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Attualità | 13 aprile 2026 | 06:00

Quanto potrebbe crescere il prezzo dell'innevamento artificiale con l'aumento delle bollette elettriche? Una panoramica sullo stato dell'energia elettrica

Le tensioni in Medio Oriente spingono al rialzo i prezzi dell'energia. La dipendenza fossile si ripercuote anche sui territori alpini e sul turismo invernale, settore altamente energivoro. In uno scenario così instabile, puntare sull'autoconsumo tramite fotovoltaico e sistemi di accumulo si conferma l'unica via per mettersi al riparo dai rincari

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

La chiusura dello stretto di Hormuz e il prolungarsi della crisi geopolitica in Medio-Oriente stanno portando i primi effetti sulle bollette dell’energia elettrica. Se i rincari non rientreranno nel breve periodo, questi aumenti avranno ripercussioni sull’industria, sulle famiglie italiane e sul turismo montano, specialmente quello invernale che dipende maggiormente dall’energia elettrica.

Anche chi è servito dai contratti di "maggior tutela", a partire dal 1° aprile ha visto in bolletta un aumento complessivo dell’8,1%, mentre per la sola componente energia gli aumenti segnano un rincaro del 21%, passando da 12,4 a 15,1 centesimi al kWh. Gli utenti ancora serviti nel mercato di maggior tutela sono circa 3 milioni in tutta Italia, e sono i cosiddetti "clienti vulnerabili" (cittadini in situazioni di svantaggio economico, gli over 75, i soggetti con disabilità o chi risiede su isole minori o in strutture abitative di emergenza in seguito di eventi calamitosi). Un aumento che peserà particolarmente sul bilancio di queste famiglie, facendo sembrare il bonus una tantum di 115€ del Decreto Bollette già speso ancora prima di essere incassato. Il libero mercato (che riguarda la maggior parte degli utenti italiani) risente già dei rincari ma la velocità con cui questi saranno ripartiti in bolletta dipende dal contratto stipulato con il fornitore di energia.

Per i contratti a tariffa fissa, gli aumenti di questi mesi dovuti alla guerra in Iran non saranno visibili a breve termine: chi ha un contratto di questo tipo oggi sta risparmiando, ma potrebbe subire gli aumenti al momento del rinnovo. Gli utenti legati a una tariffa variabile (che rimane la più diffusa nel mercato libero) vedranno invece già l’aumento dell’energia elettrica nelle proprie bollette.

 

Come funziona la tariffa fissa e quella variabile. Gli effetti sui contratti 100% rinnovabili

 

La tariffa fissa, stabilita durante la stipula del contratto con il fornitore di energia, permette ai clienti di essere "protetti" durante gli aumenti del costo dell’energia, almeno fino alla scadenza del contratto. Allo scadere del contratto, chi ha una tariffa monoraria fissa (ad esempio 0,12€/kWh) vedrà la propria tariffa rinnovarsi.

Nei contratti a tariffa variabile, il costo della materia energia si compone di due elementi. Il primo è il PUN (Prezzo Unico Nazionale), un valore che segue l'andamento dei mercati all'ingrosso e varia costantemente (ogni ora e ogni giorno); di conseguenza, se il PUN sale, aumenta anche il costo dell'elettricità in bolletta. Il secondo elemento è lo 'spread', una quota fissa aggiuntiva stabilita dal contratto. Mentre la spesa per l'energia oscilla in base al mercato, lo spread resta stabile nel tempo, garantendo così al fornitore un margine di guadagno fisso.

