Contenuto sponsorizzato
Idee | 02 febbraio 2026 | 06:00

I larici abbattuti per la nuova pista da bob sono diventati icona del "male olimpico". Ma per comprendere a fondo il problema occorre guardare oltre i simboli

L'abbattimento di circa 560 larici per costruire la pista da bob di Cortina vale poco, dal punto di vista dell'impatto ambientale, rispetto alle decine e decine di cantieri, ai loro sbancamenti, ai materiali utilizzati, alle emissioni prodotte, all'inquinamento generato. Eppure, nell'immaginario collettivo, sarà la macchia indelebile delle finte "Olimpiadi della sostenibilità" ormai alle porte. Una riflessione

Un'opera come la nuova pista da bob di Cortina, a mio avviso, non vale il taglio di un solo albero né il consumo di un solo metro quadrato di suolo

Tuttavia è oggettivo che l'abbattimento di circa 560 larici per realizzarla rappresenti poca cosa, dal punto di vista dell'impatto ambientale, rispetto alle decine e decine di cantieri, ai loro sbancamenti, ai materiali utilizzati, alle emissioni prodotte, all'inquinamento generato. Eppure, nell'immaginario collettivo, sarà questa la macchia indelebile delle finte "Olimpiadi della sostenibilità" ormai alle porte.

 

Lo dimostrano le dichiarazioni che si ascoltano e si leggono in questi giorni, i cartelli nelle manifestazioni, i meme che girano sui social network, addirittura dei travestimenti in bizzarri flash mob di protesta. Questa rappresentazione si è palesata persino nella copertina dell’ultimo numero della rivista Internazionale dedicato ai Giochi invernali, in cui è illustrato uno snowboarder che volteggia tra ceppi di alberi tagliati (ma in cui, all'interno degli interessanti articoli sul tema dell'impatto dei Giochi, di larici, giustamente, si accenna appena).

 

In una società sempre più urbanizzata che si nutre di immagini, quei relativamente pochi larici abbattuti (si parla di circa due-tre campi da calcio di superficie, in un territorio dove vegetano migliaia di ettari di foreste in costante aumento), si sono trasformati nel simbolo perfetto, nell'icona del "male olimpico".

 

Ma è corretto incarnare gli indubbi problemi ambientali dei Giochi utilizzando l'immagine dei ceppi residui?

Così facendo non si corre il pericolo di distogliere lo sguardo da lasciti ben più impattanti per l’ambiente e le comunità?

E soprattutto, caricare gli alberi di questo fardello mediatico non rischia di allontanarci dalle radici profonde di quel territorio che diciamo di voler tutelare, che vive da sempre anche di gestione del bosco, di legno e, quindi, di taglio sostenibile degli alberi?  

 

Volendo fare un passo in avanti, occorrerebbe prima farne uno indietro: analizzare la storia dell’ormai tristemente noto lariceto di Cortina.

 

Quel bosco, all’inizio del ‘900, era in buona parte un pascolo arborato che supportava la comunità per i suoi bisogni materiali: luogo per pascolo, appunto, e per fare un po’ di legna. Negli anni ’30, tra gli alberi, nasce la prima pista da bob: il bosco inizia così a cambiare, piano piano, la sua destinazione. Dopo la Seconda guerra mondiale acquisisce presto una nuova chiara funzione, "turistico-ricreativa", rivolta in particolare agli sport invernali. Le Olimpiadi del 1956 sono la grande consacrazione di questo modello: nel bosco compaiono anche una pista da sci e un impianto di risalita. Nei decenni successivi accade qualcos’altro. Nel Piano di gestione forestale scritto a fine anni ‘90, la descrizione della "particella n. 26" (che comprende un tratto della pista da bob) esprime qualcosa di addirittura sgradevole: "Il bosco è frammentato da numerose strade e piste, molto frequentato dai turisti e a volte usato come discarica o imbrattato di rifiuti". L’egemonia dello sport invernale, probabilmente, ha lasciato ai margini la cura del bosco nei restanti periodi dell’anno. Il flusso turistico estivo non è ancora maturo, la sensibilità dei visitatori al rispetto del territorio ancora troppo bassa.

