"Domeniche epiche spingendo sui pedali di pesanti biciclette, zaino in spalla, con di fronte l’isolata piramide della Grignetta". Il Giro oggi sfiora un luogo iconico, che ha fatto la storia dell'alpinismo

La tappa 18 del Giro non sarà un "tappone di montagna", ma sfiorerà comunque un luogo che ci ricorda figure mitiche, come quelle di Riccardo Cassin e Andrea Oggioni: Le Grigne. L'occasione per riflettere su quell'alpinismo, in parte da riscoprire, ma anche sulle foreste di Lombardia alla base di queste pareti di calcare argenteo ben visibili dalla pianura

LA MONTAGNA DEL GIORNO - a cura di Marco Albino Ferrari
a cura di Marco Albino Ferrari
Oggi il Giro sfila sotto uno dei luoghi più significativi della geografia mentale dei lombardi, Le Grigne. Pur così vicine a Milano e perfettamente visibili dalla Pianura Padana, il massiccio di calcare argenteo che si affaccia sul Lario in realtà è stato sempre immaginato come un luogo remoto, un altrove afferrabile solo a costo di notevoli sforzi. Fra le tante testimonianze, le pagine del grande scalatore Riccardo Cassin o quelle di Andrea Oggioni e dei suoi compagni dei “Pell e Oss” di Monza a metà del Novecento ci parlano di domeniche epiche spingendo sui pedali di pesanti biciclette, zaino in spalla, con di fronte l’isolata piramide della Grignetta che andava lentamente ingigantendosi.
Così si raggiungevano le montagne. Erano altri tempi. A Lecco si arrivava anche in treno o in corriera, ma poi li attendeva il lungo avvicinamento ai Piani Resinelli, da dove infine si poteva entrare negli spazi aperti della montagna.
Poi, improvvisamente, le distanze mutarono. Avvenne tutto in una manciata di stagioni, con il Boom economico, agli inizi degli anni Sessanta. L’industria italiana si metteva in moto, e con essa un nuovo benessere. La motorizzazione di massa iniziò ad annullare le distanze e le Grigne presero a sorridere invitanti. A bordo di un'auto o di una Lambretta, le montagne a ridosso della pianura venivano incluse in un universo amico, quasi domestico.
E oggi? Paradosso dei tempi, rischiano di essere proprio le automobili, divenute in soprannumero, a rendere di nuovo difficile l’avvicinamento ai sentieri. Code, traffico, mancanza di parcheggi. E così domani, vedendo sfilare i corridori in bici, qualche vago sentore romantico ci farà tornare un po’ indietro (o forse in avanti) al tempo di Cassin e dei suoi vecchi compagni di scalate.
Viva le Grigne, con la bici!

LA FORESTA DEL GIORNO - a cura di FSC Italia
Quante foreste italiane sono in mano ai privati, e quante sono invece pubbliche? Immaginiamo già i “boh”, “ma che domanda è?” o, per gli amanti del trash nazional-popolare, il classico “La cipolla”.
Eppure questa domanda serve ad introdurre la Tappa 18 del nostro giro ciclistico-montanaro-forestale, la terza che tocca il territorio lombardo. Ebbene: secondo i dati dell’Inventario Forestale Italiano, poco più del 63% delle proprietà boschive in Italia è privato, mentre solo il 32% è pubblico - vi sorprenderà sapere che il gap tra queste due percentuali è rappresentato da terreni la cui proprietà è sconosciuta.
La frammentazione forestale in Italia rappresenta una delle principali criticità nella gestione responsabile del patrimonio boschivo: rende infatti difficile un'efficace pianificazione e manutenzione, l'applicazione di tecniche selvicolturali moderne e la prevenzione di rischi come incendi o attacchi parassitari.
Proprio in Lombardia esiste però un modello di gestione pubblica integrata: si tratta di ERSAF (Ente Regionale per i Servizi all'Agricoltura e alle Foreste), che ha il compito di gestire e valorizzare il patrimonio agroforestale regionale, promuovendo la sostenibilità ambientale, la biodiversità e lo sviluppo delle aree rurali e montane. L’Ente è responsabile della gestione di 20 foreste regionali, che coprono una superficie complessiva di 23.337 ettari distribuiti in ben 39 comuni lombardi; nel 2020 è stato tra i promotori della Carta delle Foreste di Lombardia, documento che definisce i principi e gli impegni per una gestione sostenibile e durevole delle foreste e degli alpeggi demaniali regionali.
Vicino a Morbegno si trovano le Foreste Regionali “Val Masino” e “Val Gerola”, entrambe gestite da ERSAF e certificate FSC e PEFC dal 2009. In Val Masino, in località Bagni, è presente una sorgente di acqua termale, circondata da storici stabilimenti termali, in un contesto di prati pascoli e fustaie di abete rosso, abete bianco e faggio. Arrivando lungo la strada provinciale si incontra una faggeta maestosa, i cui alberi più vecchi hanno 250 anni. Nella foresta dei Bagni Masino si conducono dal 1990 indagini sulle condizioni fitosanitarie dei boschi, che hanno portato nel 1995 all’istituzione di un’area di monitoraggio che nel 2002 è entrata a far parte della Rete Italiana per le Ricerche Ecologiche di Lungo Termine (LTER). In Val Gerola troviamo invece uno degli alpeggi “modello” lombardi, ovvero l’Alpe Culino, che comprende anche agriturismo e ristoro agricolo con i prodotti d’alpe, come il famoso formaggio Bitto. Qui, in località Dosso Cavallo e Alpe Culino, si rinvengono gruppi di larici secolari.

Foto copertina: Esponenziale - Wikimedia Commons; foto interna: Luca Casartelli - Wikimedia Commons

A partire dal 9 maggio e per ogni tappa del Giro d'Italia 2025, Leonardo Piccione del magazine Bidon coordina un resoconto serale su L'AltraMontagna, per ricapitolare quanto accaduto nella Corsa rosa, ma anche le storie e dei territori che ruotano attorno ad essa. La redazione de L'AltraMontagna contribuirà quotidianamente con aneddoti e curiosità sui rilievi attraversati dal Giro, anche laddove la montagna (solo apparentemente) non esiste. Il tutto è possibile grazie a FSC Italia, che ci racconterà le foreste certificate in giro per la penisola: modelli di sostenibilità e mete da visitare. Dal 9 maggio al 1 giugno brindiamo ogni sera al ciclismo e alla montagna con... Un altro Giro!















