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Attualità | 30 giugno 2026 | 12:00

In montagna questa ondata di calore sta mostrando uno dei suoi volti più inquietanti e meno raccontati: in Abruzzo 24,6°C a 1730 metri di quota e oltre 30°C a 1300

L'anticiclone nordafricano che in questi giorni domina l'Europa non è di per sé una novità. Quello che è cambiato è il contesto climatico di fondo in cui questi schemi atmosferici si manifestano oggi: un'atmosfera più calda e più carica di energia amplifica l'intensità e la persistenza di ogni ondata di calore, rendendo i record di un tempo la "nuova normalità" e i picchi attuali sempre più estremi

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Non è un'estate come le altre, quella che si sta abbattendo sull'Europa. Da giorni un robusto anticiclone di matrice nordafricana mantiene il continente sotto una cappa di calore persistente, e l'Italia - assieme a Francia, Spagna, Regno Unito e Germania - sta vivendo una delle ondate di caldo più intense e durature degli ultimi decenni. Una situazione che i meteorologi descrivono come tutt'altro che in via di esaurimento, con le temperature destinate a restare ben sopra la norma almeno fino ai primi giorni di luglio.

 

Ma è in montagna che questa ondata di calore sta mostrando uno dei suoi volti più inquietanti e meno raccontati. Ieri, a 1730 metri di altitudine, la stazione meteo del Chalet del Bosco di Campo Felice, in Abruzzo, ha registrato +24,6°C: un valore che farebbe pensare a una giornata di fine maggio in pianura, non a una quota dove normalmente l'aria offre un sollievo naturale dal caldo.

 

Ancora più impressionante il dato dalla stazione Aq Caput Frigoris dell'Aquilano, che a Monticchio ha toccato i +41°C, mentre su gran parte dei rilievi abruzzesi si registrano diffusamente valori oltre i +30°C anche a 1300 metri di quota. Numeri che, da soli, basterebbero a far parlare di anomalia. Ma c'è un elemento che rende questa ondata di caldo particolarmente insidiosa anche in montagna: l'altissimo tasso di umidità che accompagna le temperature elevate, trasformando il caldo secco tipico delle quote alte in un'afa quasi da pianura, con un disagio fisiologico molto più marcato di quanto i soli numeri sul termometro suggeriscano.

 

Per capire cosa stia realmente accadendo, è utile guardare a uno degli strumenti scientifici più avanzati oggi disponibili per "misurare" il ruolo del cambiamento climatico in un singolo evento meteorologico: il Climate Shift Index, sviluppato dall'organizzazione di ricerca Climate Central. Questo indice, fondato su scienza dell'attribuzione sottoposta a revisione paritaria, non si limita a registrare quanto fa caldo, ma calcola quanto più probabile sia diventata una determinata temperatura a causa del riscaldamento globale, confrontando il clima attuale con un ipotetico mondo senza emissioni antropiche di gas serra.

 

Il sistema funziona incrociando due metodi complementari: da un lato modelli climatici globali eseguiti con e senza le emissioni storiche di CO2, dall'altro l'analisi statistica delle temperature osservate negli ultimi trent'anni. Quando entrambi i metodi convergono su un segnale chiaro, l'evento riceve un valore positivo che indica, con buona affidabilità scientifica, che il cambiamento climatico ha reso quella particolare temperatura significativamente più frequente di quanto sarebbe stata in un clima stabile.

 

È esattamente questo il quadro interpretativo in cui si inserisce quanto sta accadendo sull'Appennino in questi giorni. Abbiamo letto un commento al climatologo Francesco Nucera, che inquadra l'episodio in corso in una cornice più ampia: "Il cambiamento climatico ha reso questo evento di temperatura molto più probabile di quanto sarebbe stato in un clima senza il riscaldamento antropico. Spesso si spiega cosa causa immediatamente un'ondata di caldo, ma si parla meno di ciò che rende questi stessi schemi capaci di produrre temperature così elevate e con maggiore frequenza".

 

Le parole di Nucera toccano un punto centrale, spesso trascurato nella comunicazione meteorologica quotidiana: l'anticiclone nordafricano che in questi giorni domina l'Europa non è di per sé una novità, fenomeni simili si sono sempre verificati. Quello che è cambiato è il contesto climatico di fondo in cui questi schemi atmosferici si manifestano oggi: un'atmosfera più calda e più carica di energia, che amplifica l'intensità e la persistenza di ogni ondata di calore, rendendo i record di un tempo la "nuova normalità" e i picchi attuali sempre più estremi.

 

I dati di Campo Felice e di Monticchio non sono episodi isolati: si inseriscono in un trend più ampio, già osservato a livello globale, secondo cui gli eventi di caldo estremo stanno diventando sistematicamente più frequenti rispetto a quelli di freddo estremo. Anche le quote più alte, tradizionalmente percepite come un rifugio climatico, mostrano oggi segnali di vulnerabilità: temperature notturne più elevate, scarsa escursione termica e come in questo caso un tasso di umidità anomalo che aggrava il disagio bioclimatico anche oltre i 1700 metri.

 

Raccontare questi numeri non significa solo documentare un'estate particolarmente calda, ma restituire uno strumento di lettura scientifico per comprendere che cosa significhi, concretamente e localmente, vivere dentro il cambiamento climatico: non più un fenomeno lontano e astratto, ma una serie di dati misurabili, giorno per giorno, anche sulle nostre montagne.

 

 

L'immagine in copertina mostra come attualmente, nel Mediterraneo, una situazione anomala come quella di attuale si verifica con una possibilità 5 volte superiore rispetto al passato

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