"Era l'unica cartuccia che sapevo avere a disposizione". Tutto è apparecchiato per la grande sfida tra Roglič e Ayuso, a meno che

La fuga giusta nel giorno sbagliato: il giorno del primo arrivo in salita, quello in cui le squadre dei big sono fresche, i big smaniosi e le speranze di mettergli i bastoni tra le ruote quasi nulle. La sparata decisiva è stata, ai cinquecento metri, quella del succedaneo di Pogačar, un Juan Ayuso determinato a riscattare la prestazione opaca nella cronometro di Tirana

Le salite stanano, sbigottiscono, affaticano. Fanno male alle gambe, alla milza, talvolta agli occhi. Sembra di non distinguere più i contorni, di vedere tutto un po' sfuocato. Sembra di vedere doppio, di vedere double. Paul Double. Due Paul Double anzi, un Double al quadrato:

Occorrono un'inquadratura più ravvicinata e un espresso (doppio) per realizzare che Double è uno solo. Quello alle spalle dello scalatore della Jayco è Leemreize della Picnic. Gli altri sono Scaroni dell'Astana, Tarozzi della Bardiani, Tonelli della Polti, Prodhomme della Decathlon e Garofoli della Soudal, e quella in foto è la fuga della settima tappa del Giro d'Italia 2025.
La fuga giusta nel giorno sbagliato: il giorno del primo arrivo in salita, quello in cui le squadre dei big sono fresche, i big smaniosi e le speranze di mettergli i bastoni tra le ruote quasi nulle. Nel momento in cui, all'altezza di Ovindoli, il gruppo cominciava a fare sul serio e l'inseguimento saliva di giri, le gambe dei sette fuggitivi inviavano un'allerta simile a quella apparsa sul pc dell'addetto alle sovrimpressioni della Rai:

Allo scaricarsi della fuga contribuiva soprattutto la Lidl-Trek, e con la maglia rosa in persona: insieme al solito Hoole c'era infatti Mads Pedersen, temporaneamente riciclatosi nel ruolo di gregario, a lavorare a fondo in testa al gruppo per ricambiare i favori ricevuti nei giorni scorsi e garantire ai suoi temporaneamente ex gregari Vacek e Ciccone di giocarsi pure loro una vittoria di tappa.
I chilometri scorrevano adesso rapidi. Prima dell'attacco della salita finale c'era giusto il tempo di ammirare un esercizio ingiustamente snobbato dal Giro: la cronometro a squadre, a cui la Groupama ricorreva per riportare in gruppo David Gaudu, uno proverbialmente da aspettare, coinvolto poco prima in una caduta che aveva compromesso la tappa (si spera non il Giro) di Romain Bardet:

Negli ultimi due chilometri, i più duri, per la prima volta in questo Giro prendeva convintamente il comando delle operazioni la UAE Emirates di Ayuso. Tornavano così in primo piano le fattezze che innumerevoli volte in passato sono state il preludio a un attacco di Pogačar, quelle smaliziate di Rafal Majka. Il primo a spezzare la snervante attesa era comunque Ciccone, due volte. Poi, a ottocento metri dall'arrivo, ci provava Bernal. Senza esito.
La sparata decisiva era, ai cinquecento metri, proprio quella del succedaneo di Pogačar, un Juan Ayuso determinato a riscattare la prestazione opaca nella cronometro di Tirana, rinnovare la sua iscrizione al registro dei favoritissimi e mandare a segno quella che dopo l'arrivo ha spiegato essere «l'unica cartuccia che sapevo avere a disposizione». E ha fatto centro così, con un'azione chirurgica, mirata, un dardo scoccato nel momento giusto e al posto giusto, senza che nessuno avesse il tempo né la forza di rimediare.
Ha guadagnato 4 secondi (più 10 di abbuono) sui primi inseguitori, incluso un Roglič un po' meno reattivo e peggio posizionato del solito che però si consola ritrovando la maglia rosa. Dopo una settimana di Giro, il duello pronosticato alla vigilia sembra essere realtà. Tutto è apparecchiato per la grande sfida tra Roglič e Ayuso. A meno che...
Oggi il più brillante dopo Ayuso è stato un compagno di squadra di Ayuso, Isaac Del Toro. Le salite, si sa, fanno vedere doppio: double trouble?

IL PERSONAGGIO DEL GIORNO

Il 16 maggio 2021 un giovane Egan Bernal conquistò la prima maglia rosa della sua carriera, in un Giro che da quel giorno in avanti avrebbe dominato. Accadde a Campofelice, a poche decine di chilometri da Tagliacozzo, in una tappa partita come quella odierna da Castel di Sangro. Sono passati quattro anni, sono passati quattro secoli. Dopo il tremendo incidente del gennaio del 2022, sembrava che il massimo che Bernal potesse ottenere fosse di essere vivo, tutt'al più di tornare a camminare.
Quando questo pomeriggio è scattato, nell'ultimo chilometro, per provare a vincere la settima tappa del Giro 2025, qualcosa di profondo ha risuonato negli appassionati di ciclismo e di chiunque sia stato almeno una volta toccato dal sorriso terapeutico di Bernal. Il campione colombiano non era mai stato così brillante dal suo ritorno alle corse. Nessuno sa se potrà vincere il Giro, o anche solo lottare per farlo. Ma averci restituito un Bernal competitivo, in grado di alzarsi sui pedali e puntare in alto, è sin d'ora una ragione sufficiente per essere grati a questo maggio italiano.

