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Sport | 22 maggio 2025 | 20:46

Un breve viaggio dove "la bicicletta è una cosa necessaria come le scarpe, anzi più delle scarpe"

Nel 1941, il trentatreenne Giovannino Guareschi partì per un "giretto" in bicicletta tra Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto. Le sue peripezie a pedali diventarono un reportage per il Corriere della Sera, ma soprattutto contribuirono a formare l'immaginario del "Mondo piccolo", la fortunata serie di racconti che lo rese uno degli autori italiani più popolari del secolo. Negli scritti di Guareschi, la bicicletta ha un ruolo simbolico di primo piano: non è soltanto un mezzo di trasporto, ma la pianura stessa. Il Giro è transitato nella Bassa: vince Olav Kooij tra montagne allo stesso tempo vicine e lontane

Nel 1941, il trentatreenne Giovannino Guareschi partì per un "giretto" in bicicletta tra Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto. Le sue peripezie a pedali diventarono un reportage per il Corriere della Sera, ma soprattutto contribuirono a formare l'immaginario del Mondo piccolo, la fortunata serie di racconti che lo rese uno degli autori italiani più popolari del secolo. Negli scritti di Guareschi, la bicicletta ha un ruolo simbolico di primo piano: non è soltanto un mezzo di trasporto, ma la pianura stessa.

 

«Nella Bassa la bicicletta è una cosa necessaria come le scarpe, anzi più delle scarpe perché mentre uno anche se non ha le scarpe ma ha la bicicletta può andare tranquillamente in bicicletta, uno che ha le scarpe ma non ha la bicicletta deve andare a piedi».

Non c'era verso che la dodicesima tappa del Giro 2025, con una seconda parte ambientata interamente nella Bassa, sfuggisse ai ciclisti più affini alla pianura, i velocisti. Una delle prime inquadrature della giornata, quando ancora il gruppo pedalava nel verde del medio Appennino reggiano, sembrava in effetti richiamare la locandina di un film intitolato come un avvertimento per gli eventuali fuggitivi di giornata: Mission: Impossible.

Nonostante questo, erano in tre a provarci: Andrea Pietrobon della Polti-VisitMalta, Giosuè Epis dell'Arkea e Manuele Tarozzi della Bardiani, quest'ultimo primo classificato su entrambe le salitelle piazzate nella metà iniziale del percorso e soprattutto protagonista di un inedito faccia a faccia nei chilometri successivi, quando l'attenzione dei più era già rivolta all'attraversamento di Brescello, la località diventata famosa per aver ospitato gli adattamenti cinematografici dei racconti di Guareschi:

La fuga dei tre italiani si esauriva poco oltre Brescello, quando il gruppo riacchiappava anche l'ultimo superstite del trio. Pietrobon faceva in tempo a togliersi lo sfizio di tagliare per primo la linea del traguardo di Viadana - ma senza alzare le braccia, c'era ancora un giro di circuito da coprire). Dopodiché, in una delle capitali italiane del rugby era era tutto pronto per l'equivalente ciclistico di una mischia: la volata

 

IL PERSONAGGIO DEL GIORNO

a cura di Filippo Cauz

 

Una volata che è andata liscia fino all'ultimo chilometro e poi si è risolta per una geniale improvvisata. Erano venti chilometri che le squadre dei velocisti erano compatte, prevalentemente in testa al gruppo, alternandosi solo per via di qualche rotonda. Sembrava una staffetta 4x400, con i treni dei vari colori, alcuni sgargianti e diversissimi altri quasi indistinguibili tra loro, allineati l'uno di fianco all'altro.

 

In queste circostanze c'è una divisa che spicca più di tutte, quella gialla dei corridori della Visma, che poco prima dei due chilometri dal traguardo si trovavano a risalire il gruppo nel modo più congeniale a Wout van Aert ma forse un po' meno abituale per il primo vagone del trenino giallo, Edoardo Affini: praticamente sull'erba.

Una smarcatura decisiva a centrocampo, che però non sarebbe stata sufficiente se non fosse intervenuta l'abilità del centravanti a finalizzare l'azione. Mancava un chilometro all'arrivo quando, sotto il cartello d'ingresso a Viadana, Affini lasciava al vento Wout van Aert. Troppo lontano. Difatti a Van Aert toccava ora procedere in progressione, anziché lanciare una vera e propria volata a Olav Kooij: la situazione ideale per chi vuole anticipare la propria mossa e vincere uscendo dalla seconda fila.

Così sarebbe andata, se il velocista della Visma, celebre per lo splendido soprannome di "Ghepardo di Numansdorp", non avesse avuto la capacità di prendere in una frazione di secondo la decisione giusta, saltando dalla ruota di Van Aert a quella di Van Uden intorno ai 250 metri dal traguardo.

