“L'episodio più assurdo? Un furto di posate dai tavoli del rifugio per fare il pic nic”, i gestori del Gerli-Porro: “Manca educazione alla montagna”

Non bastano poche righe per raccontare l’esperienza in quota di Maria Luisa Nodari e del compagno Giuseppe Della Rodolfa. Lei antropologa amante delle terre alte e lui guida alpina emerita, hanno deciso qualche tempo fa d'imbarcarsi in un nuovo 'inizio', una vera e propria scelta di vita

Fra le mura del Rifugio Gerli-Porro, che sorge a quota 1.965 nel comune di Chiesa in Valmalenco, si respira aria di passione. Passione per delle montagne percorse (ed esplorate) in lungo e in largo e per un lavoro che ha segnato un vero e proprio cambio di vita. A gestire la struttura, da 5 anni a questa parte (e dopo 14 anni d'esperienza al Rifugio Marinelli Bombardieri al Bernina) ci sono Maria Luisa Nodari e il compagno Giuseppe Della Rodolfa.
Lei antropologa (con alle spalle diverse esperienze all'estero) amante delle terre alte e lui guida alpina emerita, hanno deciso qualche tempo fa d'imbarcarsi in un nuovo 'inizio', che più che "avventura" a loro piace definire "scelta professionale", mostrando quanta responsabilità si celi dietro al mestiere del rifugista.
Oltre ad accogliere gli avventori e a risolvere problemi che in quota si fanno molto più complessi, oggi ai gestori delle strutture di montagna tocca anche interagire con un tipo di clientela non sempre preparata o informata: "Ci chiedono il letto matrimoniale o il ghiaccio, non vogliono il bagno in comune e pretendono bevande come il Ginseng, che ovviamente non possiamo offrire - esordisce Nodari, intervistata da L'Altramontagna -. Se riempissimo il rifugio di macchinari per esaudire i desideri di tutti i chilowatt a disposizione non basterebbero mai".
Richieste, quelle (fortunatamente) soltanto di alcuni, che secondo i rifugisti sarebbero "figlie della non comprensione del luogo in cui si è". Fatte in particolare da escursionisti che sulle terre alte ci approdano "per provare l'esperienza in rifugio" e non per vivere la montagna appieno.
"Siamo aperti - riferisce la gestrice del Gerli-Porro - tutta l'estate e ancora in primavera ed autunno finché il tempo e il freddo ce lo permettono. Ci affidiamo ad una turbina: quando la portata del torrente che sorge accanto al Rifugio cala rimaniamo senza elettricità e siamo quindi obbligati a chiudere i battenti". La zona, sopratutto con l'arrivo della neve, è peraltro soggetta a valanghe.
Per quanto riguarda la frequentazione del Rifugio, si parla di avventori che cambiano molto anche in base alla stagione: "Dagli scialpinisti esperti con conoscenza del territorio che arrivano in primavera si passa agli escursionisti 'estivi' non sempre consapevoli - prosegue nel racconto -. Per la maggiore parliamo di persone preparate, ma non mancano turisti che fanno richieste assurde o che sottovalutano il meteo o l'imprevedibilità di natura ed eventi atmosferici: noi, ovviamente, siamo sempre pronti a spiegare e ad istruire, cosa che tra l'altro fa parte del nostro lavoro".
Negli ultimi tempi i due rifugisti hanno (non a caso) deciso di cominciare lavorare con le scuole (in particolare con gli alunni delle medie ndr) e di collaborare con il Servizio Glaciologico lombardo per istruire gli escursionisti di domani: "C'è più che mai bisogno di fare informazione", fa notare Nodari.
Lo dimostrano, come fa sapere la rifugista, episodi come quello avvenuto di recente in struttura, quando alcuni hanno 'ben' pensato di rubare delle posate dai tavoli del rifugio, probabilmente con l'idea di fare un picnic:"I nostri ragazzi avevano appena apparecchiato i tavoli per i pranzi ma, dopo un momento di disattenzione, si sono accorti che coltelli e forchette erano spariti - ricorda -. Oltre allo sconforto, è sorta una domanda: 'Perché non chiederle?'. Le avremmo prestate volentieri senza chiedere nulla in cambio. Si tratta dell'ennesima vicenda che mostra quanto alcuni davvero non si rendano conto di dove sono".
"Al di là di tutto, questo per noi resta un lavoro fatto di grandissime soddisfazioni - conclude la donna -. Fra qualche anno non possiamo che vederci qui, a continuare a lavorare tra montagne che per noi sono ormai anche casa".

Una storia alla settimana per raccontare le vite di chi gestisce i rifugi: ognuna diversa, ognuna capace di evidenziare le diverse sfumature custodite da questo particolare mestiere















