"Quella tragedia ci ha in qualche modo segnati: è stato scioccante", il racconto dei fratelli Sirio e Shevek: "Gestire il Potzmauer è stata la scelta migliore che potessimo fare: qui ci sentiamo a casa"

I fratelli Sirio e Shevek raccontano i loro quattro anni fra le mura del Rifugio Potzmauer: "Arrivare qui dopo aver lavorato in Marmolada è stato un bel cambiamento. Lassù era tutto più complesso. Ora, invece, ci sentiamo a casa"

Dalla freddissima ed "estrema" Marmolada ai magici boschi della Val di Cembra. È la storia dei fratelli Sirio e Shevek Pedrotti, che dopo un'esperienza al Pian dei Fiacconi (distrutto da una valanga) prima come dipendenti e poi in quanto rifugisti, sono approdati al Rifugio Potzmauer, gestito con passione dal 2021.

I due, ormai 4 anni fa, giungevano in quest'ultima struttura dopo che l'allora (storico) gestore decideva di abbandonare, pronto per la pensione. Roberto Leonardi (il mitico "Rob del Potz" che oggi purtroppo non c'è più) aveva stretto fra le mani il timone del Potzmauer per ben 11 anni, passando poi il testimone ai due giovani fratelli (che oggi hanno 31 e 34 anni ndr).
"Arrivare qui dopo aver vissuto e lavorato sulla Regina delle Dolomiti è stato un bel cambiamento - esordiscono Sirio e Shevek all'unisono, intervistati da L'Altramontagna -. In Marmolada era tutto più complesso: a partire dall'approvvigionamento dei viveri, fino ad arrivare al lavoro ed alla vita lassù. Salivamo al Pian dei Fiacconi con zaini carichi, che pesavano come minimo 20 chili, ed avevamo a che fare con una clientela giovane, fatta di sportivi ed alpinisti. È stata un'esperienza bellissima ma per certi versi 'gloriosa' ed estrema", ammettono.
La vita al Rifugio Potzamauer, che sorge a quota 1.300 in una spettacolare radura tra i boschi sopra Grumes, è invece tutt'altra cosa: "Qui ci sentiamo a casa - sottolineano -. Ci godiamo l'estate, il tempo e le bellezze che ci circondano in maniera sicuramente diversa, accogliendo un tipo di clientela che spazia dai pensionati alle famiglie con bimbi". Principalmente, si parla di trentini ed altoatesini: "Non possiamo dire che questo sia un posto che attira molti turisti dall'estero e nemmeno che sia una zona particolarmente turistica", proseguono nel racconto.
In generale, la struttura mette a disposizione 12 posti letto, ai quali se ne aggiungono altri 4 siti all'interno di una yurta, tenda di grandi dimensioni (circondata da "alberi, stelle e rumori del bosco" e coperta di stuoie e tappeti in feltro) utilizzata delle popolazioni nomadi dell'Asia, che da qualche tempo ha trovato dimora fissa anche fuori dalle porte del Potzmauer (MAGGIORI DETTAGLI QUI).

"Chi approda da noi e vuole pernottare - specificano i fratelli - può scegliere se dormire in yurta o in rifugio". Ad accogliere gli avventori il più delle volte è Sirio, mentre il fratello Shevek si occupa di gestire la cucina, preparando "piatti caserecci realizzati con prodotti principalmente locali o equosolidali".
"Scegliere di gestire il Potzmauer - fanno sapere ancora - è stata una delle decisioni migliori che potessimo prendere. Amiamo questo posto ed accogliere gli escursionisti: qui sono tutti ben accetti".
"Il bilancio della nostra esperienza non può quindi che essere positivo, nonostante quest'estate un episodio ci abbia particolarmente scioccati: un uomo che aveva mangiato e trascorso la giornata con la famiglia da noi (accanto a moglie, figlio ed alcuni amici) è morto mentre percorreva al buio il sentiero per rientrare a valle. Mai ci saremmo immaginati che una cosa del genere sarebbe potuta accadere in un luogo come questo". Dopo la tragedia avvenuta ad agosto 2025, peraltro, in zona ne è avvenuta un'altra a settembre.
"Tolti questi due drammatici accaduti, non possiamo che essere felici e grati per tutto questo - concludono i rifugisti -. Tra qualche anno ci vediamo ancora qui, fra questi boschi e montagne a gestire un posto che ci ha fatti e ci fa sentire a casa come non era mai accaduto prima".

Una storia alla settimana per raccontare le vite di chi gestisce i rifugi: ognuna diversa, ognuna capace di evidenziare le diverse sfumature custodite da questo particolare mestiere















