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Sport | 13 maggio 2025 | 20:00

In Puglia si invola il primo "eremita" del Giro che torna in Italia. Una solitudine fugace, brutalmente dissolta dal gruppo: in volata vince Casper van Uden

Il Giro è tornato su suolo italiano e tra le distese di ulivi pugliesi è andata in scena la fuga solitaria di Francisco Muñoz. Una fuga dissolta al chilometro 133, da un gruppo intenzionato a non lasciarsi scappare la prima volata a ranghi compatti di questa edizione della Corsa rosa

«L’eremita ignora l’appello della civiltà, ne rappresenta la critica vivente. Svilisce il contratto sociale. Come accettare un uomo che passa il confine e si affida al primo soffio di vento?»

 

Il quesito, sollevato una decina d'anni fa dal viaggiatore francese Sylvain Tesson nel suo Nelle foreste siberiane, il resoconto di sei mesi di eremitaggio sulle sponde del lago Bajkal, ci è stato riproposto questo pomeriggio dal ciclista Francisco Muñoz della Polti, ventiquattrenne di Oviedo, l'unico dei 182 partenti intenzionato a movimentare la prima parte della quarta tappa del Giro d'Italia 2025

 

Ha allungato tutto solo a 188 chilometri dal traguardo. Si è voltato, si è accorto di aver solleticato gli istinti garibaldini di nessuno, ha scosso un attimo la testa in segno di disapprovazione. Dopodiché ha sposato con mansuetudine le indicazioni dei direttori sportivi della Polti, e il suo odierno destino di solitudine.

Le distese di ulivi pugliesi non hanno troppo in comune con le foreste siberiane. Ma le conseguenze della solitudine sono le stesse dappertutto: «La solitudine fa nascere i pensieri perché la sola conversazione possibile si tiene con se stessi. Elimina tutte le chiacchiere, permette il colpo di sonda nel proprio intimo. Fa sì che l’eremita diventi amico delle piante, degli animali».

 

È così che Muñoz ha trascorso gran parte del suo pomeriggio: a farsi per amici centinaia di alberi secolari, a godere dell'effimera benché rumorosa compagnia dei tifosi a bordo strada, a intrattenersi con i paesaggi, nient'altro che i paesaggi. È stato il primo a attraversare l'abitato di Polignano a Mare, il primo a scorgere l'isoletta appena al largo del borgo, indovinate come si chiamava? 

«L’eremita accetta di non contare più niente nell’andamento del mondo, di non avere alcun effetto sulla catena delle causalità. Gli imprevisti dell’eremita sono i suoi pensieri. Essi soli interrompono il corso delle ore, sempre uguali a se stesse.»

 

Se gli imprevisti dell'eremita sono i suoi pensieri, quelli di chi rimane in gruppo sono i pensieri degli altri, i contatti, le sollecitazioni e le distrazioni come quella che ha fatto terminare il Giro d'Italia del canadese Nickolas Zukowsky, caduto e ritiratosi a 122 chilometri di Lecce sotto lo sguardo compassionevole di un bimbo in maglia arancione che osservava la sua tribolazione come si osserva un gatto che si lecca le ferite:

Dopo 133 chilometri, la solitudine di Francisco Muñoz è stata brutalmente dissolta dal ritorno del gruppo, intenzionato a non lasciarsi scappare la prima volata a ranghi compatti di questa edizione della Corsa rosa. Dal caos del circuito cittadino di Lecce, che ha visto impelagarsi i favoriti Pedersen e Kooij, è emersa a sorpresa la compattezza della Picnic-PostNL, capace di prendersi la testa della corsa nel momento in cui contava, cioè dentro l'ultimo chilometro.

 

Con i loro caschetti da cronometro, Bram Welten e Casper van Uden hanno squarciato l'aria e quel che rimaneva del gruppo, facendosi largo verso le prime posizioni fino al momento in cui il primo ha lasciato che il secondo liberasse il suo spunto in una volata lunga e solida. Ha vinto il solo velocista che ha potuto lanciare il suo sprint alla ruota di un compagno: il ciclismo è uno sport da eremiti, finché si realizza che non lo è.

IL PERSONAGGIO DEL GIORNO

a cura di Filippo Cauz

 

Ci sono volate che si afferrano all'ultimo respiro e altre che si vincono da molto, molto lontano. A Lecce, la Picnic è riuscita ad eccellere in entrambe le cose, unica squadra in gruppo a riuscire in un tale sforzo combinato di resistenza e tempismo. 