LE FRASI DEL GIORNO

«Siamo sulla strada giusta, a Roma mancano ancora un paio di vite.»
Giulio Pellizzari, RedBull Bora, 21 anni, ostentando saggezza e parafrasando una famosa canzone italiana alla vigilia della finale dell'Eurofestival
«Perché ripeti così spesso il verbo "enjoy"?»
«Perché non credo che correrò altri dieci Giri d'Italia. È bello essere ancora qui e adesso, con i più forti.»
Primoz Roglič, RedBull Bora, 14 anni più di Pellizzari, ostentando saggezza e parafrasando una celebrità un po' più vetusta di Marco Mengoni
«Vediamo David Gaudu che sta intentando di rientrare con la squadra.»
Stefano Garzelli, Raisport, adeguandosi preventivamente all'idioma che avrebbe dominato il podio di tappa
IL POST DEL GIORNO

Kaden Groves della Alpecin-Deceuninck, il vincitore della tappa di ieri, sapeva che quella di oggi non sarebbe stata una frazione per sprinter. Ci ha comunque tenuto a rendersi protagonista per il secondo pomeriggio consecutivo, sebbene in questo caso abbia interpretato un po' troppo alla lettera il concetto caro ai velocisti di "treno".
LA POSTA DEL GIORNO

Questa rubrica ospita le missive che ci arrivano da amici, collaboratori e lettori presenti di persona - beati loro - sulle strade del Giro. Ad ascoltarne i suoni, interpretarne i colori, gli odori. È uno spazio aperto a tutte e tutti, basta inviare via mail una foto, un testo scritto, un video o un vocale all'indirizzo ciclismoliquido@gmail.com. Il contributo che segue ci è stato inviato da Federica e Gianni Soccorsi:
Ciao amici di Bidon,
Siamo all'ultimo chilometro, un po’ di vento c’è ma a favore direi. I ciclisti amatoriali salgono indefessi nonostante la pendenza inquietante. Un plauso all’ultimo avamposto per rifocillare i tifosi, il ristorante Il Boscaiolo, oggi invaso e sopraffatto ma non vinto dalla folla. Le prime prenotazioni sono arrivate cinque mesi fa, e a chi non è riuscito a sedersi hanno comunque garantito un panino e una birretta. Infatti, consapevoli di questa giornata fortunata, hanno fatto uno striscione per ringraziare il Giro, perché il Giro fa anche questo. Sempre presenti gli Arrosticini d’ordinanza :)
p.s. Fare foto non è il mio forte!
LA CANZONE DEL GIORNO

a cura di Filippo Cauz
Sono diversi anni che il primo arriva in salita del Giro coincide con una giornata nel segno della lunga attesa. Gli uomini che ambiscono alla vittoria finale si guardano, si studiano, si affidano allo scudo fornito dai propri compagni di squadra. Non è questo lo spazio per indagare le ragioni di tutto ciò, spesso più semplici di quanto pensiamo; è invece lo spazio per riflettere sull'attendere e su chi ha messo in musica l'attesa.
"Waiting Room" era il brano con cui si apriva il primo e omonimo EP dei Fugazi, datato 1988, ovvero l'inizio di un'avventura che avrebbe rivoluzionato la musica. E in fondo anche l'attesa cantata nel brano comincia dalla paura ma finisce con lo slancio, il non restare più a guardare e cominciare a combattere. Se i Fugazi avranno ragione anche questa volta, sarà un gran bel Giro.
L'INTERVISTA DEL GIORNO

"Chat, si gira!" è la rubrica che ci trasporta dentro i bus delle squadre, nelle camere di albergo, ovunque i protagonisti della Corsa rosa abbiano a portata di mano uno smartphone. La chiacchierata di oggi ha per protagonista Francisco Muñoz della Polti-Visit Malta. Ventitré anni, catalano, nel corso della quarta tappa Muñoz è stato protagonista della fuga solitaria più lunga del secolo in corso al Giro d'Italia.
LE CLASSIFICHE

Ricapitoliamo, adesso. Mads Pedersen, come previsto, ha perso la maglia rosa. Roglič, come previsto, l'ha riagguantata. Meno prevista era la contrazione del vantaggio di Roglič, che si è più che dimezzato: adesso lo sloveno ha appena 4 secondi di vantaggio su Ayuso e 9 sul luogotenente dello spagnolo, il sempre più scalpitante Del Toro. Tra i favoriti della vigilia, rimangono entro il minuto di svantaggio dalla maglia rosa anche Tiberi, Storer, Carapaz, Bernal, Ciccone e i gemelli Yates.
L'ottava tappa, da Giulianova a Castelraimondo, dovrebbe finalmente dare la possibilità ai fuggitivi di giocarsi la vittoria. Alcuni dei nomi visti all'attacco nella frazione di oggi potrebbero riprovarci, questa volta con maggiori chance di successo.

