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Ambiente | 14 marzo 2026 | 12:00

Mentre camminavo è sbucata all'improvviso, tra gli olivi, una grande spiga viola: era un'imponente orchidea invernale. Fino a qualche anno fa non l'avevo mai vista dalle mie parti

Cronache di un fotografo naturalista # 16 / La Barlia è un'orchidea in viaggio. Le piante possono percorrere lunghi tragitti. Ma qual è la ragione del successo dell'insediamento di questa orchidea verso nuovi territori a nord?

scritto da Giacomo Radi
Festival AltraMontagna

La nebbia che fino a pochi minuti fa rendeva il paesaggio spettrale adesso è un velo romantico sui boschi e le colline tra la Valle del fiume Merse e le Colline Metallifere. L’aurora ha marcato un confine tra il cielo e la terra tingendo le nuvole di color pesca lasciando galleggiare gli alberi e il paese di Chiusdino (SI) nei toni del grigio e dell’azzurro.


Il paesaggio alle prime luci dell’alba con la collina di Chiusdino (SI) sullo sfondo

Questa mattina mi sono svegliato presto proprio per fotografare paesaggi sospesi e pennellati dalle nebbie tardo invernali. Lascio la provincia di Siena per raggiungere Massa Marittima (GR) e arrivo che il sole ha nuovamente riscritto il paesaggio. Con l’alternarsi di nebbie, boschi e casolari accesi dalla luce, il panorama si dissolve fino all’orizzonte, dove incontra il mare.


Panorama all’alba dall’altura della città medievale di Massa Marittima (GR)

La mattina è ancora lunga e decido di spostarmi sulle colline di Montebamboli dove 8,5 milioni di anni fa, durante il Miocene superiore, una piccola scimmia antropomorfa, l’Oreopithecus bambolii ¹, si aggirava in posizione eretta, ma senza velleità fotografiche come la scimmia che sta scrivendo questo racconto.

 

Siamo a metà febbraio e sugli alberi hanno fatto la loro comparsa le prime gemme che chiazzano il bosco di grigio verde nei versanti esposti a sud. Mentre cammino a bordo della strada per trovare un punto da dove fotografare il paesaggio, in mezzo agli olivi svetta una grande spiga viola che scuote il mio entusiasmo. Una imponente Barlia, l’orchidea invernale!


Orchidea di Robert o Barlia (Himantoglossum robertianum). A sinistra dettaglio del fiore e a destra la pianta

Sulle Colline metallifere è una specie affatto diffusa che conta pochissime piante localizzate. Fino a qualche anno fa non avevo mai visto quest’orchidea dalle mie parti quindi ogni nuova pianta è grande emozione, ma non c’è troppo da stupirsi. La Barlia è un’orchidea in viaggio.

 

Descritta per la prima volta nel 1807 ² dal botanico Jean-Louis-Auguste Loiseleur-Deslongchamps come Orchis robertiana come dedica a Gaspard Nicolas Robert, suo collega e botanico francese, questa specie ha attraversato una lunga serie di tappe tassonomiche fino ad approdare al nome più recente – e maggiormente adottato - Himantoglossum robertianum da cui l’altro nome comune "orchidea di Robert". Come la sua identità anche la sua distribuzione è cambiata nel tempo a causa del lungo viaggio di espansione verso il nord dell’Europa. Storicamente la barlia è indicata come una specie a distribuzione mediterranea dalle coste del Portogallo fino alla Turchia, ma negli ultimi decenni il suo viaggio l’ha portata più a nord, nella Francia settentrionale, in Belgio e nei Paesi Bassi e ad est fino alla Palestina.


La grande variabilità fenotipica in Himantoglossum robertianum

I fattori che hanno innescato e reso possibile questa migrazione sono molti e rendono questa storia ricca di espedienti narrativi degni di un grande scrittore. Le piante viaggiano e pur non camminando come gli Ent della Terra di Mezzo tolkieniana, possono percorre lunghi tragitti. Possono farlo grazie alla dispersione di propaguli (semi, spore, rizomi); come semi nell’intestino degli animali (zoocoria) che si sono nutriti dei loro frutti; attraverso la mano dell’animale uomo; o tramite l’acqua dei fiumi, dei mari e degli oceani. Possono viaggiare anche grazie alla spinta del vento se i semi sono piccoli e leggeri come nel caso di quelli della barlia. Ma qual è la ragione del successo dell’insediamento di questa orchidea verso nuovi territori a nord? Il motivo risiede nei cambiamenti climatici, e in particolare nel riscaldamento globale causato dalle attività umane. Il cambiamento climatico è un fattore chiave nella variazione degli areali delle piante, perché ad esempio rende accessibili nuovi territori che prima risultavano climaticamente ostili e modifica quelli originari nello stesso senso. Per questo molte specie vegetali devono "spostarsi" per seguire la propria nicchia termica e idrica, colonizzando nuovi territori verso nord o salendo in quota.