Anche chi ha un contratto domestico, sia fisso che variabile, con energia proveniente da fonti certificate 100% rinnovabili, subirà i rincari di questo periodo. Il motivo risiede nel fatto che il meccanismo con cui funziona la borsa elettrica in Italia (e in Europa) si basa sul sistema del "prezzo marginale". Il costo dell’energia elettrica, ora per ora, viene fissato a un livello pari a quello della fonte che ha generato l'energia richiesta per soddisfare la domanda nel modo più costoso tra tutte: nella maggior parte dei casi, in Italia, il gas naturale. Questo perché il metano è la fonte più flessibile tra quelle programmabili grazie alle cosiddette turbine a ciclo aperto. Queste possono accendersi e spegnersi velocemente, andando a coprire quei picchi di domanda che, con l'attuale mix energetico, le altri fonti nella maggior parte dei casi non riescono a coprire. Tecnologie come eolico e fotovoltaico hanno un costo operativo (o prezzo marginale) approssimabile allo zero, ovvero "si accendono gratis" in quanto non richiedono combustibile per generare energia
Una volta determinato il prezzo dal gas al punto di scambio virtuale (TTF) di Amsterdam, tutti i produttori, compresi quelli di energia da fonte idroelettrica, solare o fotovoltaica, vendono l’elettricità a quel prezzo. Negli ultimi 30 giorni, il 43% dell’energia prodotta in Italia è stata generata con fonti fossili, mantenendo il gas naturale (e le sue conseguenze a livello geopolitico) l’ago della bilancia del mercato elettrico italiano. Continuare a legare la produzione elettrica al fossile crea delle differenze tra i prezzi nazionali, sfavorendo l'Italia rispetto altri paesi come con Spagna (che ha una grande penetrazione di rinnovabili) e la Francia (che mantiene l’ombrello dell’energia nucleare).

 

L'andamento del PUN (Prezzo Unico Nazionale) negli ultimi vent'anni

 

L’effetto sull’industria del turismo invernale

 

Tra i settori montani più colpiti dall’aumento del costo dell’energia elettrica c’è sicuramente il settore del turismo invernale, che fa affidamento su grandi quantità di energia per innevare le piste e per gli impianti di risalita. Considerando un aumento del PUN medio dal 2025 (pari a 115,9 €/MWh) al PUN attuale (pari a 130,24€/MWh), è possibile calcolare a quanto ammonteranno gli aumenti medi per innevare le piste nella prossima stagione se gli aumenti non dovessero ridursi per chi non ha un contratto rinnovabile dedicato (o PPA) come i piccoli impianti. Le ultime tecnologie permettono di produrre 1 metro cubo di neve programmata con 0,7 kWh di energia elettrica e per coprire un solo ettaro con 30 centimetri di neve artificiale sono necessari circa mille metri cubi d'acqua.

Definendo una tariffa variabile con spread fisso di 0,01€/kWh, il costo per innevare un ettaro potrebbe salire di 30€, segnando un rincaro di circa l’11% rispetto all’anno precedente. Anche se 30€ possono sembrare una cifra ragionevole per un ettaro di innevamento, è necessario contestualizzare i volumi in gioco e le frequenze di innevamento, che si traducono in migliaia di euro di costi imprevisti che le società dovranno sostenere nella prossima stagione.

 

Puntare sull’autoconsumo

 

Nel contesto elettrico post-2022 e in quello attuale, la conclusione logica risulta quella di "abbandonare il mercato" dell’energia il prima possibile. Se il prezzo unico dell’energia rimane ostaggio dell’andamento del prezzo del gas e delle tensioni geopolitiche mondiali, l’autoconsumo, tramite un impianto fotovoltaico e un sistema di accumulo domestico, sembra la soluzione più razionale. L’energia prodotta da un sistema fotovoltaico e accumulata in una batteria non passa per il contatore elettrico e questo permette di risparmiare il costo dell’energia, che sia a tariffa fissa o variabile, anche durante le ore serali, azzerando i costi domestici. L’autoconsumo nella pratica richiede un investimento iniziale (pannelli e batteria) che, vista la diminuzione del costo delle tecnologie e anche grazie alle detrazioni fiscali ancora in vigore, risulta attualmente accessibile ad un’ampia fascia di utenti.

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