 

Un gesto più sensitivo che istintivo: Kooij è riuscito a percepire un movimento nel campo visivo alla sua sinistra, quindi si è voltato fugacemente per controllare che fosse la ruota buona - una ruota migliore di quella del suo compagno davanti - infine a scartare di lato e accodarsi a Van Uden prima che lo facesse qualcun altro. Tutto questo mentre pedalava a settanta all'ora.

A Kooij a questo punto non rimaneva che spingere la palla in rete e abbracciare l'assistman, o sarebbe meglio dire l'autore del pre-assist, perché oggi l’ultimo passaggio gliel'ha fatto… un avversario.

LA FRASE DEL GIORNO

«Sono riuscito a far reinfilare Kooij alla mia ruota, poi ho fatto una tirata alla morte fino all’ultimo chilometro e poi ho cominciato a battere in testa.»

Edoardo Affini, Visma Lease a bike, battendo il nuovo record di espressioni del gergo ciclistico infilate nella stessa frase

LA POSTA DEL GIORNO

Questa rubrica ospita le missive che ci arrivano da amici, collaboratori e lettori presenti di persona - beati loro - sulle strade del Giro. Ad ascoltarne i suoni, interpretarne i colori, gli odori. È uno spazio aperto a tutte e tutti, basta inviare via mail una foto, un testo scritto, un video o un vocale all'indirizzo ciclismoliquido@gmail.com. Anche questo contributo ci è stato inviato da Michele Pelacci:

 

Molto dopo la fine della tappa - dopo aver tirato la volata vincente a Van Aert e Kooij, firmato un centinaio di autografi, abbracciato ogni persona che gridava il suo nome nella nativa Bassa lombarda - Edoardo Affini finalmente se ne va.

LA CANZONE DEL GIORNO

a cura di Filippo Cauz

 

Inizialmente, quando fu voluta dal console romano Marco Emilio Lepido, la Via Emilia doveva collegare Piacenza a Rimini. Tutti i colonizzatori costruiscono strade e i romani, tra i massimi esponenti del colonialismo, eccellevano nell'arte viabilistica. Ciò che non era previsto era che questa strada plasmasse un'identità, che dall'Emilia ha travolto l'intera Pianura Padana, facendone un monumento universale all'asfalto. Sarà per questo che, quando il Giro arriva in Emilia, spunta sempre qualcuno che vuole rendere omaggio al titanico sforzo, lanciandosi in qualche fuga senza speranza. Affrontando la vita, e la strada, a muso duro.

 

Difficilmente Epis, Pietrobon e Tarozzi avranno pensato a Pierangelo Bertoli mentre attraversavano la sua città natale, Sassuolo, al chilometro 19 della tappa odierna. Se lo avessero fatto, però, avrebbero trovato soltanto motivazioni ulteriori per insistere nella loro nascente fuga. Un cantante che dell'ostinazione e della coerenza ha fatto prima uno stile di vita e poi una poetica. E non esiste brano più adatto per riassumere tutto ciò, ricordarlo, e ripartire, con lo sguardo dritto e aperto nel futuro.

L'INTERVISTA DEL GIORNO

"Chat, si gira!" è la rubrica che ci trasporta dentro i bus delle squadre, nelle camere di albergo, ovunque i protagonisti della Corsa rosa abbiano a portata di mano uno smartphone. La chiacchierata di oggi ha per protagonista Matteo Moschetti della Q36.5. Ventotto anni, Moschetti è un velocista abituato a disputare i suoi sprint senza il tradizionale "treno". In questa stagione, prima del Giro, ha vinto 4 volate, tra cui quella ritenuta la più veloce della storia (all'AlUla Tour, a oltre 80 km/h).

 

 

 

LE CLASSIFICHE

Ricapitoliamo, adesso. Nella classifica di tappa, Olav Kooij ha preceduto Casper van Uden e Ben Turner. La classifica generale resta immutata, eccezion fatta per i 2 secondi guadagnati dal solito effervescente Del Toro grazie a un terzo posto nel traguardo volante con abbuoni. Adesso il suo vantaggio su Ayuso è di 33''.

 

Domani, l'arrivo pendente di Vicenza escluderà dalla contesa i velocisti puri. Dovrebbe essere un affare per classicomani, categoria della quale il Giro 2025 può vantare due tra i massimi esponenti mondiali: Mads Pedersen e Wout van Aert. Il pronostico non è squilibrato a favore del danese, come sarebbe stato a inizio Giro: Van Aert adesso galoppa e, dopo un giorno al servizio della squadra, domani vorrà rimettersi in proprio.

