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Attualità | 03 febbraio 2026 | 18:00

"L'Olimpiade qui non è molto sentita. Milano-Cortina: e noi chi siamo? Non veniamo quasi mai citati". In Val di Fiemme stenta a decollare l'entusiasmo per i Giochi invernali?

L'interesse comunitario per la manifestazione olimpica sembra esaurirsi ai giorni di gara, quasi fosse un evento di passaggio, esterno alle trame sociali del territorio, che arriva all’improvviso - senza creare l'attesa palpitante che dovrebbe precedere un evento di respiro internazionale - per poi sparire rapido all'orizzonte. Il nostro sopralluogo in Val di Fiemme

scritto da Pietro Lacasella

La Val di Fiemme preolimpica offre sensazioni per molti aspetti differenti rispetto alla Cortina d’Ampezzo preolimpica.

 

Se, come raccontavamo, nella conca ampezzana si respira una frenesia da "lavori dell’ultimo minuto", a Predazzo e a Tesero (che ospiteranno il salto con gli sci e il fondo) la foga è minore: i paesi non si presentano infatti nella veste sgangherata – poiché incompiuta – di un immenso cantiere e, con l’arrivo dei primi atleti, la cornice infrastrutturale sembra sostanzialmente pronta a ospitare i Giochi.

 

Ciononostante, per viaggiare tra le sfumature umane del contesto, è sempre importante parlare con gli abitanti. E così, come L’Altramontagna, abbiamo provato a fare.

 

Il sentimento diffuso, raccolto tra gli abitanti (di cui non faremo i nomi, rispettando il desiderio di anonimato), è di natura ibrida: unisce infatti entusiasmo a indifferenza, curiosità a malcontento, stupore a disorientamento.

 

"Ovviamente siamo felici di ospitare quello che forse è l’evento sportivo più importante al mondo", dicono in tanti, "ma non abbiamo la percezione di cosa sarà, speriamo vada tutto bene. C’è poca informazione su quello che accadrà durante le Olimpiadi, ad esempio per quanto riguarda i parcheggi o la mobilità".

 

C’è chi afferma che per le Olimpiadi vale la pena vivere un periodo caotico e chi invece si stente imprigionato in casa, in balia di decisioni calate dall’alto e spesso poco chiare: "Sembra quasi di aver dato le chiavi della valle in mano a qualcun altro, di averla affittata".

 

In che senso?

 

"Nel senso che sembra essere venuto meno il potere decisionale dei territori".

 

Ad esempio?

 

"Ad esempio nella promozione o nella decorazione dei paesi: quando abbiamo ospitato i mondiali di sci nordico, nelle strade c’erano addobbi di ogni tipo. Era una gran festa. Adesso invece possono esserci solo cartelloni e grafiche ufficiali. Il risultato è che ancora a Natale, tanti turisti non sapevano che qui ci sarebbero state le Olimpiadi, mentre si sarebbe dovuto percepire ovunque che a breve le avremmo ospitate".

 

"Forse anche perché la formula promozionale dei Giochi invernali è Milano-Cortina, di conseguenza alcuni territori vengono per forza esclusi o comunque nominati meno", viene poi aggiunto alla riflessione. "In modo probabile anche questo aspetto è una causa della generale assenza di entusiasmo. L’Olimpiade, qui, non è molto sentita. Milano-Cortina, e noi chi siamo? Non veniamo quasi mai citati nonostante i nostri territori assegnino un buon numero di medaglie. Inoltre, fino a un mese fa, non si percepiva nemmeno l’atmosfera olimpica".

 

Come a evidenziare il carattere eterogeneo delle opinioni che attraversano i residenti della Valle, a una nota felice di una negoziante – "Non vedo l’ora, è una fortuna vivere qui con le Olimpiadi in casa" –, ne segue immediatamente una più mesta: "Le cose non sono andate come tutti si aspettavano: quando sono state assegnate le Olimpiadi ci immaginavamo un boom di turisti, invece è rimasto bene o male tutto invariato. Vediamo cosa accadrà a Giochi terminati. In ogni caso i prezzi degli appartamenti (affitti o acquisto) sono esplosi, così le persone hanno preso paura e hanno prenotato altrove. Di conseguenza, diverse strutture della valle hanno ancora posti a disposizione. Forse è ormai tardi per abbassare i prezzi".

 

Qualcuno si dice anche amareggiato per l’aumento dei costi delle infrastrutture che, nel caso dei trampolini per il salto con gli sci, è lievitato dagli iniziali 8.7 milioni di euro previsti nel dossier di candidatura agli effettivi 42 milioni di euro (cofinanziati dalla Provincia Autonoma di Trento e dallo Stato).

 

Infine, più voci rimarcano una sottile tensione, provocata dal massiccio dispiegamento di forze armate/dell’ordine e dai frequenti controlli. Effettivamente anche noi siamo stati fermati, con relativa verifica dei documenti, mentre scattavamo qualche fotografia all’esterno del villaggio olimpico. È tuttavia necessario sottolineare che la vigilanza è direttamente proporzionale al respiro internazionale dell’evento: è dunque ragionevole un certo livello di attenzione. Altrettanto comprensibile è l’apprensione dei residenti, improvvisamente proiettati in uno scenario inedito, forse difficile da prevedere. Per ora, infatti, più che una grande festa le sedi di gara lasciano immaginare un grande presidio.

 

Come a Cortina, anche in Val di Fiemme l’aspetto che forse più sorprende è una generale fiacchezza emotiva. In pochi realmente sprizzano entusiasmo: "È incomprensibile come tanta gente non sia per nulla eccitata: ci vedrà tutto il mondo!", ci ha confidato la commessa di un negozio, elettrizzata dall’ormai imminente inaugurazione.

Credo che nel suo stupore si rifletta la sorpresa di molti perché, effettivamente, l’interesse comunitario per un’Olimpiade sembra esaurirsi ai giorni di gara, quasi fosse un evento di passaggio, esterno alle trame sociali del territorio, che arriva all’improvviso – senza creare l’attesa palpitante che dovrebbe precedere un evento di respiro internazionale – per poi sparire rapido all’orizzonte.

 

Il viaggio della fiamma olimpica sembra dunque acquisire una valenza metaforica, andando a farsi emblema dell'attuale natura dei Giochi: l’entusiasmo della folla raggiunge il culmine con l’arrivo del tedoforo, ma è una frazione d’istante che spinge a chiedersi: "È già finito?"

la rubrica
Circhi olimpici

Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina raccontate da L'Altramontagna

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