Più della metà dei frequentatori dei rifugi in Trentino sono laureati e in montagna cercano "immersione e distacco". Poco apprezzati gli accessi su prenotazione

Il profilo, le aspettative, gli orientamenti e i comportamenti dei frequentatori dei rifugi del Trentino, la metà dei quali viene da oltre confine. Quante e che genere di persone pernottano in rifugio? Cosa si aspettano dal servizio? Quanto sono attenti alle tematiche ambientali e alla sostenibilità? Le risposte testimoniano l'importanza dei rifugi come presidio territoriale

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Quante e che genere di persone pernottano in rifugio? Cosa si aspettano dal servizio? Quanto sono attenti alle tematiche ambientali e alla sostenibilità? Queste e molte altre sono le domande che si pone la ricerca promossa dal Servizio Turismo e Sport della Provincia e realizzata da Tsm-Accademia della Montagna, in collaborazione con l’Associazione Gestori dei Rifugi del Trentino, Trentino Marketing e l’Università di Trento.
"La ricerca - spiega Gianluca Cepollaro di Tsm-Accademia della Montagna - ci racconta di un frequentatore ‘maturo’, non solo da un punto di vista anagrafico, ma anche in relazione all’esperienza e alla modalità di frequentazione della montagna, con un alto livello di istruzione e che consapevolmente è in cerca di un’esperienza di ‘immersione e distacco’. Un frequentatore attento e attivo nel procurarsi le informazioni da fonti diverse sul tragitto dell’escursione, ma anche sensibile ai temi di carattere ambientale".
Quasi l’80 percento degli intervistati, infatti, si definisce "esperto di montagna", attivo nell’informarsi da fonti diverse sul tragitto dell’escursione e attento ai temi ambientali. La percezione condivisa guarda alla montagna come uno spazio di libertà, in cui le limitazioni sono ritenute legittime soprattutto quando orientate alla tutela dell’ambiente naturale.
Ad attestarne la maturità è infatti anche il grado di istruzione: quasi il 60 percento sono laureati, e ricercano consapevolmente un’esperienza di "immersione e distacco".
Per quanto riguarda le modalità di frequentazione del rifugio, le abitudini cambiano tra avventori nostrani e stranieri. I frequentatori italiani sono appena più della metà e si identificano più spesso come "trekker" o "turisti occasionali". Il pernotto dura generalmente uno o due giorni e il rifugio viene vissuto per lo più come meta dell’escursione. Gli stranieri, invece, provenienti soprattutto da Germania, Paesi Bassi, Stati Uniti e Regno Unito, mostrano profili più tecnici, con una marcata presenza di "escursionisti d'alta quota" e "alpinisti" che utilizzano il rifugio come punto di appoggio all’interno di itinerari di più giorni.
I dati sfatano invece lo stereotipo da chitarra intorno al fuoco: la socialità è prevalentemente di tipo "prossimale", ovvero tra gruppi già formati (amici, famiglia), confermando il rifugio come "guscio collettivo" più che come spazio di interazione aperta con estranei.
Rimane il ruolo del rifugista, riconosciuto dalla maggioranza degli avventori come un "interlocutore esperto", figura di riferimento per la sicurezza e la conoscenza del territorio, e non solo un operatore turistico.
Emerge però l’aspettativa di servizi igienici adeguati e la possibilità di prenotazione on-line, mentre altri servizi come stanze riservate, flessibilità oraria, offerta gastronomica e connessione internet, risultano secondari o meno importanti.
Roberta Silva, presidente dell’Associazione Gestori dei Rifugi del Trentino, ha evidenziato "l'importanza di avere dati così strutturati, dati che parlano chiaro, che permettono agli operatori di capire quali linee adottare per la gestione dei servizi in futuro e quindi per lavorare al meglio al fine di far crescere la frequentazione delle montagne in modo equilibrato e sostenibile".
Anche il tema del sovraffollamento - sempre secondo i dati - appare circoscritto: la pressione è generalmente percepita come contenuta e limitata a periodi specifici dell’alta stagione (il 23 percento dichiara di aver incontrato poca gente, e il 51 percento un flusso normale per il periodo).
I pernottanti, poi, mostrano livelli elevati di consapevolezza rispetto alle principali questioni ambientali, in particolar modo il problema della scarsità d’acqua, dell’energia e della gestione rifiuti. Si tende inoltre ad accettare limitazioni quando sono chiaramente orientate alla tutela della natura, come nel caso della gestione dei rifiuti o della protezione degli ecosistemi.
Al contrario, risulta meno apprezzata l’adesione alle misure che introducono controlli organizzativi sulla pratica della montagna, come l’accesso su prenotazione ai rifugi o ai parcheggi. Una frequentazione più sostenibile viene ricondotta non solo agli interventi istituzionali, ma anche ai comportamenti dei frequentatori stessi.
Il rifugio, insomma, sembra confermarsi una struttura operativa della "montagna attraversata", parte integrante di itinerari a tappe e percorsi pianificati, ma anche spazio simbolico vissuto come traguardo o come momento intenso, seppur limitato nel tempo.
In questo quadro, queste strutture rimangono un imprescindibile "presidio territoriale", che si configura sempre più come un’"infrastruttura sociale e culturale" della montagna, capace di sostenere pratiche diverse, livelli di esperienza differenti e modalità plurali di relazione con l’ambiente alpino.













