibile analizzarlo fino in fondo. Oggi però Uncem lo ribadisce. "Insieme" vuol dire costruendo un nuovo modello istituzionale. Non è tutto questo slegato dallo sport e dal turismo. Coinvolgere di più e meglio i territori, è unire Sindaci, collegare Istituzioni comunitarie elettive democratiche, facilitare rapporti, sciogliere nodi, dare risposte, favorire trasparenza, avere la voce delle comunità locali tramite Amministratori locali, che sanno come generare dialogo con terzo settore, imprese, organizzazioni dei territori. Cultura istituzionale nuova che nasce e rinasce attraverso i grandi eventi. Governance oltre l’economia, Politiche che mettono forza grazie alle "migliori pratiche", ma che senza Politica non hanno armonioso futuro. Oltre ogni municipalismo e oltre ogni solitudine. È importante.

 

5. Creare nuova cultura del turismo e dello sport

Si parte dalle scuole. Si agisce con i giovani, con nuovi linguaggi e nuova azione di impegno. Impatto vuol dire comunità che sanno che in questi Giochi – delle Alpi come dell’Italia – non avranno "invasioni", potranno avere opportunità di crescita, nuovi abitanti, nuovi mestieri, anche nuovi atleti e nuova capacità di essere Paese-Italia che ha da sempre cultura del turismo montano, deve rifondarla per evitare fruizioni sconsiderate da parte di chi vuole il "tutto e subito" del sabato o della domenica o, da altra parte, di abbienti turisti che planano da tutto il mondo sulle montagne, e bypassano il ruolo e la funzione delle comunità locali, a volte spremendole a loro vantaggio. Montagna non è parco giochi. Non è ludica per forza. È agricoltura e artigianato. Connessioni vere, divari ridotti. È turismo intelligente e sostenibile, come scrive la Strategia delle Green Community e la legge 158/2017 sui piccoli Comuni. Lavoriamoci in questo anno. La montagna olimpica sia Green Community estesa, comunità nella sostenibilità, che accoglie e genera futuro, nella quale ogni investimento e ogni azione sono interconnessi, ma permettono di restare, tornare, vivere, operare, pensare.

SOSTIENICI CON
UNA DONAZIONE
Contenuto sponsorizzato
recenti
Attualità
| 08 maggio | 14:45
Siamo nella costa est della Sardegna, nel sentiero che collega Cala Fuili a Cala Gonone. Dopo il tentativo di [...]
Sport
| 08 maggio | 13:00
Oggi inizia l'edizione numero 109 del Giro d'Italia. Un evento iconico per il nostro Paese, un'avventura che negli [...]
Attualità
| 08 maggio | 12:00
Barbara Crea, titolare di Quelle del Baito, un "organismo" agricolo di allevamento ai confini del Parco Naturale [...]
Contenuto sponsorizzato