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Attualità | 26 novembre 2025 | 18:00

Chiude il rifugio Carrara, a 1300 metri sulle Apuane. La notizia accende il dibattito sul complesso rapporto tra le attività estrattive e la cura del territorio

La chiusura del rifugio Carrara a Campocecina, dopo solo un anno e mezzo di gestione, è arrivata inattesa dal post della sezione Cai di Carrara, seguito dai quotidiani locali. La notizia ha lasciato sgomento e una certa polemica tra soci e frequentatori: lo si intuisce soprattutto dai social e in particolare dai commenti sotto al post della sezione Cai, al punto che la pagina ha dovuto bloccare le interazioni

scritto da Samuele Doria
Festival AltraMontagna

Il rifugio Carrara, costruito nel 1957 e recentemente ristrutturato, sorge a 1.320 metri in una delle aree più amate delle Apuane, punto di ritrovo per famiglie carraresi e snodo per numerose escursioni verso la Lunigiana e le valli di Massa. L’escursione che porta al rifugio parte da piazzale dell'Uccelliera, dove è presente un belvedere da cui è possibile vedere gli imponenti bacini marmiferi che sovrastano la città di Carrara. Da lì, in meno di dieci minuti di camminata si raggiunge il rifugio in località Campocecina. Dopo poco più di un anno di gestione, però, i rifugisti Andrea e Maria hanno scelto di riconsegnare le chiavi al Cai di Carrara.

 

Ai quotidiani locali, Andrea spiega che la decisione è in parte legata a motivi personali: "Il motivo principale è di carattere familiare: siamo liguri, originari della provincia di Savona, e sentivamo il bisogno di avvicinarci a casa. Abbiamo colto l’occasione accettando la gestione di un rifugio sul monte Beigua". A pesare, tuttavia, è stata anche la scarsa affluenza, aggravata dalla chiusura della strada di accesso: "Durante la settimana non c’erano avventori e anche nei weekend il lavoro era poco. La chiusura della strada è stata completamente compromettente, ha azzerato le nostre entrate".

 

La coppia esprime anche un giudizio critico sulle politiche territoriali: "A Carrara la priorità è data tutta alle cave e non si fa alcuno sforzo per migliorare e promuovere il territorio… I camion carichi di marmo sfrecciano ad alta velocità lungo la strada che porta a Campocecina, creando un serio pericolo. Poi però c’è il divieto di transito per moto e bici". Una posizione netta, che ha trovato eco in diversi commenti social.

Dal canto suo, la sezione Cai di Carrara - interpellata da L’Altramontagna - fornisce la sua ricostruzione dei fatti. Riguardo alla chiusura, il sodalizio parla di un abbandono avvenuto in modo piuttosto repentino: "È stata una cosa abbastanza improvvisa… I soci non erano preparati e c’è stato un po’ di sconcerto. Anche perché - continua il Cai - il gestore, nel suo primo anno di attività, mai si era lamentato della scarsa affluenza, così come è sempre stato con i precedenti gestori".

 

Sul tema della strada, il Cai spiega che il divieto a moto e biciclette era stato introdotto per ragioni di sicurezza, perché il fondo presentava fosse e dissesti tali da rendere rischioso il transito. La strada è poi stata interessata dalla ripresa del traffico pesante dopo la riapertura della cava Castelbaito-Fratteia: "Durante la settimana è stata riaperta ai camion. Con quel passaggio, a maggior ragione, la strada si usura molto e può diventare pericolosa".

 

Sul ruolo delle cave, il Cai mantiene una posizione più prudente rispetto ai rifugisti. Attraverso la propria commissione Tutela Ambiente Montano (Tam), riconosce che l’attività estrattiva pone molti problemi: "A livello ambientale le cave non sono proprio il nostro migliore amico… cerchiamo di portare avanti le nostre convinzioni, ma abbiamo le armi un po’ spuntate. Evitiamo lo scontro e proviamo a trovare spazio per il dialogo". L’associazione ricorda l’impegno speso, ad esempio, nella vicenda del vicino sentiero 174, ‘inglobato’ in una cava e da allora rimasto chiuso al pubblico nonostante gli appelli del Cai e di altre associazioni.

 

Nel suo comunicato ufficiale, il Cai ha precisato che "tale interruzione è dovuta alla richiesta di cessazione da parte dell’attuale gestore" e ha espresso gratitudine verso Andrea e Maria "per il lavoro e l’impegno profuso". L’associazione ribadisce la volontà di riattivare il servizio quanto prima: "Non appena saranno completate le formalità relative alla cessazione del rapporto, la Sezione pubblicherà un bando per individuare i nuovi gestori", con l’obiettivo di "garantire la continuità di un presidio a Campocecina". Il Cai ricorda inoltre che il rifugio rappresenta una fonte di entrate che viene "da sempre reinvestita negli onerosi lavori di ristrutturazione e miglioramento della struttura".

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Una storia alla settimana per raccontare le vite di chi gestisce i rifugi: ognuna diversa, ognuna capace di evidenziare le diverse sfumature custodite da questo particolare mestiere

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