Contenuto sponsorizzato
Storie | 22 dicembre 2025 | 12:07

"Ho deciso, non senza sofferenza, di chiudere quella che per cinquanta estati è stata la mia casa". La famiglia Tamussin lascia il Rifugio Marinelli, il più alto delle Alpi Carniche

"Ho imparato a fare della resistenza l'unico modo in cui so vivere, diventando parte integrante di quel rifugio". Dopo cinquanta stagioni estive passate in quota, la famiglia ha deciso di lasciare la gestione del Rifugio Marinelli, 2.122 m s.l.m., posto all'ombra del maestoso Monte Coglians e dell'imponente parete sud della Creta di Cjanevate. Lo ha annunciato ieri Caterina Tamussin

Festival AltraMontagna

Cinquant’anni di gestione ininterrotta di un rifugio di montagna sono un traguardo straordinario, quasi impensabile al giorno d’oggi. Ma tutto, prima o poi, deve finire.

 

La Famiglia Tamussin di Collina (UD), dopo cinquanta stagioni estive passate in quota, ha deciso di lasciare la gestione del Rifugio Marinelli, 2.122 m s.l.m., il più alto delle Alpi Carniche, posto all’ombra del maestoso Monte Coglians e dell’imponente parete sud della Creta di Cjanevate. Lo ha annunciato ieri Caterina Tamussin sui canali social del rifugio, attraverso un messaggio denso e pieno di gratitudine.

 

Ma le sue parole non sono soltanto un commiato. Rappresentano tutta la passione di chi ha fatto della vita di rifugio la propria vita: "Sono state estati brevi e lunghissime, divertenti e devastanti, soleggiate, piovose e colme di neve. Ho imparato a fare della resistenza l'unico modo in cui so vivere, diventando parte integrante di quel rifugio, scolpita come roccia nel cuore del Coglians".

 

Chi ha vissuto da vicino, come ospite o per lavoro, l’atmosfera del Rifugio Marinelli e ha avuto la fortuna di conoscere Giorgio, Maria Rosa e Caterina, sa che è difficile trovare le parole giuste per descrivere qualcosa di unico. Per questo pensiamo che il modo migliore per dire grazie a questa famiglia sia rilanciare le stesse parole di Caterina: un saluto, un congedo, ma anche un distillato di cosa significa vivere in montagna, al servizio di chi va in montagna, da mezzo secolo.

 

Grazie!

Il post di Caterina Tamussin

Il 2025 è stato per me l'anno della fine, l'anno in cui ho deciso, non senza sofferenza e lunga ponderazione, di chiudere quella che per cinquanta estati è stata la mia casa.

Sono state estati brevi e lunghissime, divertenti e devastanti, soleggiate, piovose e colme di neve. Ho imparato a fare della resistenza l'unico modo in cui so vivere, diventando parte integrante di quel rifugio, scolpita come roccia nel cuore del Coglians.

Ma niente di ciò che è stato sarebbe potuto essere senza le indelebili orme della mia famiglia. Grazie innanzi tutto ai miei genitori, Giorgio e Maria Rosa, per tutti i valori che mi hanno insegnato e per avermi trasferito quasi geneticamente la gioia di stare quassù. Non sarò mai abbastanza grata per questo.

 

Grazie a tutte le mie anime. A chi mi è stato accanto negli ultimi dieci anni, in silenzio, facendo parlare i suoi piatti e le sue idee. Grazie a chi per vent'anni ha attraversato il mondo una volta l'anno per lavorare e vivere in questo posto. Grazie a tutte le persone che in questi cinquant'anni hanno indossato almeno una volta un grembiule in questa cucina o in questa sala. La vostra collaborazione è il modo che preferisco di amare.

Grazie a tutti quelli che mi hanno aiutata a portare le cose quassù, o che hanno solo chiesto se serviva qualcosa, capendo cosa vuol dire vivere a 2.000 m s.l.m.

Grazie a tutti i clienti passati di qua. Grazie a chi è stato bene e a chi ha capito me e le mie intenzioni, so che non è sempre facile. La vostra soddisfazione è stata la mia forza. Grazie a chi mi ha criticata, per avermi dato sempre montagne nuove da scalare e spunti per migliorare. Grazie ai maleducati, per avermi mostrato il modo sbagliato per sostenere le mie convinzioni. Ho imparato tanto da voi.

Grazie a questo posto per essere esistito sempre, e per sopravvivere a me e a quest'esperienza. Grazie ai monti per avermi sovrastata, alla roccia per avermi ispirata e a questa luce per essere ritornata ogni giorno.

 

Il 2025 è stato per me l'anno della fine. Ma ho capito che cinquant'anni sono pieni di inizi e che non smetteranno mai di arrivare.

Grazie a tutto quello che è stato, e a tutto quello che verrà.

 

Caterina Tamussin

 

 

 

 

la rubrica
Storie dai rifugi

Una storia alla settimana per raccontare le vite di chi gestisce i rifugi: ognuna diversa, ognuna capace di evidenziare le diverse sfumature custodite da questo particolare mestiere

Contenuto sponsorizzato