Contenuto sponsorizzato
Sport | 27 maggio 2025 | 21:16

È rimasto seduto per un paio d'ore prima di esplodere definitivamente. Numerose le detonazioni: la prima slovena, la seconda spagnola, la terza messicana. Ma le più forti sono italiane

Il Giro d'Italia è "esploso" sulle montagne trentine. La tripletta Italiana (Scaroni, Fortunato, Pellizzari), il ritiro di Roglič, la crisi di Ayuso, le difficolta della maglia rosa Del Toro, la grinta di Carapaz, l'inossidabilità di Caruso, l'equilibrio di Yates. La corsa rosa è più che mai aperta

La santabarbara è un luogo pericolosissimo. È la stanza buia in cui Willie Coyote accende improvvidamente un fiammifero. È l'obiettivo principale delle cannonate in caso di confronto navale: se si colpisce la santabarbara, salta per aria l'intero bastimento. Perché quello è il deposito delle munizioni, che gli uomini di mare sono soliti affidare alla protezione della patrona degli artificieri e dei vigili del fuoco: Santa Barbara, per l'appunto.

 

La sedicesima tappa del Giro d'Italia, oltre duecento chilometri di saliscendi imperniati sul Passo di Santa Barbara, è stata la santabarbara dell'edizione 2025 della Corsa rosa. Una polveriera su cui il Giro è rimasto seduto per un paio d'ore prima di esplodere definitivamente. Una lunga serie di deflagrazioni che hanno stravolto i connotati della corsa e allestito un altro pomeriggio da ricordare. Il ciclismo è il solo dominio umano in cui dovrebbe essere consentito auspicarsi scoppi e colpi di mortaio: e il giorno in cui esplode la corsa, per gli appassionati di ciclismo, è allettante come la mattina di Natale.

La prima detonazione di oggi è stato il ritiro di Primoz Roglič, il favorito numero uno della vigilia. Roglič se n'è andato dal Giro sotto la pioggia, nella prima metà di tappa, dopo l'ennesima caduta, confermando il suo impareggiabile feeling con i drammi sportivi e la sua consolidatissima reputazione di uomo senza mezze misure: negli ultimi 13 grandi giri che ha corso o è arrivato sul podio (8 volte, con 5 primi posti) oppure si è ritirato (5 volte). Tertium non datur.

 

Il secondo boom della giornata, più inatteso e per questo più destabilizzante, ha riecheggiato proprio lungo la salita di Santa Barbara, la zona critica della tappa, là dove Juan Ayuso è sprofondato in una crisi che i balbettii dell'ultima settimana avevano fatto presagire, sebbene non in simili proporzioni. Il favorito numero due della vigilia è arrivato al traguardo con quasi un quarto d'ora di ritardo dai migliori, salutando le proprie ambizioni di podio e certificando nel modo più eclatante quel che la strada aveva ampiamente suggerito per due settimane - e cioè che il capitano della UAE è un altro. 

Il capitano unico della UAE è Isaac Del Toro, la maglia rosa, al quale tuttavia non è bastato lo scudo offertogli da Brandon McNulty e dall'eterno Rafal Majka per scansare l'onda d'urto della conflagrazione in corso. Sull'ultima salita, la nuova scintilla l'ha innescata Giulio Pellizzari della RedBull Bora, liberato dalle mansioni di supporto a Roglič e determinato a rivoltare in grande stile il Giro d'Italia - per lo meno il proprio Giro d'Italia. Complessivamente, il marchigiano ha recuperato la bellezza di nove posizioni in classifica generale, facendo il proprio ingresso in top-ten (9°) e candidandosi al ruolo di protagonista assoluto dell'ultima settimana.