 

A circa 700 metri dal traguardo, i nederlandesi Bram Welten e Casper van Uden si trovavano oltre la dodicesima posizione: troppo indietro per una volata lanciata, ma nel punto ideale per uno sprint in cui la testa del gruppo era costituita da tre avversari esausti, ciascuno privo del proprio velocista, le cui gambe non avevano più grandi velocità da generare. E così dall'ultima curva a destra i due uomini della Picnic sono usciti con la strada libera davanti e l'effetto fionda dell'essersi trovati a ruota degli avversari.

 

Era un'occasione d'oro. La difficoltà stava nell'accorgersene, impresa riuscita però alla perfezione a Bram Welten, 28 anni, che si è voltato per accertarsi di avere il suo più inesperto velocista a ruota, gli ha lanciato un urlaccio (di solito in questi casi è qualcosa tipo «Gooooooooooooooo!») e si è lanciato in un'accelerata letale per chiunque sperasse di rimontare su strade tanto strette e tortuose. Vince uno, vincono in due, vince una squadra.

LE FRASI DEL GIORNO

«Negli ultimi venti chilometri è stato un continuo essere in una lavatrice.»

Edoardo Affini, Visma Lease a Bike, capace di ripescare Olav Kooij come un calzino spaiato e trainarlo fin quasi alla vittoria (2° all'arrivo)

 

«È un velocista da scoprire, questo Milan Fretin?»
«È un velocista da far scoprire agli altri, noi lo conosciamo già.»

Roberto Damiani, direttore sportivo della Cofidis, confidando in un risultato migliore dell'11° posto finale del suo uomo di punta

 

«Cos'ha fatto Sinner?»

Giulio Ciccone, Lidl-Trek, interrogando l'inviata Giada Borgato prima che i suoi problemi diventassero altri (rimasto attardato da un problema meccanico, è rientrato sui migliori grazie al solito lavorone di Jacopo Mosca, il factotum della Lidl-Trek)

LA POSTA DEL GIORNO

Questa rubrica ospita le missive che ci arrivano da amici, collaboratori e lettori presenti di persona - beati loro - sulle strade del Giro. Ad ascoltarne i suoni, interpretarne i colori, gli odori. È uno spazio aperto a tutte e tutti, basta inviare via mail una foto, un testo scritto, un video o un vocale all'indirizzo ciclismoliquido@gmail.com

 

Il contributo di oggi ci è stato inviato da M. S. Santoro. Un'immagine dei carri di carnevale di Putignano addobbati per il passaggio del Giro d'Italia nella nostra città, ci ha scritto. Soggetto a interpretazioni ma nondimeno suggestivo il concetto di "lanciare un ricordo".

 

LA CANZONE DEL GIORNO

a cura di Filippo Cauz

 

Non poteva che finire in volata una frazione transitata da Polignano a Mare, luogo di nascita di colui che più di chiunque altro ha cantato l'idea di volare. Oggi al Giro si è parlato tanto di Domenico Modugno, e chi siamo noi di Un altro Giro per sottrarci a questo doveroso tributo?

 

In una giornata che ha visto il solo Muñoz osare qualcosa di fuori dagli schemi, il pensiero va al resto del gruppo, che ha preferito trascorrere la giornata placidamente a ruota in attesa del finale. Il Giro è lungo, queste tappe sono insidiose, ci sono tutte le ragioni per ostentare prudenza, ma l'augurio rimane sempre lo stesso: "Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!". Lo scrisse il poeta siciliano Lionardo Vigo Calanna a metà Ottocento, lo riprese Dario Fo, ma lo ricordiamo tutti per lo struggente canto di Modugno nella sua Malarazza, lanciato come in volata da un treno di percussioni.

 

IL POST DEL GIORNO

Non sappiamo se tra i pensieri che la solitudine ha fatto nascere oggi pomeriggio in Francisco Muñoz ci sia stato anche quello proposto ai corridori della Visma Lease a Bike: 100 uomini contro un gorilla, chi la meglio? Domanda poco dopo giustamente rettificata in: 100 Edoardo Affini contro un gorilla, chi ha la meglio?

 

 

 

L'INTERVISTA DEL GIORNO

Anche oggi "Chat, si gira!" ci trasporta dentro i bus delle squadre, nelle camere di albergo, ovunque i protagonisti della Corsa rosa abbiano a portata di mano il loro smartphone. La chiacchierata di oggi ha per protagonista Alessandro "Pinna" Pinarello della VF Bardiani.

 

Nato a Conegliano nel 2003, Pinarello è uno dei corridori più giovani al via della Corsa rosa. È ciclista professionista dal 2022, ma questo è il suo esordio assoluto al Giro d'Italia.

