Le sue foglie sono una vera e propria trappola mortale. La Pinguicola di Maria, pianta carnivora insettivora a rischio di estinzione

Cronache di un fotografo naturalista # 13 / Le specie di piante che risultano maggiormente a rischio di estinzione sono sessantadue; alcune di loro vivono nelle aree montane. Sulle Alpi Apuane alla ricerca di uno dei loro più preziosi endemismi botanici

È appena iniziato dicembre e mi ritrovo a leggere uno studio uscito da poco su Environmental and Sustainability Indicators a cui hanno contribuito venti ricercatori e scienziati italiani: A novel method for plant species conservation prioritization at a local scale: the IDEA protocol and beyond*. Lo studio – a cui molti giornali fortunatamente fanno da cassa di risonanza – si è posto l’ambizioso e necessario scopo di creare una lista di priorità per la conservazione delle piante vascolari a livello regionale (in Toscana). Usando un metodo strutturato e condiviso tra esperti per colmare il divario tra valutazioni globali del rischio (Liste Rosse) e le esigenze della pianificazione locale, gli studiosi hanno individuato le specie che richiedono maggiore attenzione gestionale per la loro tutela. Le specie di piante che risultano maggiormente a rischio di estinzione sono sessantadue; alcune di loro vivono nelle aree montane, come le Alpi Apuane.

In una giornata tardo autunnale mi ritrovo quindi a percorrere un ricordo della scorsa primavera sulle maestose Apuane alla ricerca della fioritura di una rara pianta carnivora, così fragile da essere inclusa nella lista. Parto da Massa con il sorgere del sole e inizio a salire sui tornanti che serpeggiano sul dorso della montagna. Il paesaggio è avvolto da sbuffi di nuvole e il verde brillante dei germogli di aprile fa sembrare le chiome degli alberi una prateria. Ai lati della strada sfilano fioriture a cavallo tra l’inverno e la primavera e alberi ricoperti da pellicce di muschi e licheni. Mi fermo per osservare e fare qualche scatto. La corteccia degli alberi è imbevuta di acqua nella coltre spugnosa dei muschi. Le Alpi Apuane sono ricche d’acqua grazie a precipitazioni abbondanti dovute alle correnti umide che arrivano da sud-ovest dal versante che si affaccia sul Mar Tirreno. L’acqua è una presenza costante. I rivoli conducono in una radura a lato strada dove accanto a cataste di legna umida è fiorito un giardino di primula odorosa (Primula veris).

Con passo claudicante e l’espressione vigile, un colombaccio (Columba palumbus) procede in un bagno di primula e mi concede di avvicinarlo e scattare qualche immagine con lo zoom corto che ho montato sulla fotocamera. I colombacci sono animali bellissimi con una spiccata intelligenza e provo grande sconforto a pensare che ogni anno sono sottoposti a un’autentica mattanza dall’attività venatoria. Si lascia osservare ancora un po’, ma il rumore dell’otturatore lo ha messo in allerta e spicca il rumoroso volo scomparendo nella foresta.
Continuo il mio viaggio salendo di quota attraversando forre dove il capelvenere e altre felci decorano le pareti come giardini pensili. Tutto è verde nelle più disparate tonalità e l’acqua scorre sulle pareti illuminandosi di riflessi come milioni di paillettes.

Un altro tornante e si apre il palcoscenico sul torrente Turrite del Gallicano. Le acque verdi smeraldo portano al verde luminoso delle giovani foglie del bosco e alle pareti rocciose di calcare cavernoso decorate dal tempo, dall’acqua e da particolari organismi. Queste pareti chiare infatti appaiono come disegnate da ampie pennellate d’inchiostro scuro ad opera di alghe e cianobatteri che vivono sul sottile film di acqua che le accarezza. Alla base di queste pareti stillicidiose tra epatiche e muschi si mostrano nella loro straordinaria bellezza le piante che stavo cercando: una fioritura copiosa di erba-unta di Maria o pinguicola di Maria (Pinguicula mariae).

Chiamo al telefono il mio amico Giulio (Pandeli), botanico ed esperto di briofite e piante carnivore. Premessa. Noi naturalisti e amanti delle scienze naturali formiamo una rete di entusiasti ammiratori del mondo naturale e ogni singolo componente del club contribuisce all’elevazione spirituale e all’appagamento dell’altro con licenziose informazioni di carattere scientifico! Giulio è, per così dire, uno dei miei pusher di cultura botanica. Mentre osservo in estasi questa incredibile fioritura di decine e decine di Pinguicula mariae, Giulio, che segue e tutela queste preziose stazioni, mi racconta alcuni aneddoti e mi aggiorna su cosa altro posso vedere in quelle pareti.