 

Gli altri saranno senza alcun dubbio Simon Yates e soprattutto Richard Carapaz, coloro i quali, alternandosi all'attacco lungo la salita di San Valentino, hanno aperto il fuoco sulla corazza rosa di Del Toro, provocandone più d'una scheggiatura. Il primo a muoversi, a 7 chilometri dall'arrivo, è stato Simon Yates, lanciato da un enorme Van Aert, raccattato dalla fuga del mattino al momento giusto; ma l'azione in grado di rivelare le prime difficoltà del messicano in questo Giro l'ha messa a segno poco dopo Carapaz, quando, con la solita oraziana scelta di tempo, ha colto l'attimo, si è trasformato in una pallottola di grinta e se n'è andato tutto solo, cuore alto e impugnatura bassa.

A un certo punto sembrava che il capitano della EF si fosse involato verso la vittoria di tappa e il primato in classifica generale. Che stesse in altre parole sfilando a Del Toro una maglia rosa che al fenomeno della UAE sembrava stare improvvisamente larga, certamente scomoda. Del Toro pedalava con le spalle, con le orecchie, con tutto quel che poteva. Oltre a Carapaz, lo staccavano nell'ordine Derek Gee, Simon Yates, Michael Storer, Egan Bernal e Damiano Caruso. 

 

L'impressione era che fosse mezzanotte e la carrozza stesse regredendo a zucca: invece il ragazzo della Baja California è riuscito a evitare la deriva. Complice un leggero calo dell'ecuadoriano negli ultimi due chilometri (quando, dopo averlo raggiunto, Carapaz è stato nuovamente staccato da Pellizzari), Del Toro è riuscito a difendere la maglia rosa dall'assalto dei rivali per poche decine di secondi: stasera ne ha 26 su Simon Yates e 31 su Carapaz, confermando che lui è un osso duro e che questo Giro è più aperto che mai.

In un altro finale ad alto contenuto emotivo, la vittoria di tappa se la sono divisa gli unici due superstiti della corposa fuga di giornata. Due italiani, due compagni di squadra che, come il trio compatto di quel cartone animato, avevano fatto un patto. Fortunato aveva promesso a Scaroni che gli avrebbe lasciato vittoria, se fossero riusciti a seminare tutti gli altri fuggitivi e ad arrivare in parata in cima a San Valentino.

 

Negli ultimi chilometri, dopo che Cepeda della Movistar era stato allontanato dalla contesa grazie a una tattica a tenaglia perfettamente eseguita (prima un affondo di Fortunato, subito dopo uno di Scaroni), era evidente che la maglia azzurra ne avesse di più del compagno. Tuttavia, Fortunato non si è rimangiato la parola. Secondo lui Scaroni, suo prezioso aiutante nella razzia di punti per la classifica degli scalatori, «si meritava la tappa». Perché «una vittoria non cambia la vita, ma l'amicizia sì». E così il bolognese ha rallentato, si è lasciato raggiungere. Gli ha detto: «Stammi dietro che ce la facciamo».

 

Nelle ultime decine di metri Lorenzo ha cercato la mano di Christian, gli ha messo per primo il braccio intorno alla spalla, affiancandolo ma assicurandosi di rimanere qualche spanna dietro l'amico. Hanno alzato le braccia all’unisono: una vittoria di squadra (in fuga insieme a loro c'era anche Fausto Masnada, pure lui dell’Astana, fondamentale nella prima parte della tappa) che però per gli almanacchi rimarrà la prima vittoria di Scaroni al Giro. Ventisette anni, soprannominato la volpe, amante della pioggia, Scaroni ha detto che ringrazierà Fortunato per il resto della sua vita. Ha detto anche che la tappa che puntava era quella di domani, «però meglio oggi che domani». Viene da Botticino Sera, d'altra parte, la frazione del comune di Botticino (Brescia) che si contrappone a Botticino Mattina: lo sa dalla nascita che nel ciclismo e nella vita rimandare è raramente una buona idea.

 

I PERSONAGGI DEL GIORNO

a cura di Filippo Cauz, da Brentonico

 

«La facciamo o no l'intervista?»
«Beh, stavo aspettando te, che riprendessi fiato».