 

Qualcosa cambia però negli ultimi decenni, dagli anni 2000. Mentre d’inverno la neve e il freddo si fanno sempre più rari a causa dell’incedere inesorabile del riscaldamento globale, nuove sensibilità ambientali si fanno strada tra abitanti e turisti. La vecchia pista, dopo diverse ristrutturazioni, chiude i battenti a causa dei costi di gestione troppo elevati. Ma a fianco del turismo invernale si affacciano altre forme di frequentazione del territorio. Il bosco si trasforma così ancora una volta: diventa, più che in passato, un comodo spazio per passeggiate, si infittisce di sentieri e, tra i suoi larici, nascono un parco avventura e un parco giochi.

 

Poi, a giugno 2019, un roboante annuncio muta nuovamente, di punto in bianco, le sorti di quel lembo di territorio forestale. Il tandem Milano-Cortina si aggiudica le Olimpiadi invernali 2026 e qualcuno inizia a rilanciare a gran voce l’idea di "ristrutturare" la storica pista da bob. Ma i tempi sono cambiati, la vecchia e trasandata "Eugenio Monti" è completamente fuori norma, va smantellata e completamente ricostruita. Servirà molto più spazio, bisognerà allargarne il tracciato. Occorrerà, insomma, tagliare a raso circa due ettari e mezzo del lariceto a destra e sinistra del tracciato (poi ridotti a due nel "progetto light"). Eccoci qui.   

 

A cosa è servito tutto questo excursus storico? A mostrarci che questo bosco, come moltissimi boschi in Italia ed Europa, non è altro che il luogo di una speciale relazione, quella tra alberi ed esseri umani, che può prendere strade diverse in base alle nostre scelte, alle nostre priorità, alla nostra responsabilità.  

Se fosse stato semplicemente gestito dal punto di vista forestale, anche attraverso dei tagli programmati per produrre buon legno di larice o per modellarlo a una dolce fruizione turistico-ricreativa, non avrebbe certo subìto danni permanenti. Ma quel bosco, ormai da decenni, è stato invaso da un modello di sviluppo di cui la nuova pista da bob è solo l’ultima, eclatante espressione. Un modello che sembrava finalmente essersi placato, almeno in quel luogo, ma che con l'arrivo dei Giochi ha ripreso vigore. 

 

Per questo il vero problema non è da ricercare nel taglio degli alberi in sé. Per questo coprire i ceppi di larice di questa carica simbolica può trasformarsi in un’operazione fuorviante.

 

I larici tagliati sono un simbolo e di simboli, purtroppo, siamo oggi affamati. Ma per comprendere il reale impatto delle Olimpiadi Milano-Cortina occorre andare oltre i ceppi che oggi vengono raffigurati ovunque. Superare l’icona per arrivare davvero al cuore del problema: non tanto il taglio di qualche albero, quanto la volontà di continuare ad investire su opere impattanti, costosissime, riservate a pochi, di discutibile utilità e dall’incerto futuro come la nuova pista di bob.

 

 

Una riflessione approfondita sulla storia del "Bosco di Ronco" di Cortina è contenuta nel saggio collettivo "Scivolone olimpico", oggi anche all'interno di "Giochi di potere", il nuovo volume di People dedicato alle olimpiadi.

la rubrica
Circhi olimpici

Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina raccontate da L'Altramontagna

SOSTIENICI CON
UNA DONAZIONE
Contenuto sponsorizzato
recenti
Attualità
| 21 aprile | 19:00
L'atto vandalico, che ha portato alla denuncia di tre ragazzi che hanno ammesso i fatti, ha colpito un bosco con [...]
Storie
| 21 aprile | 18:00
Scarponi, ramponi, piccozze, corde? Non pervenute. Scarpe da escursionismo, anche basse? Nessuna, solo calzature [...]
Ambiente
| 21 aprile | 12:00
Il ritiro dei ghiacciai alpini sta aprendo nuovi scenari per la comprensione della storia (più o meno recente) e [...]
Contenuto sponsorizzato