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Attualità | 17 agosto 2025 | 06:00

"Basta minestrone e bagni condivisi: nel nostro rifugio piscina, ostriche e champagne", il gestore del Fredarola: "Così la montagna è davvero per tutti"

La montagna è di tutti (e per tutti)? Per Silvano Parmesani, gestore del rifugio Fredarola Harbor, è così (o almeno dovrebbe): "Nel nostro rifugio niente più camerate e bagni condivisi, ma comode stanze con tv e Wi-Fi e un menù che spazia dai piatti della tradizione a pietanze come ostriche e champagne. Amiamo la montagna: chi ci critica non ha capito nulla". Viene tuttavia da domandarsi come mai, misteriosamente, si senta la necessità di chiamare rifugi quelli che in realtà sono ristoranti/hotel/resort collocati in alta quota

scritto da Sara De Pascale

Può la montagna evolversi o deve rimanere appannaggio solo di chi vuole continuare a viverla in maniera spartana e all'insegna dello stretto necessario? Le montagne sono di tutti ma non per tutti, affermava Mario Rigoni Stern, eppure per Silvano Parmesani, gestore del rifugio Fredarola Harbor (che sorge a quota 2.370 metri in val di Fassa) non è così.

 

L'ex sindaco di Canazei è profondamente convinto che le terre alte debbano diventare luogo dove poter accogliere chiunque: "La nostra è una famiglia di rifugisti - esordisce, intervistato da L'Altramontagna -. Lo siamo da 4 generazioni: mio nonno Romano costruì, fra i vari, il rifugio Pian dei Fiacconi, portando in quota a spalle ogni singolo pezzo della struttura". 

 

Papà Enrico, invece, sulle orme del padre, nel 1972 si dedicò alla costruzione del rifugio Fredarola, nato nell’area del Belvedere, sul giro del Sellaronda (nel territorio di Canazei): "Accanto a lui il caro amico Aldo Guerra, maestro di sci come me e mio padre che cercò di dare una mano - prosegue nel racconto -. Fu lui a consigliargli di costruire la cucina a sinistra anziché a destra, affinché gli avventori potessero apprezzare la bellezza della Marmolada". 

 

Da allora, di tempo ne è passato e di cose ne sono cambiate. Il rifugio oggi non è più come allora: niente più camerate e bagni condivisi, ma comode camere doppie e suite dove alloggiare senza rinunciare a nessun tipo di comfort. Ogni stanza, infatti, dispone anche di televisori a schermo piatto e Wi-Fi. 

 

Nel 2023 la struttura in quota è stata ristrutturata, modernizzata e dotata di una spa con piscina che si affaccia sulle Dolomiti: "Abbiamo ricevuto tantissime critiche - ammette Parmesani -. Tutte, da chi di montagna ne sa ben poco. Siamo montanari che lavorano, con fatica, a oltre 2.000 metri di quota: lo facciamo da sempre. Guardare all'innovazione non significa 'tradire' la vera essenza delle terre alte ma stare al passo con i tempi, com'è giusto che sia". 

 

E prosegue: "Chi non lo fa, è perché non sa farlo: non vedo nulla di male a trattare gli escursionisti al meglio, rendendo la montagna accessibile a chiunque - sottolinea -. Si parla tanto di turismo cafone, ma preferisco i cafoni ai buzzurri - lascia intendere -. Chi ci critica, e magari è anche del mestiere, è semplicemente frustrato e molto probabilmente non propone di più perché non sa come farlo (e cosa fare)". 

 

L'"innovazione" fra le mura del Fredarola non ha avuto però soltanto a che fare con la scelta di eliminare le camerate ma anche con quella dell'ampliamento del menù, che ai piatti della tradizione affianca pietanze di pregio come ostriche e champagne, per soddisfare (davvero) qualsiasi tipo di palato.

 

"Mi è stato detto che il pesce non c'entra nulla con la montagna ma io sono convinto che non sia così: offrire ostriche non è un modo per spezzare la 'poesia' alla quale alcuni si aggrappano o le tradizioni ma un desiderio di offrire qualcosa in più - conclude -. Spiace essermi sentito dire che non amo le terre alte: le amo molto più di tanti, che non hanno minimamente idea di cosa significhi vivere e lavorare in quota".

 

"Basta con la retorica della montagna che equivale a fatica e minestrone: la montagna può essere anche buon cibo e relax, e c'è infatti chi ci ringrazia per ciò che offriamo, che non preclude la possibilità di assaporare in maniera autentica le terre alte".

 

In conclusione viene da domandarsi come mai, misteriosamente, si senta la necessità di chiamare rifugi quelli che in realtà sono ristoranti/hotel/resort ​collocati in alta quota.

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Storie dai rifugi

Una storia alla settimana per raccontare le vite di chi gestisce i rifugi: ognuna diversa, ognuna capace di evidenziare le diverse sfumature custodite da questo particolare mestiere

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