 

Nel siparietto con cui si apre l'immediato dopo tappa tra Giulio Pellizzari e l'inviato Rai Umberto Martini c'è tutta l'esuberanza del corridore marchigiano. Non sembra nemmeno avere il fiatone, Pellizzari, cosa rara per uno che ha passato le ultime decine di minuti pedalando a tutta, prima da solo, all'inseguimento dei fuggitivi, poi insieme al più scalpitante tra gli uomini di classifica e nel finale di nuovo da solo, dopo aver nuovamente staccato un Carapaz che sembrava avere una marcia più di chiunque altro.

 

«Avevo detto che sarebbe arrivato il mio momento. Lo avevo detto ieri ed è arrivato oggi. Basta essere fiduciosi», dice Pellizzari prima di ribadire che la piega degli eventi ha cambiato il suo ruolo in questo Giro: «Dopo la caduta di oggi si è capito che forse era meglio che Primoz tornasse a casa a riprendersi; è allora che in radio mi han detto di fare la mia corsa».

 

Da Roglič però il marchigiano ha imparato tanto in queste settimane di preparazione e di corsa: «Gli ho rubato tutto: i segreti del pre-tappa e del dopo-tappa, il modo in cui sta davanti. Ha un modo di correre che mi affascina, ma a volte è sfortunato». Una malasorte che però ora spalanca le porte di un nuovo Giro a Pellizzari, che da giorni aveva accumulato la carica e sapeva di stare davvero bene, tanto che alla prima occasione lo ha dimostrato. «Andare così forte mi dà morale, e oggi mi sono divertito».

 

Quando qualcuno gli chiede quanto fosse passato dall'ultima volta in cui aveva "aperto il gas" in questo modo, Pellizzari sorride pensieroso, sta facendo un veloce calcolo: «Sono sei mesi che corro per la RedBull, quindi direi sei mesi». Detto così potrebbe sembrare un cruccio, ma è lui stesso a fugare qualsiasi interpretazione negativa: «Adesso ci saranno dieci anni per aprire il gas». Se anche non saranno dieci anni, di sicuro c'è una settimana di Giro d'Italia più che appetitosa per Pellizzari. Si divertirà, ed è un bene, perché farà divertire pure noi.

Un quarto d'ora dopo Pellizzari. Un asciugamano sul collo, una maglia della salute che trasmette già solo a vederla caldo e coccola, nera con le righine grigie, indossata con bramosia, sfilandosi le bretelle dei pantaloncini. Bevande, le stesse di tutti, anche se forse un tè caldo sarebbe stato più apprezzato. 

 

Al traguardo di Brentonico, Juan Ayuso ha le mani che tremano e il volto più pallido del solito. Non occorre una laurea in medicina per comprendere che c'è qualcosa che non va, che il quarto d'ora lasciato sulle strade del Trentino non è figlio del caso, ma dello stremo cui corpo e mente dei corridori sono sottoposti nel corso delle tre settimane di un grande giro. Voglia di parlare: zero. Voglia di sorridere: zero. Voglia di risalire in sella e scendere verso la zona dei bus, ridiscendendo contromano rispetto alla corsa, con un fischietto in bocca, per otto chilometri: meno di zero. La verità è che in momenti come questo il ciclismo meriterebbe degli spogliatoi, anche solo dei paravento, degli angoli caldi e riparati dove abbandonare il proprio dolore. Invece sono strade, sotto gli occhi di tutti, e solo l'attenzione dei massaggiatori possono alleviare la sofferenza. Sono quattro mani di addetti della UAE dai nomi poco noti a prendersi cura di Ayuso, mentre il sole finalmente scalda il magnifico orizzonte di San Valentino.

 

E ci vorrebbe una melodia per accompagnare e ringraziare quelle mani, perché ogni pacca, ogni carezza, ogni frizionamento di una pancia sofferente, ogni indicazione e consiglio sussurrati all'orecchio sono gioielli preziosi, quando dolore e delusione si fanno così soffocanti. Quando un giornalista spagnolo lo avvicina chiedendo se può fargli una domanda, Ayuso risponde nel modo più semplice al mondo: «No». Poi si stringe l'asciugamano come una sciarpa e ricomincia a pedalare. Nel dirigersi verso valle c'è un'ultima mano che lo accompagna, una spinta per dargli lo slancio e la direzione, ma anche per dirgli: non sei solo, in mezzo a tutta questa gente non sei solo.

