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Idee | 01 aprile 2026 | 12:03

Una risposta alla mancata qualificazione al Mondiale di calcio si può incontrare nei laghetti ghiacciati di un altopiano prealpino. Ecco perché il professionismo dovrebbe ripartire dai dilettanti

In molti contesti lo sport è ancora un collante sociale. Aggrega la comunità grazie alla leggerezza che lo contraddistingue. È un gioco che in alcuni casi richiede dedizione, preparazione, impegno, ma un gioco rimane. Per il calcio è ancora così?

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Ho un'immagine impressa nella mente che riesce a offrire una spiegazione parziale, ma in qualche modo suggestiva, della mancata qualificazione italiana al mondiale.

 

È l'immagine di due ragazzini che, durante i giorni freddi dello scorso gennaio, giocano a hockey sul laghetto ghiacciato di un pascolo, uno di quelli per l'abbeveraggio delle vacche.

 

Non è una scena inusuale da queste parti. Qualche giorno più tardi, le temperature sono scese ancora un po', con punte negative di -15/-17, trasformando anche il fiume in un nastro rigido d'argento. Poi ha nevicato, quel tanto che bastava per nasconderlo. Così i bambini della via si sono ingegnati, con pale e tavole, per ricavare un fazzoletto di ghiaccio dove pattinare.

 

Non di rado, in altre occasioni, capita anche di vedere genitori e figli passarsi il disco sul cemento del cortile o della strada.

 

Sono episodi diffusi, quotidiani, e quasi non ci si fa caso tanta è la spontaneitá con cui sono inseriti nelle trame sociali.

 

Lo sport - in questo caso l'hockey su ghiaccio -, diventa quindi un collante sociale. Aggrega la comunità grazie alla leggerezza che lo contraddistingue. È un gioco che in alcuni casi richiede dedizione, preparazione, impegno, ma un gioco rimane. Non credo sia poi un caso se, la qualità della squadra locale, sia piuttosto elevata (sin dalle giovanili) considerate le esigue dimensioni del paese.

 

Alla luce dell'ennesima mancata qualificazione della nazionale al mondiale di calcio viene da chiedersi se il calcio, in Italia, sia ancora un fenomeno che unisce in modo positivo la collettività; se custodisca ancora memoria degli inizi, quando con quattro magliette appallottolate a terra su un prato o sul cemento si creavano le porte.

 

Insomma: nel calcio è ancora vivo il fascino e la poesia degli sport dilettantistici, oppure l'esasperazione del professionismo sta soffocando una disciplina dalle origini popolari?

 

In modo probabile la vera chiave dell'insuccesso è fuori dal campo, individuabile nello stato di salute della Federcalcio. Credo, però, che una risposta si possa incontrare anche prima, a livelli più bassi, tra i solchi di una società che si sta vistosamente trasformando nelle abitudini e nelle passioni.

 

P.S. Complimenti alla Bosnia: vittoria meritatissima!

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