"Quando arriva qualcuno che sa suonare la chitarra, davanti a quel fuoco si compie la magia": storia del Rifugio Scotter e di un ritorno sulle montagne 'di casa'

"La cosa che amo di più? Il contatto con la gente. Molti mi raccontano il loro vissuto davanti allo scoppiettante fuoco del caminetto, dove accanto a noi non manca mai una chitarra. Quando in struttura arriva qualcuno che sa suonarla, poi, la magia aumenta ancor di più e oltre a chiacchierare e ridere, si canta come si faceva una volta". Ecco la storia di Alberto Zandanel, gestore del Rifugio Scotter

"Sono sempre stato molto legato alle mie origini, al territorio in cui sono nato e cresciuto. Ho sempre sentito di voler tornare in Italia, con tutto me stesso". A parlare è Alberto Zandanel, gestore del Rifugio Scotter Palatini che sorge a quota 1.580 metri sulle Dolomiti Bellunesi.
La sua è la storia di un uomo che, dopo vent'anni trascorsi a lavorare dietro al bancone della gelateria di famiglia in Vestfalia, in Germania, ha deciso di fare ritorno in Cadore, "sulle mie montagne", dove dal 2019 gestisce con grande passione una struttura in quota molto amata e punto di riferimento per moltissimi escursionisti (ma non solo).
Zandanel il suo percorso lavorativo (e di vita) lo aveva raccontato già qualche tempo fa a Il Dolomiti: "Sono dovuto crescere in fretta - riferiva in un'intervista (QUI link) -. I miei genitori sono partiti per la Germania quando avevo solo 7 anni, per andare a lavorare. Fino alle superiori ho vissuto fra convitto e appoggiandomi ai parenti, finché ho deciso di trasferirmi anch'io in Vestfalia, andando a lavorare nella bottega di famiglia".
Dalle montagne del Cadore, per Zandanel iniziava allora una nuova vita, finalmente accanto alla madre e al padre (e per quasi 20 anni) dietro al bancone dell'attività: "Ho sempre amato il contatto con la gente", ammetteva senza esitazione.
Anni, quelli trascorsi in Germania che se da un lato hanno insegnato molto all'uomo, dall'altro non hanno mai fatto scomparire la nostalgia per le montagne di casa. Ciò ha significato quindi ad un certo punto un ritorno in Italia, concretizzatosi in un nuovo (ed inaspettato) mestiere, quello di rifugista.
Tutto è partito dalla cugina Alice, che nel Rifugio Scotter ci bazzicava già da tempo: "Mi ha proposto di prendere in mano la struttura e di gestirla insieme. Ammetto di averci pensato all'incirca per 15 secondi, per poi dirle di sì".
Da ormai 6 anni è quindi possibile incontrare in struttura Alberto, pronto ad accogliere clienti "che qui approdano con i loro zaini, colmi delle tante esperienze fatte, che spesso condividono con me: è questa la parte più bella del mio lavoro", confessava ancora a Il Dolomiti.
"Amo stare in mezzo alla gente e conoscere un incredibile numero di persone dal vissuto davvero interessante", narrato non di rado davanti allo scoppiettante fuoco del caminetto, "dove accanto a noi non manca mai una chitarra. Quando in struttura arriva qualcuno che sa suonarla, poi, la magia aumenta ancor di più e oltre a chiacchierare e ridere, si canta come si faceva una volta".
Un luogo, quindi, dove la natura e il rapporto con il prossimo vince su tutto, "anche sul Wi-fi, che in montagna non è necessario avere. Un po' perché ci sono i cellulari, un po' perché chi va in montagna cerca la pace e la tranquillità e un po', ancora, perché per trascorrere un bel pomeriggio basta poco. Una grappetta, il bel panorama e la compagnia sono il nostro Wi-fi".
Un'esistenza completamente nuova e diversa, quella scelta qualche anno fa da Zandanel, fatta di fatica, risorse da centellinare ma anche tante soddisfazioni: "Non tornerei mai indietro".

Una storia alla settimana per raccontare le vite di chi gestisce i rifugi: ognuna diversa, ognuna capace di evidenziare le diverse sfumature custodite da questo particolare mestiere