LE FRASI DEL GIORNO

«Al termine della discesa i corridori si sono spogliati praticamente tutti.»

Giada Borgato, Raisport, commentando un frangente della tappa a luci rosse

 

«Davanti ecco Scaroni, molto bravo, e Fortunato.»

Francesco Pancani, Raisport, chissà se con o senza virgole

 

«Non mi sono mai arreso in cinque anni, non lo farò ora in un giorno.»

Egan Bernal, Ineos Grenadiers, celebrando un'altra delle sue tante, bellissime vite

LA POSTA DEL GIORNO

Questa rubrica ospita le missive che ci arrivano da amici, collaboratori e lettori presenti di persona - beati loro - sulle strade del Giro. Ad ascoltarne i suoni, interpretarne i colori, gli odori. È uno spazio aperto a tutte e tutti, basta inviare via mail una foto, un testo scritto, un video o un vocale all'indirizzo ciclismoliquido@gmail.com. Il primo contributo di oggi ci è stato inviato da Pietro Trentini:

 

Saluti dalla RSA Sacro Cuore. Qua sono giorni che aspettano il Giro, non so di che anno però. Mi hanno chiesto dove fosse Malabrocca... 

Il secondo contribuito ci è invece arrivato da Luigi Scandella:

 

Ciao cari!
Mentre mi inerpicavo per la salita di santa Barbara, un gruppetto di bimbi armati di trombette e pistole ad acqua (nonostante la pioggia, chissà cosa avevano in mente…) omaggiava le emozioni del Giro e degli indubbi vantaggi che porta alle loro giovani vite… Del resto anche io mi sono goduto il giusto giorno di ferie per potermi godere questa giornata!

Il terzo contributo arriva infine da Filippo Cauz:

 

«Benvenuti», dice la signora Lucia. Il saluto più banale, se vogliamo, ma sono settimane che Lucia vuole far sentire benvenuta chiunque passi da Brentonico. Per farlo ha scelto di fare ciò che in tante, tantissime, fortunatamente fanno ad ogni passaggio del Giro d'Italia: ha deciso di irrorare il suo piccolo mondo di rosa.


La signora Lucia frequenta spesso il bocciodromo di Brentonico, non foss'altro perché suo marito ne è il presidente. Così, forte del fatto che il piccolo impianto di cui facilmente dispone delle chiavi si trovasse esattamente di fianco al Quartiertappa, he deciso di innaffiarlo di rosa. I fiori arrivano dalle signore di Brentonico, da tutte le frazioni del paese. Le centraline elettriche sono coperte con delle tovagliette. La bicicletta, colorata all'uopo è senza copertoni e con le ruote saldate, per un motivo molto semplice: «Sennò stanotte ce la rubano, ci sono dei ragazzacci qui». Rosa è anche quasi interamente il vestiario di Lucia, in diverse tonalità: giacca, maglione, camicia, persino il bordo dell'imbottitura delle scarpe. Rimane solo un grande rammarico: gli origami, di tulipani e girandole rosa, che adornano tutte le porte finestre del bocciodromo e che, ahinoi, non si vedono. «Ci hanno parcheggiato le automobili davanti», sbuffa Lucia. Ma è un dettaglio soltanto, che non offusca il suo messaggio forte e chiaro: «Benvenuti». 

L'INTERVISTA DEL GIORNO

"Chat, si gira!" è la rubrica che ci trasporta dentro i bus delle squadre, nelle camere di albergo, ovunque i protagonisti della Corsa rosa abbiano a portata di mano uno smartphone. La chiacchierata di oggi ha per protagonista Lorenzo Fortunato della XDS Astana. Ventinove anni, Fortunato ha ipotecato oggi pomeriggio la maglia di miglior scalatore di questo Giro d'Italia.