Le selaginelle e le epatiche s’intrecciano in ricami antichi come la storia delle briofite. I millimetrici sporofiti, la generazione che produce spore nei muschi e nelle epatiche, della Fossombronia spuntano dal letto verde come palloncini ad una fiera di folletti. Le forme del micromondo mi portano su pianeti alieni e racconti fantastici tanto da perdere più di un’ora nell’osservazione di questo piccolissimo universo. Tolgo i tubi di prolunga dall’obiettivo macro per diminuire l’ingrandimento e torno dai fiori dell’erba-unta.

La pinguicola di Maria, assieme alla pinguicola delle Apuane (Pinguicula apuana), rappresentano due preziosi endemismi del comprensorio delle Alpi Apuane, ossia specie che vivono esclusivamente in una specifica e limitata area geografica, senza essere presenti spontaneamente in nessun altro luogo del mondo. Lo studio citato all’inizio di questo racconto include entrambe le specie nella lista delle sessantadue piante a maggior rischio di scomparsa in Toscana. Sono fortunato a poter osservare delle creature così uniche nel loro massimo splendore.

L’acqua scorre sulle pareti creando un film liquido, che copre tutto come un velo, e dove la roccia si interrompe in una nicchia o una frattura netta, l’acqua si trasforma in una pioggia incessante. Non è facile fotografare sotto questa cascata gocciolante, quindi indosso il poncho e inizio a scattare.
La pinguicola di Maria, in passato considerata come Pinguicula reichenbachiana, è stata separata e descritta solo nel 2009 dal massimo esperto di pinguicole Siegfried Jost Casper che ha dedicato la specie alla botanica Maria Ansaldi, naturalista appassionata e fra le maggior conoscitrici della flora delle Apuane scomparsa prematuramente nel 2013.
Le piante si aggrappano alle pareti umide, loro habitat elettivo, e protendono il fiore verso l’esterno in un inchino blu-viola. Il fiore è formato da una corolla a cinque petali organizzati in un labbro superiore (a due petali) e uno inferiore (a tre petali). Sul petalo mediano inferiore è presente una macula biancastra a forma di goccia, quasi ad onorare lo stillicidio del suo ambiente naturale. La pinguicola di Maria è impollinata da ditteri, prevalentemente dal fulvo Bombylius major, ma il suo rapporto con gli insetti non finisce con l’impollinazione. Forse il suo più grande fascino risiede nel fatto di essere una pianta carnivora insettivora.

Le foglie della pinguicola, infatti, sono una vera e propria trappola mortale. Sulla loro superficie sono presenti due tipi di ghiandole: le ghiandole peduncolate secernono mucillagine che, rivestendo la foglia di minuscole goccioline, forma un velo di colla (da qui il nome erba-unta); e le ghiandole sessili che producono gli enzimi digestivi. Sembra che lo scintillio delle minuscole gocce di colla attragga gli insetti che, camminando sulla foglia, vi rimangono invischiati per poi essere lentamente sciolti e digeriti. Da questo pasto le pinguicole recuperano nutrienti, principalmente azoto.

È impressionante osservare le prede intrappolate nelle foglie di questa delicata pianta e con molta difficolta dovuta alla "pioggia" incessante riesco a fare qualche scatto.

Le Alpi Apuane rappresentano una delle più importanti aree italiane per ricchezza floristica, un santuario botanico con diciannove endemismi limitati al territorio alle Alpi Apuane e dei vicini Appennini settentrionali e ben trenta esclusivi delle Apuane. La Pinguicola di Maria è uno di questi tesori, aggrappata alle pareti stillanti e ad un fragile territorio da custodire.
* Matilde Gennai, Claudia Angiolini, Gianni Bedini, Andrea Bertacchi, Angelino Carta, Emanuele Fanfarillo, Giulio Ferretti, Tiberio Fiaschi, Antonio Gabellini, Giovanni Gestri, Lorenzo Lazzaro, Valerio Lazzeri, Michele Mugnai, Francesca Olivieri, Lorenzo Peruzzi, Lorenzo Pinzani, Simona Sarmati, Federico Selvi, Daniele Viciani e Bruno Foggi (2025), A novel method for plant species conservation prioritization at a local scale: the IDEA protocol and beyond, Environmental and Sustainability Indicators, Volume 28.

Naturalista e fotografo di natura. Si occupa di divulgazione scientifico-naturalistica, conservazione della natura e realizzazione di progetti legati alla tutela e promozione della biodiversità. Ideatore e direttore scientifico della rassegna “Le notti della natura” per i comuni di Scarlino, Follonica, Gavorrano e Parco nazionale delle colline metallifere (GR). Collabora con il Museo di Storia Naturale della Maremma e come esperto al programma GEO (Rai 3). Ha pubblicato per Quercuslibris “Di malerbe, tritoni, lucciole e altre storie”, un volume di racconti e fotografie.















