"Alcuni clienti arrivano in rifugio e ci chiedono di unirsi al team: qui la gestione cambia ogni settimana. Lavorare al Pietro Galassi è un'esperienza intensa, ma indescrivibilmente appagante"

Il racconto: "Qui la gestione cambia ogni settimana: siamo tutti volontari. La clientela? Molto variegata e non manca qualche richiesta strampalata. Qualche tempo fa, ad esempio, ci avevano chiesto di poter vedere la partita di calcio su maxi schermo. Noi, ovviamente, siamo sempre pronti a raccontare la montagna e a spiegare perché certe cose a quota 2.000 non ci sono"

È una storia singolare, quella del rifugio Pietro Galassi, situato alla forcella piccola del monte Antelao, nelle Dolomiti Bellunesi, a 2.018 metri di quota. Si tratta di una struttura gestita del Cai di Mestre, che dagli anni Settanta ha deciso di avviare una 'tradizione' alquanto particolare, scrivendo una pagina di storia che parla di altruismo: "Qui la gestione cambia ogni settimana - premette infatti uno dei capisquadra Christian Cecchetelli, intervistato da L'AltraMontagna -. Ci organizziamo in gruppi che si danno il cambio ogni weekend: siamo tutti volontari".
Potrebbe sembrare un'idea da pazzi, soprattutto in tempi in cui trovare del personale è diventato mestiere sempre più arduo, invece per il Galassi quella di cambiare gestione (ogni settimana) si è rivelata una scelta più che mai vincente: "Non abbiamo mai avuto problemi a reclutare volontari - spiega l'uomo, che da 8 anni torna a quota 2.018 per godersi le bellezze del territorio e lavorare in rifugio per una settimana -. Per fare parte di una squadra è necessario solamente essere iscritti al Cai: abbiamo persone che arrivano da tutta Italia".
La scorsa settimana (dal 23 al 28 giugno 2025) a entrare in azione è stato il team capitanato da Christian Cecchetelli, che nella vita fa tutt'altro mestiere (lavora nell'ambito dell'economia aziendale ndr): "Attendo tutto l'anno questo momento - ammette -. Convivo con un costante 'mal di Galassi', una nostalgia che mi spinge a desiderare di tornare in quota quanto prima: questo è un rifugio speciale. Gestirlo, anche se solo per pochi giorni, è intenso, faticoso ma incredibilmente appagante".

Ogni domenica la struttura in quota cambia rifugisti: il sabato sera una squadra (composta da 10 persone) passa il testimone ad un'altra, che si prepara a cominciare la propria settimana di lavoro. Il team ruota attorno a due figure fondamentali: il cuoco e il capo gestione, che deve avere alle spalle alcuni anni di esperienza in rifugio, oltre alle certificazioni necessarie per lavorare in una struttura ricettiva (come l'attestato Haccp o il corso di primo soccorso ndr). Tutti i componenti dei vari team sono "volontari equiparati a lavoratori del Terzo settore con assicurazione: insomma, tutto è normato in maniera ineccepibile".
Il rifugio Pietro Galassi dispone di 70 posti letto e, soprattutto in agosto, è particolarmente frequentato. Ciò rende la gestione non propriamente semplice, ma chi arriva in quota per lavorare sa che si tratta non soltanto di un'esperienza che può dare tanto, ma di una vera e propria sfida: "Alcuni clienti arrivano in rifugio e ci chiedono di unirsi al team. Molti sanno (o scoprono giunti in loco) che al Galassi funziona così, si entusiasmano e sono disposti ad arrivare da ogni dove pur di unirsi ad una squadra: questa settimana abbiamo un ragazzo da Roma. L'anno scorso era un cliente, quest'anno invece è parte del team".
"A livello di clientela, vediamo un po' di tutto - prosegue il rifugista nel racconto -. Dagli alpinisti che si svegliano all'alba alle famigliole con bimbi che ci raggiungono per fare l'esperienza di una notte in rifugio. Bisogna ammettere che i più sono preparati e attrezzati correttamente, ma non manca chi vuole tentare di affrontare il ghiacciaio in scarpe da ginnastica: noi, ovviamente, siamo sempre pronti a fermare gli sprovveduti e ad informarli a dovere".
Non manca anche qualche richiesta strampalata: "Qualche tempo fa ci avevano chiesto un'insalatona o ancora di poter vedere la partita di calcio su maxi schermo: abbiamo tenuto a spiegare agli escursionisti il perché certe cose a quota 2.000 non ci sono e anche quanto sia importante guardarsi intorno e apprezzare le bellezze del territorio. L'Antelao è un posto spettacolare: una famiglia di stambecchi vive e si riproduce da anni in zona e dal rifugio è possibile vedere gli esemplari, piccoli compresi, senza troppa fatica. E questa è soltanto una delle molte (bellissime) 'cose' da vedere".

"A spingermi a venire qui, ma soprattutto a tornare anno dopo anno, è soprattutto la volontà di fare del bene, che fa stare bene - conclude Cecchetelli -. Lavorare al Galassi è molto appagante: a livello fisico è una batosta ma a livello mentale non ne possiamo, e mi sento di parlare anche per i miei colleghi, più fare a meno. Si mangia insieme e si gestiscono insieme le difficoltà o le emergenze sanitarie o climatiche e quei problemi che, se a valle sembrano piccoli, in rifugio diventano molto più grandi".
Insomma, lavorare in rifugio anche se per poco è una vera e propria esperienza di vita più che mai "educativa", che i volontari consigliano "senz'ombra di dubbio". Chi volesse entrare a far parte del team di lavoro del Galassi dovrà fare domanda al Cai di Mestre o informarsi attraverso il sito del rifugio.

Una storia alla settimana per raccontare le vite di chi gestisce i rifugi: ognuna diversa, ognuna capace di evidenziare le diverse sfumature custodite da questo particolare mestiere