 

LA CANZONE DEL GIORNO

a cura di Filippo Cauz

 

Questa canzone del giorno arriva in diretta dal traguardo di Brentonico. Il gazebo che mi sta rifornendo di birre sta pompando un terribile pezzo di Steve Aoki, Daddy Yankee, Play-N-Skillz & Elvis Crespo (grazie, Shazam), mentre dal palco premiazioni poco fa prorompeva un My Sharona che non riuscivo a non canticchiare come "vai Scaroni". È un pomeriggio di festa, come sempre al Giro, ma non per tutti.


Primož Roglič è già tornato verso casa. Avrebbe voluto diventare il più anziano vincitore del Giro di sempre, invece dovrà contarsi ancora una volta le cicatrici e riflettere sugli anni che passano, come macchine impazzite. Dubito che Primož Roglič ascolti i Kina, verosimilmente il più importante gruppo hardcore italiano, ma oggi forse sarebbe l'occasione buona per lui per scoprirli, e per tutte noi per riflettere sul tempo che passa. E che, inevitabilmente, lo dice la fisica, non torna più. «No, son sempre io… Ho più cicatrici di prima, sorrido un po' meno. Forse penso di più».

 

LE CLASSIFICHE

Ricapitoliamo, adesso. Isaac Del Toro è sempre in maglia rosa, con un vantaggio adesso molto ridotto su Simon Yates e Richard Carapaz. Quarto in classifica generale e adesso in piena lotta per la vittoria finale è un Derek Gee in netta crescita. Oltre a Pellizzari, torna in top-10 anche un ottimo Storer (7°), mentre paga qualcosa Tiberi, che scende in ottava posizione. In aggiunta a Roglič, hanno abbandonato il Giro Joshua Tarling della Ineos e Alessio Martinelli della Bardiani, protagonisti loro malgrado di due brutte cadute nella parte bagnata della tappa.

 

Domani c'è il Mortirolo. Difficile succedano più cose di quante ne siano successe oggi. Certo, il trend suggerisce che la maglia rosa di Del Toro è a forte rischio. Però, amici, è il Mortirolo. Ed è il Giro - questo incredibile, impronosticabile Giro.

Ma prepariamoci a quel che sarà tra meno di ventiquattr'ore nel modo migliore possibile, ovvero consultando gli esperti dell'AltraMontagna e di FSC Italia, che ci raccontano qualcosa in più sui monti e sugli alberi che vedremo o immagineremo lungo il percorso della frazione numero 17 del Giro.

LA MONTAGNA DEL GIORNO DOPO

a cura di Luigi Torreggiani

 

Prima dello scollinamento ai 1.883 metri di quota del Passo del Tonale, il Giro attraverserà la Val di Sole toccando il paese di Vermiglio. Molto probabilmente questo toponimo non vi suonerà nuovo: è quello che ha dato il nome al pluripremiato film di Maura Delpero, che recentemente ha trionfato ai David di Donatello vincendo ben sette statuette, tra cui la più prestigiosa per il “Miglior Film”.   

 

Si tratta di una pellicola delicata e potente, ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale nella piccola comunità di questo piccolo paese trentino. Un film caleidoscopico, pluristratificato, con la montagna sempre al centro della narrazione. Mentre i fatti scorrono si vive l’avvicendarsi delle stagioni, si entra nel cuore delle tradizioni, si sente la vicinanza quasi simbiotica delle famiglie con vacche, asini e capre, ci si impressiona al tonfo di un grande abete che cade dopo ripetuti colpi sui cunei, ci si commuove per la richiesta dell’ennesima storia della buonanotte dedicata all’incontro con l’orso.

 

Ma Vermiglio è al tempo stesso un film sulla guerra, sulla condizione delle donne, sulla maternità, sull’orientamento sessuale, sul senso di comunità, sulla povertà, sulla libertà, sul destino. Un film “affascinante e ipnotico”, come lo ha definito Pietro Masciullo su Sentieri Selvaggi. “Un film dell’incanto, anche quando veicola esattamente l’opposto”, come lo ha invece descritto Francesco Boille su Internazionale.

