Trump sostiene che a difesa della Groenlandia ci sono "slitte trainate dai cani": perché non è solo ironia? Storia della Pattuglia Sirius

Tra dichiarazioni provocatorie e nuove tensioni geopolitiche, la Groenlandia è stata descritta dal presidente americano come un territorio sorvegliato da "slitte trainate dai cani". Con queste dichiarazioni, Trump fa in realtà riferimento a una storia precisa, resa sempre più incerta a causa dell'aumento delle temperature

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Il mondo intero ha puntato occhi e orecchie sulla Groenlandia. Questo tumultuoso inizio d’anno ha riportato bruscamente la gigantesca isola artica al centro delle cronache geopolitiche internazionali.
L’amministrazione statunitense insiste nel sostenere che il controllo della Groenlandia sia necessario per garantire la sicurezza degli Stati Uniti. L’isola fa però parte del Regno di Danimarca e gode di un’ampia autonomia dal governo centrale danese. Si tratta dunque di un territorio europeo, appartenente a uno Stato membro della NATO, non certo a una sfera di influenza storicamente ostile o distante dagli USA. Eppure la questione groenlandese sembra essere stata collocata ai vertici dell’agenda politica americana.
Negli scorsi giorni Donald Trump ha ribadito più volte -e con evidente intento denigratorio- che la sicurezza della Groenlandia sarebbe affidata a "slitte trainate dai cani". La dichiarazione, per quanto provocatoria, non è una mera presa in giro. Fa riferimento a un corpo speciale dell’esercito danese: la pattuglia Sirius, incaricata fin dalla Seconda guerra mondiale di sorvegliare la porzione più remota e inaccessibile dell’isola.
Il gruppo Sirius nacque per dare concretezza a un impegno assunto dalla Danimarca nel 1933, quando la sua sovranità sulla Groenlandia venne definitivamente riconosciuta dal diritto internazionale. La sentenza della Corte Permanente di Giustizia Internazionale, nell’ambito della Lega delle Nazioni, stabilì infatti che la sovranità danese sarebbe stata riconosciuta solo se esercitata in modo reale e non puramente teorico. La Norvegia, fino a quel momento, rivendicava una parte della Groenlandia orientale come proprio territorio.
Ma come garantire una sovranità effettiva su un’isola grande come un piccolo continente e abitata da poche migliaia di persone? La quasi totalità della Groenlandia è coperta da una calotta glaciale spessa chilometri; decine di migliaia di chilometri di costa sono disabitati, remoti e spesso inaccessibili. Gli insediamenti umani si concentrano quasi esclusivamente lungo la costa sud-occidentale, mentre il nord e l’est dell’isola sono territori disabitati per migliaia e migliaia di chilometri.
La pattuglia Sirius venne creata proprio per colmare il vuoto di sovranità nella parte più remota dell’isola, entrando in servizio durante la Seconda guerra mondiale. In quel contesto gli Stati Uniti temevano che la Germania nazista potesse sfruttare l’isolamento della Groenlandia, in particolare delle sue coste orientali, per installare basi segrete. I primi membri della pattuglia furono così incaricati di sorvegliare le gelide coste orientali alla ricerca di attività sospette.
I tedeschi erano effettivamente presenti sull’isola, non tanto per aprire un nuovo fronte di guerra, quanto per raccogliere informazioni meteorologiche di valore strategico. Il Nord Atlantico è dominato dai venti occidentali, correnti atmosferiche persistenti che trasportano verso l’Europa i cicloni extratropicali. Disporre di stazioni meteorologiche in Groenlandia significava ottenere un vantaggio decisivo rispetto agli avversari nella previsione delle perturbazioni in arrivo, soprattutto per la marina militare.