Ma prepariamoci a quel che sarà domani nel modo migliore che conosciamo, ovvero consultando gli esperti dell'AltraMontagna e di FSC Italia, che adesso ci raccontano qualcosa in più sui monti e sugli alberi che vedremo o immagineremo lungo il percorso della prossima frazione del Giro.
LA MONTAGNA DEL GIORNO DOPO

a cura di Pietro Lacasella
Per l’ottava tappa del Giro non abbiamo scelto una montagna, ma una parete che, scrutando dall’alto comune di Pioraco, è diventata una meta ambita per chi si entusiasma arrampicando.
Ci troviamo nell’entroterra marchigiano, a quasi 500 metri sul livello del mare. I muri di calcare, regolari e leggermente strapiombanti, per essere scalati non richiedono solo dita forti, ma anche una discreta abilità tecnica. Occorre una muscolosa leggerezza. Ai piedi della parete scorre prima il nastro grigio asfalto di una strada e poi un torrente. Il rumore dell’acqua riempie la valle, accompagnando la lotta dei climber contro la gravità.
Dalla parete, inseguendo l’acqua con gli occhi, lo sguardo raggiunge una cartiera. È infatti dalla prima metà del XIII secolo (nonostante la scarsa documentazione, alcuni studiosi fanno risalire l’origine dell’attività a quel periodo) che l’economia locale è andata imperniandosi attorno alla produzione di carta. Due episodi hanno recentemente danneggiato gli stabilimenti di Pioraco: se nei mesi di giugno e luglio del 1944, la Wehrmacht in ritirata si accanì sulle strutture, in parte salvate dalla Resistenza dei dirigenti e dalle maestranze operaie che impedirono lo smontaggio e la sottrazione dei macchinari, in anni più recenti a far vacillare l’attività è stato il terremoto del 2016. Lo stabilimento di Pioraco è stato rimesso in funzione nel 2017.
La carovana del Giro sfilerà tra questi territori per pochi minuti. Quanto basta per ricordarsi che carta, climber e ciclisti sono accomunati da un aspetto peculiare: la perenne ricerca di un equilibrio tra forza e leggerezza.
LA FORESTA DEL GIORNO DOPO

a cura di FSC Italia
Dopo l'Abruzzo, anche la tappa di domani si svolgerà in buona parte tra i boschi d'Appennino, in particolare tra quelli delle Marche. Nel punto più alto attraversato dalla corsa, chiamato Sassotetto e posto oltre i 1.450 metri di quota, le faggete la faranno da padrone. In queste zone esistono ancora lembi di boschi considerati vetusti, con esemplari arborei di oltre 300 anni d'età, che presto entreranno nel nuovo Registro dei Boschi Vetusti che sta per essere completato proprio in questi mesi, per tutelare queste foreste così preziose per la tutela della biodiversità.
Permetteteci però, per una volta, una piccola deviazione rispetto all'arrivo di tappa. Vogliamo infatti parlarvi di un bosco posto... in Umbria.
Si tratta del bosco della famiglia Margaritelli, gestito dall’azienda agricola Selvamar s.s.; conosciuto come “Bosco di Piegaro”, è esteso su una superficie di circa 183 ettari tra i comuni di Piegaro, Città della Pieve e Montegabbione, in provincia di Perugia.
Anche se non sarà lambito dalla Corsa Rosa, ci teniamo a raccontarvelo ugualmente perché il Bosco di Piegaro è un esempio concreto di come la gestione forestale possa coniugare produzione e conservazione: qui viene infatti portato avanti un approccio integrato per la valorizzazione delle specie di legno pregiato, ma l’area è anche un importante centro di educazione ambientale, in cui i visitatori possono percorrere circa 12 chilometri di sentieri ad anello per passeggiate, birdwatching e mountain bike.
Non solo, questo bosco ospita anche installazioni artistiche in legno, creando così un connubio tra natura e arte. Insomma, se si attraversa l'Appennino in questa zona, come faranno domani i corridori, vale davvero la pensa di visitarlo, magari facendo una deviazione, come noi oggi, dal percorso originario che vi eravate prefissati.


A partire dal 9 maggio e per ogni tappa del Giro d'Italia 2025, Leonardo Piccione del magazine Bidon coordina un resoconto serale su L'AltraMontagna, per ricapitolare quanto accaduto nella Corsa rosa, ma anche le storie e dei territori che ruotano attorno ad essa. La redazione de L'AltraMontagna contribuirà quotidianamente con aneddoti e curiosità sui rilievi attraversati dal Giro, anche laddove la montagna (solo apparentemente) non esiste. Il tutto è possibile grazie a FSC Italia, che ci racconterà le foreste certificate in giro per la penisola: modelli di sostenibilità e mete da visitare. Dal 9 maggio al 1 giugno brindiamo ogni sera al ciclismo e alla montagna con... Un altro Giro!














