Timore overtourism dopo la grande visibilità olimpica: a Cortina "più Polizia lungo i sentieri, nelle aree prative e nelle zone di alta quota"

L'iniziativa nasce "in risposta al crescente afflusso turistico atteso nei mesi estivi, anche alla luce della grande visibilità internazionale acquisita dal territorio cortinese in occasione delle recenti Olimpiadi". Ma, naturalmente, per contenere gli effetti collaterali del turismo di massa, oltre al controllo è necessario investire anche sulla prevenzione

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Il ghiaccio del lago di Braies cede sotto il peso dei turisti, aprendo il sipario a uno dei temi che più ha fatto discutere nelle ultime estati: la frequentazione di massa e/o inconsapevole delle terre alte.
Con gli anni abbiamo imparato a conoscere una vera e propria geografia dell’overtourism montano, con luoghi da questo punto di vista emblematici, molti dei quali situati sulle Dolomiti: Braies appunto, ma anche Sorapis, Tre Cime, Seceda, quattro passi del Sella, …
Località ormai familiari, che spesso compaiono nei titoli dei giornali proprio perché caratterizzate da una forte carica attrattiva oppure perché interessate da episodi figli di una scarsa abitudine con le peculiarità montane. Comportamenti un po’ goffi, capaci di strappare sorrisi o moti d’indignazione in una società sempre pronta ad alzare al cielo il dito indice con fare accusatorio. Ma il giudizio, soprattutto se volto a irridere, si esaurisce in una boriosa insussistenza.
Al fine di incentivare una riflessione costruttiva, sarebbe comunque sbagliato ignorare il fenomeno del turismo di massa. L’overtourism, nelle aree dove si manifesta in modo virulento, può infatti generare indesiderati contraccolpi, trasformando una risorsa (in questo caso, appunto, il turismo) in una trappola sociale. I prezzi aumentano, la qualità della vita diminuisce così come si riduce il valore dell'esperienza turistica, cresce l'insofferenza dei residenti nei confronti dei cosiddetti "foresti" e, in generale, le politiche territoriali iniziano a modellarsi sulle esigenze dei visitatori, estraniando gradualmente gli abitanti dai territori d’origine.
Quest’anno, inoltre, una nuova preoccupazione interessa i territori coinvolti dalle Olimpiadi invernali: come sostenuto da molti, la grande visibilità televisiva offerta dai Giochi rischia infatti di generare ulteriori afflussi in territori già ampiamente congestionati.
In questo quadro, alcuni comuni o associazioni stanno già provando ad adottare delle formule riparatorie o, comunque, di controllo. Se, ad esempio, il Cai Veneto ragiona sull'utilizzo di telecamere per monitorare un utilizzo appropriato dei bivacchi, nel sito della Regione Veneto si legge che "la Provincia di Belluno e il Comune di Cortina d’Ampezzo, con il pieno sostegno della Regione Veneto, hanno avviato un percorso condiviso per la definizione di un accordo operativo volto a rafforzare il controllo del territorio extraurbano di Cortina durante la stagione estiva. L’intesa prevede il coinvolgimento della Polizia Provinciale, che opererà grazie a risorse messe a disposizione dal Comune di Cortina, con l’obiettivo di garantire una maggiore tutela ambientale e un utilizzo più consapevole e sostenibile delle aree montane".
Questa iniziativa nasce appunto "in risposta al crescente afflusso turistico atteso nei mesi estivi, anche alla luce della grande visibilità internazionale acquisita dal territorio cortinese in occasione delle recenti Olimpiadi, e si inserisce in una strategia più ampia di gestione responsabile dei flussi turistici nelle aree di pregio naturalistico. I flussi, infatti, sono destinati ad aumentare sensibilmente, rendendo necessario un rafforzamento delle attività di presidio, informazione e controllo, in particolare nelle zone più delicate dal punto di vista ambientale".
"Nel dettaglio", si evince ancora dal comunicato, "l’accordo prevederà una presenza più capillare della Polizia Provinciale lungo i sentieri, nelle aree prative e nelle zone di alta quota, con attività che spazieranno dalla vigilanza al supporto informativo ai visitatori, fino alla prevenzione di comportamenti scorretti o dannosi per l’ambiente. Un’azione che punta non solo al controllo, ma anche alla sensibilizzazione, promuovendo una cultura della montagna rispettosa e consapevole".
Questo è di certo un primo e importante passo. Ma, naturalmente, per contenere gli effetti collaterali del turismo di massa, oltre al controllo è necessario investire anche sulla prevenzione, cercando di sradicare alla base comportamenti contestualmente scorretti attraverso un accurato lavoro educativo/informativo e una promozione attenta a evitare nuovi afflussi in località già sovraffollate. I frutti di questo lavoro non saranno certo immediati, perché la società tende ad assorbire lentamente gli approdi culturali, ma forse è l’unica strada per consentire alle montagne di affrancarsi dal peso di una frequentazione eccessiva.