 

Seduto nell’oliveta osservo la barlia. La osservo anche attraverso la lente macro, ammirando le sfumate del grande labello frangiato e l’interno maculato dei sepali che si chiudono sopra i due petali interni verdi chiari a formare il caratteristico casco. Queste orchidee sono bellissime e non passano facilmente inosservate, sia per i colori intensi dell’infiorescenza che per l’altezza che in qualche caso può sfiorare il metro. Devono pensarlo anche gli impollinatori che questa orchidea è irresistibile. Insetti come bombi e api legnaiole, protetti da una folta pelliccia (fatta di piccole setole) che li rende attivi anche nelle giornate tardo invernali in cui sboccia questa specie, sono attratti dall'aspetto vistoso e dal profumo della barlia che in questo modo simula una fonte di cibo.


Gli imenotteri come il bombo, entrando all’interno del fiore per nutrirsi del "nettare" prodotto dagli afidi e ingannati dal profumo prodotto dalla barlia, vengono in contatto con i pollinii appiccicosi dell’orchidea e li trasportano su un altro fiore. In questo caso un'operaia di Bombo (Bombus terrestris) si è caricata il peso di 10 pollinidi sul capo e ancora una volta l'inganno è stato perfetto

Come la maggior parte delle orchidee spontanee non produce nettare, ma in questo caso esiste una ricompensa per gli impollinatori grazie ad un "trucco ecologico". Nei fiori della barlia si insediano colonie dell’afide Dysaphis tulipae. Questi insetti succhiano la linfa della pianta e producono una sostanza zuccherina, la melata, che si accumula nello sperone del fiore. La melata funge da ricompensa e attrattivo. In un certo senso, è come se la pianta delegasse agli afidi la produzione del nettare. I modelli scientifici sulle orchidee suggeriscono che impollinatori con raggio di volo elevato come i bombi possono contribuire a diffondere il polline tra popolazioni anche distanti, aumentando il flusso genetico e quindi la possibilità di nuove colonizzazioni. Un altro segreto dell’espansione di questa orchidea.

Ma non è finita qua. Come ho già scritto, anche il profumo dei fiori ha un ruolo come attrattivo e per evitare che gli insetti impollinatori si abituino al suo profumo, la barlia come un’abile alchimista è in grado di elaborare numerosi composti differenti che concorrono a darle il "profumo", che varia considerevolmente a seconda dell'area geografica.


Himantoglossum robertianum, individuo ipocromico. Nelle orchidee sono frequenti casi di piante in tutto o in parte decolorati. Questo avviene in conseguenza ad un processo biochimico riduce o blocca la produzione dei pigmenti responsabili dei colori

La luce è ormai alta e dura per fotografare e nonostante sia febbraio fa molto caldo, troppo caldo per questa stagione. I bombi e le api mellifere sono in intensa attività e il profumo di primavera sembra quasi diffondersi dalle fronde degli olivi. La crisi climatica non è un’opinione, come non lo è il ruolo della nostra specie. Le piante come gli altri organismi viventi dovranno affrontare la sfida di questi cambiamenti, talvolta adattandosi e altre volte soccombendo. In questo modo il viaggio attraverso il cambiamento climatico e verso nuovi ambienti sarà per qualcuno un’opportunità evolutiva, guidata dalla selezione naturale. Come Darwin e Wallace affrontarono viaggi in terre sconosciute, trasformando le sfide in scoperte che li portarono, indipendentemente, a comprendere i meccanismi dell’evoluzione stessa, per la barlia, il viaggio verso nord apre la strada alla trasformazione, all’adattamento e alla sopravvivenza. Un viaggio necessario verso nuovi orizzonti e opportunità.

 

Note:

¹ i primi resti di Oreopithecus bambolii, scimmia antropomorfa affine ai primati della famiglia Hominidae, furono scoperti nel 1871 nelle miniere di lignite di Montebamboli (Massa Marittima). Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento altri fossili furono rinvenuti nel Grossetano. La classificazione di Oreopithecus bambolii è stata a lungo discussa: presenta tratti sia delle scimmie antropomorfe sia compatibili con il bipedismo. Oggi si ritiene che queste caratteristiche derivino da un’evoluzione avvenuta in isolamento insulare.

 

² l’orchidea di Robert appare per la prima volta nel 1806 nello scritto "Sicularum plantarum" del botanico siciliano A. Bivona-Bernardi con il nome di Orchis longibracteata. Il suo lavoro passa però relativamente inosservato e il nome non si è affermato nel tempo.

 

 

 

il blog
Giacomo Radi

Naturalista e fotografo di natura. Si occupa di divulgazione scientifico-naturalistica, conservazione della natura e realizzazione di progetti legati alla tutela e promozione della biodiversità. Ideatore e direttore scientifico della rassegna “Le notti della natura” per i comuni di Scarlino, Follonica, Gavorrano e Parco nazionale delle colline metallifere (GR). Collabora con il Museo di Storia Naturale della Maremma e come esperto al programma GEO (Rai 3). Ha pubblicato per Quercuslibris “Di malerbe, tritoni, lucciole e altre storie”, un volume di racconti e fotografie.

 

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