Ma prepariamoci a quel che sarà tra meno di ventiquattr'ore nel modo migliore che conosciamo, ovvero consultando gli esperti dell'AltraMontagna e di FSC Italia, che ci raccontano qualcosa in più sui monti e sugli alberi che vedremo o immagineremo lungo il percorso della frazione numero 13 del Giro.

LA MONTAGNA DEL GIORNO DOPO

a cura di Pietro Lacasella

 

A guardare il profilo altimetrico, la Rovigo-Vicenza offre una percezione pianeggiante. A dire il vero, però, la regolarità della pianura veneta, caratterizzata da un ripetitivo susseguirsi di paesi, capannoni industriali e campi, verrà costantemente alterata da netti saliscendi collinari. Dopo le prime rampe euganee, i ciclisti saranno proiettati sui colli Berici, dove incontreranno un ritmico intervallarsi di salite e discese. Su e giù fino a Vicenza, dove un ultimo strappo porterà al Santuario della Madonna di Monte Berico, nei pressi del quale è stato posto l’arrivo.

 

La realizzazione della chiesa è connessa a due apparizioni mariane, avvenute in anni profondamente segnati dalla peste, a cui avrebbe assistito Vincenza Pasini, contadina del paese di Sovizzo. La prima apparizione è avvenuta nel 1426, mentre la seconda nel 1428: in entrambe, la Madonna avrebbe chiesto la costruzione di una chiesa a lei dedicata. Il Comune accolse l’invito e, stando alle cronache del tempo, dopo la realizzazione di un sacello l’epidemia di peste in breve si attenuò fino a cessare.

 

Il Santuario ha oggi un aspetto diverso rispetto a quello originario: il suo sembra quasi uno sviluppo “a matrioska", che si rispecchia in un alternarsi di stili architettonici differenti che vanno dal gotico al barocco. Lungo la salita che conduce al Santuario, nel 1780 furono realizzati - su progetto di Francesco Muttoni - dei portici al fine di agevolare l’accesso dei pellegrini. 

 

Ancora oggi, a Monte Berico (che a dispetto del nome è alto appena 124 metri), si recano ogni anno migliaia di fedeli. Un pellegrinaggio religioso che, con l’arrivo del Giro, verrà integrato da un altrettanto appassionato pellegrinaggio sportivo.

LA FORESTA DEL GIORNO DOPO

a cura di FSC Italia

 

Esistono stereotipi riferiti ai boschi? Certo che sì! Uno dei più frequenti è che spesso associamo la loro presenza a luoghi ben definiti e “alti”, come colline e montagne, che sono nel nostro immaginario verdi per definizione. La pianura è invece il luogo dell’industria e della coltivazione. 

 

Ma in tempi antichi anche la Pianura Padana era un’enorme foresta, dove specie come la farnia, l'olmo, il pioppo nero, il carpino bianco e il cerro dominavano; queste formazioni erano complesse, caratterizzate da un denso strato arbustivo e un ricco strato erbaceo e nel tempo sono scomparse a causa principalmente della riconversione dei terreni (strappati alle paludi, bonificati o deforestati per essere coltivati), e dell’espansione dei centri abitati. Ora solo piccoli lembi sparsi ci ricordano di quando anche qui “era tutto bosco”.

 

Ci furono però anche iniziative per conservare le foreste di pianura (ma anche di montagna): ad esempio, nel 1475 la Repubblica di Venezia promulgò una legge che dichiarava inalienabili e indivisibili tutti i boschi e i beni comunali, vietando il pascolamento eccessivo e i tagli abusivi. Questa normativa mirava a preservare le risorse forestali per le generazioni future (ed anche quelle presenti, visto che molto legname veniva impiegato nella fabbricazione di carene, fasciame e remi delle navi che solcavano i mari per conto della Serenissima), introducendo così i principi di gestione sostenibile ben prima della loro ufficiale definizione.

la rubrica
Un altro Giro

A partire dal 9 maggio e per ogni tappa del Giro d'Italia 2025, Leonardo Piccione del magazine Bidon coordina un resoconto serale su L'AltraMontagna, per ricapitolare quanto accaduto nella Corsa rosa, ma anche le storie e dei territori che ruotano attorno ad essa. La redazione de L'AltraMontagna contribuirà quotidianamente con aneddoti e curiosità sui rilievi attraversati dal Giro, anche laddove la montagna (solo apparentemente) non esiste. Il tutto è possibile grazie a FSC Italia, che ci racconterà le foreste certificate in giro per la penisola: modelli di sostenibilità e mete da visitare. Dal 9 maggio al 1 giugno brindiamo ogni sera al ciclismo e alla montagna con... Un altro Giro!

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