Negli anni della guerra la pattuglia individuò diversi di questi insediamenti militari e meteorologici, arrivando a ingaggiare scontri armati con i soldati tedeschi. Da allora i compiti di questa élite dell’esercito danese sono rimasti sostanzialmente invariati: pattugliare circa 15.000 chilometri di costa disabitata. E lo fanno ancora oggi nello stesso modo degli anni Quaranta, trainati da cani da slitta.
All’inizio dell’autunno, quando il sole comincia ad abbassarsi sull’orizzonte, a ciascuna delle poche coppie di soldati che compongono la pattuglia vengono assegnati specifici tratti di costa, ognuno dei quali lungo migliaia di chilometri. L’attività di pattuglia consiste nel percorrere interamente i tratti assegnati, in completa autonomia e durante i mesi invernali, quando sulla Groenlandia cala la lunga notte polare.
Le attività si svolgono in inverno per una ragione pratica: il mare ghiacciato offre una superficie continua, veloce e relativamente sicura per le slitte. In estate, con il ghiaccio marino assente e le acque libere, percorrere le stesse distanze sarebbe immensamente più complesso e molto più lento. I membri della pattuglia possono contare su una rete di minuscoli bivacchi -essenzialmente delle scatole di legno dotate di piccole stufe alimentate a cherosene- disseminati lungo le coste più remote dell’isola, che offrono riparo e sicurezza, anche nei confronti degli orsi polari.

È a questo che Trump si riferisce quando parla di "cani da slitta" che difendono l’isola. Potrà sembrare paradossale che un territorio strategico come la Groenlandia venga sorvegliato oggi con gli stessi mezzi di quasi un secolo fa. Ma dietro quell’apparente anacronismo c’è una realtà molto concreta: i membri della pattuglia Sirius sono tra le persone meglio addestrate al mondo per operare in ambienti artici estremi. Non esistono altri reparti militari comparabili che operino ininterrottamente da decenni in condizioni tanto estreme.

Il potere deterrente esercitato dai soldati trainati dai cani è, di per sé, limitato. È proprio a questo che allude il presidente americano con le sue dichiarazioni. Non sono certo i membri della Pattuglia Sirius a impedire una possibile colonizzazione militare della Groenlandia da parte di potenze straniere: nell’epoca dei satelliti che tutto controllano, sarebbe ingenuo pensarlo. Per decenni, però, quel manipolo di uomini ha svolto un compito poco appariscente ma importante: mantenere piantata una bandierina simbolica negli sconfinati spazi artici, contribuendo a preservare un equilibrio pacifico consolidato nel tempo.
Oggi, lassù, è entrato in scena un attore silenzioso ma infinitamente più potente: il cambiamento climatico. Se improvvisamente gli occhi del mondo si sono posati sull’Artico è soprattutto a causa dei suoi effetti. La regione artica è quella che si sta scaldando più rapidamente sul pianeta. Ogni decimo di grado in più si traduce nella contrazione della calotta glaciale e nella riduzione dell’estensione del ghiaccio marino. Mari sempre più liberi, territori che riemergono dal ghiaccio.
Come scienziato, in questi processi vedo campanelli d’allarme che suonano sempre più forte. Altre sensibilità, invece, leggono negli stessi cambiamenti nuove opportunità: giacimenti da esplorare, rotte commerciali da sfruttare, spazi da controllare e vuoti da riempire. L’interesse crescente per la Groenlandia e per l’Artico è, in ultima analisi, interesse economico.
Il sistema che ha reso possibile l’apertura dell’Artico attraverso il riscaldamento globale cerca ora di capitalizzare le opportunità generate da quel medesimo processo, nella speranza di trovare nuove risorse con cui alimentare se stesso. Un gigantesco cane che si morde la coda. Potremmo forse dire che il negazionismo climatico sta evolvendosi in qualcosa di ancora più preoccupante e distorto: opportunismo climatico, mors tua vita mea.
Il fatto che i cani della pattuglia Sirius appaiano improvvisamente "inutili" è solo un altro frammento di un equilibrio che sta andando in pezzi.













