"Da quando gli impianti sono stati dismessi la montagna è tornata a popolarsi di escursionisti veri": storia di un 'rifugio' senza letti (né locale invernale)

"Da quando gli impianti in zona sono stati dismessi il Monte è tornato a popolarsi di escursionisti veri". Il racconto di Alessandro Giambellini: "In questa struttura niente letti, solo buon cibo e la possibilità di apprezzare la montagna più genuina"

Lo Chalet Montefalcone (meglio conosciuto come Rifugio Gingerino), che sorge nel territorio di Recoaro Terme (sul Monte Falcone) in questi giorni si prepara a chiudere i battenti. Un capitolo che si chiude ma denso di storia, racconto che il gestore Alessandro Giambellini aveva fatto qualche tempo fa, intervistato da Il Dolomiti.
Giambellini era approdato nel 2019, accanto alla moglie Franca Fioraso, a quota 1.650 per riaprire una struttura chiusa da tempo a causa del fallimento degli impianti sciistici e di risalita in zona. "Il fatto che la seggiovia fosse rimasta ferma ha spinto i più a scegliere altre mete - rivelava Giambellini in un'intervista (QUI ARTICOLO) -. Ciononostante, in qualche modo, la montagna è stata così restituita ai veri appassionati, perché dal 2016 in poi per salire in vetta al monte Falcone si è reso necessario aver voglia di camminare".
Per il gestore dello Chalet Montefalcone, quindi, la chiusura degli impianti aveva avuto i suoi aspetti positivi, tanto che le terre alte erano tornate a popolarsi di "veri escursionisti", lasciando a valle coloro i quali non fossero disposti ad avventurarsi in quota con le proprie forze.
"Niente più tacchi a spillo in seggiovia per raggiungere un rifugio solo per mangiare una pasta o per dire d'esserci stati - faceva notare Alessandro - cosa che, tutto sommato, è anche un bene per questi luoghi, che hanno recuperato un po' di autenticità".
Dopo qualche anno caratterizzato da un territorio che, senza impanti, pareva spacciato e senza futuro, il Comune aveva proposto (nel 2019) di prendere in gestione lo Chalet Monte Falcone, chiuso ormai da tempo e fu così che 6 anni fa iniziò l'avventura di Alessandro e della moglie Franca, esperti nella gestione di strutture in quota, visto che già si occupavano del rifugio Bertagnoli.
"Le persone che hanno iniziato a raggiungerci, dal giorno della riapertura in poi, sono state e sono davvero moltissime - confessava ancora il gestore dello chalet -. Per molti venire qui è quasi come una sfida: sanno che dovranno per forza camminare ed è per questo che siamo diventati meta e non più 'semplice' punto d'approdo da raggiungere in seggiovia".
Nel tempo, ciononostante, non sono mancate richieste assurde: "Ci è stato chiesto di essere accompagnati in vetta in jeep o con la motoslitta. Mezzi che possediamo ma che utilizziamo soltanto per portare le provviste in quota o in caso di emergenza in collaborazione con il Soccorso alpino. So che chi è anziano o ha difficoltà a camminare non può salire e me ne dispiaccio - confessava ancora Giambellini a Il Dolomiti - ma sono anche convinto che la montagna deve poter rimanere tale e questo significa anche limitare inquinamento e viavai".
Per raggiungere la struttura, "che non possiamo chiamare rifugio poiché non ha posti letto né bivacco, ci sono varie strade: partendo da quella che era la pista da sci da Recoaro mille, una via per escursionisti allenati, fino ad arrivare alla vecchia mulattiera che dal rifugio Bertagnoli conduce allo chalet, facilmente percorribile e adatta anche a famiglie".
Ora lo Chalet si prepara però a chiudere i battenti, come annunciato da Alessandro a Franca negli scorsi giorni in un post che non ha tardato a fare il giro dei social (QUI ARTICOLO) e che riportiamo di seguito:
Quello che sto per scrivere mi fa molto male.
Con grande dispiacere vi annuncio che sono state riscontrate recentemente criticità allo chalet Montefalcone che non ci permettono di continuare l'attività.
Abbiamo condiviso tali criticità con il Comune di Recoaro Terme, che è il proprietario della struttura.
L' amministrazione di Recoaro manifestato la più ampia disponibilità ad effettuare le opere necessarie per continuare a tenere aperto lo chalet in attesa che iniziano i lavori di ristrutturazione entro la fine della prossima primavera.
Purtroppo abbiamo tuttavia valutato concordemente con l'entità ed i tempi di realizzazione delle opere necessarie a tenere provvisoriamente aperta la struttura, renderebbero privo del senso e troppo oneroso l'intervento.
Infatti si tratterebbe di opere che verrebbero comunque smantellate dai successivi lavori di ristrutturazione dell'edificio e dall'intervento programmato di spostamento delle antenne.
In definitiva abbiamo valutato che non c'è una possibile soluzione, se non quella di attendere la ristrutturazione dell'intero edificio.
Ringrazio il Sindaco di Recoaro e l'amministrazione per esserci stati vicini nel ricercare una possibile soluzione sostenibile.
RINGRAZIO TUTTI I NOSTRI CLIENTI , che in questi anni hanno reso il Falcone (per molti il Gingerino) un ambiente FANTASTICO, STRARIPANTE DI GIOIA E AMICIZIA VERA .
Stiamo valutando di organizzare comunque se sarà possibile, qualche alternativa, nella speranza di rivederci presto in vetta.
Una notizia giunta come fulmine a ciel sereno e che ha condotto i più a chiedersi se e quando la struttura riaprirà. Sembrerebbe, stando a quanto si apprende dalla stampa locale, che il Comune di Recoaro abbia previsto una probabile riapertura per l'estate 2026.

Una storia alla settimana per raccontare le vite di chi gestisce i rifugi: ognuna diversa, ognuna capace di evidenziare le diverse sfumature custodite da questo particolare mestiere