 

Fascino, incanto, dolore, asprezza, angoscia, meraviglia, con la montagna al centro: esattamente ciò che è possibile provare visitando e vivendo le aree interne italiane non da semplici turisti di passaggio, ma da osservatori attenti ed empatici, che evitano di cadere nelle facili retoriche su questi luoghi e su queste comunità che attraverso L’AltraMontagna abbiamo scelto ogni giorno di raccontare.

 

Luoghi talvolta estremamente chiassosi, altre volte fin troppo silenti, ma in cui sempre, al fianco dell’ambiente naturale, si percepisce la presenza di una moltitudine di voci che dal passato sembrano sussurrarci qualcosa. Voci che Maura Delpero ha saputo tirare fuori dalla terra, facendole risbocciare da radici dormienti e donandoci così la straordinaria opportunità di poterle ascoltare in tutta la loro cruda, dolce e amara sincerità. 

 

Dopo la tappa, guardatevi questo film. Ne vale davvero la pena.

LE FORESTE DEL GIORNO DOPO

a cura di FSC Italia

 

Oltre allo stato di forma che i ciclisti dovranno sfoggiare, la Tappa 17 del Giro d’Italia ci offrirà anche spunti di riflessione sulla natura e sull’ambiente. Le montagne, le foreste e i paesaggi naturali che si vedranno tra San Michele all’Adige e Bormio sono testimonianze della bellezza e della fragilità del nostro Pianeta. In particolare, l'area delle Alpi è oggetto da tempo di studi sulle risorse forestali.

 

Come molti habitat naturali, anche le foreste alpine sono infatti un ambiente particolarmente vulnerabile alla crisi climatica; con l’aumento delle temperature medie globali, molte di queste aree stanno affrontando sfide come il rischio di incendi, la diffusione di parassiti e la perdita di biodiversità. A questo si aggiungono cambiamenti nelle fioriture e una crescita anticipata in primavera - fenomeni che influenzano anche la fauna che dipende dalle piante per il cibo.

 

Non solo: a causa di stagioni più calde, si sta assistendo ad un vero e proprio "fenomeno migratorio", per cui le foreste di abeti rossi e larici stanno progressivamente salendo verso altitudini più elevate. Quelle di latifoglie invece, ed in particolare quelle di faggio, potrebbero essere presto sostituite da specie più tolleranti al caldo, come le querce e i castagni, in aree di più bassa quota.

 

I ricercatori continuano quindi a sottolineare l’urgenza di adottare politiche di gestione forestale responsabile che permettano a queste aree di affrontare le sfide legate ai cambiamenti climatici, preservando la loro salute che, in fin dei conti, è anche la nostra.

la rubrica
Un altro Giro

A partire dal 9 maggio e per ogni tappa del Giro d'Italia 2025, Leonardo Piccione del magazine Bidon coordina un resoconto serale su L'AltraMontagna, per ricapitolare quanto accaduto nella Corsa rosa, ma anche le storie e dei territori che ruotano attorno ad essa. La redazione de L'AltraMontagna contribuirà quotidianamente con aneddoti e curiosità sui rilievi attraversati dal Giro, anche laddove la montagna (solo apparentemente) non esiste. Il tutto è possibile grazie a FSC Italia, che ci racconterà le foreste certificate in giro per la penisola: modelli di sostenibilità e mete da visitare. Dal 9 maggio al 1 giugno brindiamo ogni sera al ciclismo e alla montagna con... Un altro Giro!

SOSTIENICI CON
UNA DONAZIONE
Contenuto sponsorizzato
recenti
Alpinismo
| 27 aprile | 06:00
Conosciuto con il progetto "The Vertical Eye", lavora da anni come fotografo e filmer professionista [...]
Ambiente
| 26 aprile | 19:00
Cosa fanno i forestali mentre osservano questa avanzata? Intervenire altera l'ecologia attuale, ma il [...]
Storie
| 26 aprile | 18:00
"Loro camminano. La massa nevosa si mette in movimento. In un primo momento pare quasi innocua. Poi, in maniera [...]
Contenuto sponsorizzato