 

 

LE CLASSIFICHE

Ricapitoliamo, dunque. Mads Pedersen, quarto all'arrivo, ha conservato la maglia rosa. Alle sue spalle, un piccolo ma significativo cambiamento: con il terzo posto ottenuto sul traguardo volante di Ostuni, Primoz Roglič ha guadagnato altri 2 secondi su tutti i suoi avversari. Adesso ne ha 18 su Juan Ayuso, che in classifica generale è stato superato dal rampante Isaac Del Toro, suo compagno di squadra.

 

L'arrivo di domani a Matera, con uno strappetto niente male nel finale, potrebbe ulteriormente stuzzicare le fantasie di Roglič. Ma è molto più probabile che sia un affare tra velocisti resistenti. E sapete chi è il più forte dei velocisti resistenti? Sempre lui, la maglia rosa, Pedersen.

Ma prepariamoci tappa di domani nel modo migliore che conosciamo, ovvero consultando gli esperti dell'AltraMontagna e di FSC Italia, che come ogni giorno ci raccontano qualcosa in più sui monti e sugli alberi che vedremo o immagineremo lungo il percorso della quinta frazione del Giro.

LE MONTAGNE DI DOMANI

a cura di Andrea Barzagli

 

Dove inizia la montagna? Guardando al percorso della Tappa 5 del Giro d’Italia si direbbe che è ancora lontana, con l’arrivo a Matera, 400 metri sul livello del mare, come punto più alto previsto. Quei pochi tornanti in salita che la carovana affronterà non portano a niente di più di un’increspatura sulla piana del metapontino e della bassa Murgia

 

Eppure, sia la toponomastica che il sentire locale ci testimoniano che la percezione della montagna poco ha a che vedere con criteri fisici o geografici. La troviamo per esempio nel nome di Montescaglioso (365 metri di quota), al confine tra Puglia e Basilicata, o nell'appellativo che i pugliesi delle gravine hanno dato agli abitanti di Matera, coloro per poche decine di metri in più di quota sono considerati “i montanari”

 

Dove sta la montagna, al di là delle convenzioni, sembra quindi essere ancora una volta tutta una questione di prospettive. Prospettive che durante la tappa saranno ribaltate più e più volte, salendo dall’ampia piana del fiume Basento su fino a Bernalda, altro paese considerato “di montagna”, e poi a Matera con la sua gravina: un canyon che circonda la città e ne plasma l’aspetto, con pareti calcaree che cadono dalla Murgia circostante, a memoria del lento lavoro dell’acqua che le ha scavate. Siamo solo a 400 metri, ben al di sotto dei 600 di legge per dichiarare un territorio come “montuoso”: ma la “montanità” si sente, eccome. 

LE FORESTE DI DOMANI

a cura di FSC Italia

 

Come sapete, la carovana rosa domani si spingerà verso Matera. Noi però, in questo viaggio forestale virtuale, preferiamo concentrarci sull’inizio del percorso - e più precisamente a una decina di minuti in bici a est del centro abitato di Ceglie Messapica.

 

Secondo l’Elenco degli alberi monumentali tenuto e aggiornato dal Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf), qui infatti troviamo uno degli oltre 4.600 alberi monumentali censiti in Italia: la roverella del Bosco delle Montecchie.

 

Si tratta di un esemplare straordinario di Quercus pubescens (roverella), una quercia tipica della macchia mediterranea, con una circonferenza di 4,80 metri, un'altezza di circa 20 metri e un'età stimata di circa 500 anni. L'area in cui si trova questa roverella è aperta al pubblico e rappresenta una meta ideale per escursioni a piedi o in bicicletta, e offre l'opportunità di ammirare anche altri esemplari di flora tipica della macchia mediterranea.


L'Italia è ricca di alberi secolari che, per età, dimensioni o significato storico, vengono dichiarati "monumentali", ossia alberi ad alto fusto isolati o facenti parte di formazioni boschive naturali o artificiali, che possono essere considerati rari esempi di maestosità e longevità, per età o dimensioni, o di particolare pregio naturalistico, per rarità botanica e peculiarità della specie. 

la rubrica
Un altro Giro

A partire dal 9 maggio e per ogni tappa del Giro d'Italia 2025, Leonardo Piccione del magazine Bidon coordina un resoconto serale su L'AltraMontagna, per ricapitolare quanto accaduto nella Corsa rosa, ma anche le storie e dei territori che ruotano attorno ad essa. La redazione de L'AltraMontagna contribuirà quotidianamente con aneddoti e curiosità sui rilievi attraversati dal Giro, anche laddove la montagna (solo apparentemente) non esiste. Il tutto è possibile grazie a FSC Italia, che ci racconterà le foreste certificate in giro per la penisola: modelli di sostenibilità e mete da visitare. Dal 9 maggio al 1 giugno brindiamo ogni sera al ciclismo e alla montagna con... Un altro Giro!

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